giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Bruno Degasperi
Le due sinistre, ieri e oggi,
e il compito del Partito Socialista
Pubblicato il 07-03-2017


Bene ha fatto il nostro Direttore Mauro Del Bue ad insistere sull’importanza che ha il recupero della verità storica sulla sinistra italiana. Che non è mai stata un monolite, ma è stata attraversata per il tutto il Novecento da un dualismo che storiograficamente viene identificato con le “due sinistre”, l’una riformista, l’altra rivoluzionaria e massimalista. Su questo tema merita di essere ancora una volta citato uno dei più bei libri scritti su questo tema negli ultimi anni: “Gramsci e Turati: le due sinistre”, di Alessandro Orsini (Ed. Rubbettino). In questo agile saggio Orsini contrappone efficacemente la pedagogia riformista, tollerante, pacifista, pragmatica di Filippo Turati a quella intollerante, violenta, ideologica di Antonio Gramsci, così come di una parte dello stesso Partito Socialista (da Labriola a Lazzari). Il riformismo di Turati ha portato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento a conquiste importanti per i lavoratori: l’aumento dei salari, la riduzione della giornata lavorativa, l’ampliamento dell’accesso all’istruzione, l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, le leggi per la protezione del lavoro di donne e fanciulli. Non ci sono pervenute conquiste sociali ottenute dai parolai massimalisti e rivoluzionari.

Da queste opposte concezioni si possono far discendere le radici culturali delle due sinistre, ed è un bene ricordarlo in fasi storiche come quella che stiamo vivendo, nella quale vi è chi si definisce “socialista”, da Enrico Rossi a Walter Veltroni, ma dimentica del tutto che non ci si può definire tali inserendo nel proprio “pantheon” Gramsci e Berlinguer e omettendo leader politici della statura di Filippo Turati, Giacomo Matteotti, Giuseppe Saragat, Pietro Nenni. E’, semplicemente, una “frode” storica ed ideale a cui è un dovere ribellarsi.

Interrogarsi oggi sulle due sinistre vuol dire assumersi la responsabilità di definire quale sinistra vuole interpretare in questa nostra epoca il Partito Socialista. Lo abbiamo detto più volte: non basta dire che la storia ci ha dato ragione, che Turati aveva ragione e Gramsci aveva torto, dobbiamo sforzarci di proiettare questa ragione nel presente e nel futuro degli italiani. Verremmo meno all’eredità ideale e politica di cui siamo portatori se non ci assumessimo questo onere. Turati diceva che i socialisti dovevano tenere “i piedi sulla terra, in mezzo ai dolori, ai bisogni, alle esperienze di ogni giorno” e anche oggi noi siamo chiamati a questo.

Per questo in prossimità del Congresso Nazionale del nostro Partito mi permetto di declinare alcune sintetiche osservazioni, che possano contribuire a questo “compito per il futuro” a cui ho accennato, senza altra pretesa di quella di portare un piccolo contributo al dibattito. Ritengo infatti che le questioni cardine su cui il Partito Socialista sia chiamato ad esprimersi siano quelle relative al lavoro, all’istruzione, ai diritti civili.

Lavoro. Da Grillo al PD si fa un gran discutere di sussidi, dal reddito di cittadinanza al lavoro di cittadinanza (idea che Renzi forse ha copiato da Vendola governatore della Puglia). Quasi ignorando, pare, che nei paesi in cui esiste un sistema di sussidi come quello ipotizzato non c’è una disoccupazione giovanile al 40,1%! Ci si dovrebbe preoccupare non di garantire rendite più o meno parassitarie ma di creare le condizioni per incrementare l’occupazione. Per questo servirebbero interventi strutturali e risorse per agire su alcuni fronti: la riduzione del costo del lavoro, l’allineamento della formazione scolastica con le richieste produttive nazionali ed internazionali, la promozione di politiche attive del lavoro che si avvicinino a quelle vigenti in altri paesi europei.

Istruzione. L’allineamento della formazione scolastica con le richieste produttive non deve essere inteso come una volontà di appiattimento della formazione dei giovani esclusivamente su competenze tecnico-professionali. La scuola deve formare cittadini, teste libere e pensanti, non solo lavoratori. Un giovane tornitore ha lo stesso diritto di un liceale di avere l’opportunità di leggere una pagina di Voltaire. Gli Istituti professionali vanno rafforzati nell’offerta formativa e nella modernità degli strumenti e delle strutture a loro disposizione, ma anche i programmi vanno incrementati nelle materie che consentano ad un lavoratore di essere anche un uomo capace di utilizzare strumenti cognitivi adeguati per guardare criticamente al mondo e alla realtà che lo circonda.

Diritti civili. Il socialismo è libertà o non è: ce lo ha insegnato per primo, pagando con la sua stessa vita, Carlo Rosselli. Oggi quel motto va declinato nella promozione di spazi di libertà per i cittadini, a partire dalla condizione dei detenuti nelle carceri italiane per arrivare al testamento biologico. I diritti civili non sono questioni che riguardino solo delle minoranze, ma sono il termometro dello stato di salute di una civiltà.

Solo pochi spunti, in attesa di un confronto più ampio e approfondito.

Bruno Degasperi
Vicesegretario PSI Trentino

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