sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Cina: pil 2017 al ribasso.
Solo + 6,5%
Pubblicato il 06-03-2017


economia-cinaLi Keqiang, nel suo quarto discorso basato sul Work Report del Governo fatto davanti al Parlamento cinese riunito in seduta comune, con un discorso molto realistico, ha pronunciato le previsioni di crescita economica per il 2017. Per il premier cinese l’obiettivo di crescita si fermerebbe a +6,5% con una ottimistica possibilità di raggiungere cifre più alte.

Nel quadro generale dominato dall’incertezza economica e politica, la Cina è alle prese con problemi strutturali irrisolti.

Durante una affollata conferenza stampa, dalla portavoce della Sessione Plenaria del Parlamento, Fu Ying, si è appreso dell’aumento del 7% del budget della Difesa, in flessione ma pur sempre in misura consistente. Anche se l’incremento della spesa non è stato a due cifre come il ritmo mantenuto nell’ultimo quarto di secolo. Per Fu Ying è comunque una cifra adeguata e idonea a proteggere gli interessi cinesi.

Successivamente il primo ministro Li Keqiang, durante il suo discorso in Parlamento, ha promesso un maggiore sostegno per l’esercito compreso il rafforzamento delle difese marittime ed aeree. Anche se nel Work Report era assente il dettaglio della spesa militare, il premier cinese ha sottolineato ampiamente la salvaguardia della difesa e della sovranità. Il capitolo di spesa della difesa non è stato incluso in bilancio con le stesse modalità praticate fino all’anno scorso, nonostante le promesse di trasparenza sullo stesso argomento. Li Keqiang ha sostenuto che comunque la riforma della difesa verrà proseguita. Sono note le dispute territoriali nel Mar Cinese Orientale, nel Mar Cinese Meridionale e sul fronte Taiwan che la Cina rivendica come propria in nome del principio dell’Unica e sola Cina. Da questi motivi e da un senso di insicurezza nasce l’obiettivo di rafforzare la difesa per mare e per terra in nome della salvaguardia della stabilità e della pace internazionale.

Lo scorso anno, la cifra in bilancio stanziata per la difesa è stata pari a 954,35 miliardi di yuan (138,4 miliardi di dollari Usa). La cifra fu ampiamente analizzata nonostante la sproporzione esistente con gli Usa che spendono quattro volte rispetto alla Cina. Per il 2017 Donald Trump sta pensando ad un aumento del 10 per cento della spesa militare statunitense.

I dettagli della spesa militare cinese sono stati affidati al documento di budget diffuso in occasione del rituale Discorso alla Nazione del 5 marzo del premier Li Keqiang nella Great Hall of People. Ma la percentuale di incremento della spesa per la difesa cinese nel 2017 era già cosa nota: quell’incremento del 7% pari all’1,3% dell’intero output cinese.

La spesa cinese raddoppierà comunque tra il 2010 e il 2020, raggiungendo i 233 miliardi di dollari Usa all’anno. Se nel piano ci sono i salari delle truppe, ai quali vanno sottratti quelli dei 300mila addetti tagliati da Xi Jinping con la riforma, restano fuori le voci per acquisto di armi, ad esempio.

La Cina sta adottando una politica di modernizzazione che canalizza la spesa verso determinati obiettivi, in primis sulla Marina, considerata un asset strategico per la difesa della sovranità di diritti e interessi cinesi nei Mari del Sud della Cina, dalle dispute con i vicini e dalle interferenze statunitensi, basti pensare che la corazzata americana Vinson ha appena finito di pattugliare l’area, sfidando l’irritazione di Pechino.

La politica estera ha fatto la parte del leone nella conferenza stampa, dal corridoio pachistano che inquieta l’India (e che minaccia di non partecipare al Summit Brics che si terrà in Cina) al ruolo della Cina nella governance mondiale. A qualche giornalista che chiedeva lumi al riguardo, Fu Ying ha risposto con una dose di senso umoristico: “Capisco, siete preoccupati che la Cina possa diventare un Paese di livello mondiale”.

Di fatto, c’è più di una spina nel fianco cinese, dal Thaad, il sistema di difesa satellitare che vede la Corea in primo piano, a proposito del quale il generale di Nanchino Wang Hongguang, all’inaugurazione della Conferenza consultativa, ha detto : “Se il Thaad dovesse minacciare Taiwan, la Cina invaderà l’Isola per difenderla”. C’è anche la Spada della Corea del Nord. Pyongyang non perde occasione per tirar dentro Pechino nelle sue manovre da guerra fredda.

Nella notte di sabato i cronisti sono stati buttati giù dal letto per andare a incontrare dalla strada, da dietro le inferriate dell’ambasciata nordcoreana a Pechino alle 3, il presunto assalitore (poi scagionato) di Kim Jong Nam, fratello di Kim Jong Un, un chimico nordcoreano che rifiuta ogni attribuzione di responsabilità. Intanto, i malesi l’hanno detenuto. Una volta scagionato e sulla via di casa, ha fatto tappa a Pechino dove ha urlato la sua innocenza sull’attacco in aeroporto del 13 febbraio a Kuala Lumpur.

In tutto questo marasma il petroliere Rex Tillerson, ottimo amico di Vladimir Putin, nominato ministro degli Esteri da Donald Trump, prepara per la fine del mese una visita in tutta l’Asia, dalla Corea, al Giappone alla Cina. In vista di un possibile incontro tra Xi Jinping e Trump, negli Usa, in aprile.

L’incontro tra i due premier sarà molto probabilmente di grande importanza storica considerato che Donald Trump è fautore di una politica protezionista mentre Xi Jinping è sostenitore della globalizzazione.

Salvatore Rondello

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