sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

La bussola della sinistra. Congresso del Psi
Pubblicato il 18-03-2017


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“La sinistra che vorrei è alternativa alla sinistra che c’è”. Sono le parole con cui il segretario della Federazione romana Loreto Del Cimmuto ha aperto il Congresso straordinario. Ai partecipanti ai lavori è giunto il messaggio del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni assieme a quello dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Subito dopo l’intervento del segretario Riccardo Nencini.

E’ stato ricordato Filippo Turati e la sua profezia: “Ond’è che quand’anche voi aveste impiantato il partito comunista e organizzati i Soviet in Italia, se uscirete salvi dalla reazione che avrete provocata e se vorrete fare qualche cosa che sia veramente rivoluzionario, qualcosa che rimanga come elemento di società nuova, voi sarete forzati, a vostro dispetto – ma lo farete con convinsione, perché siete onesti – a ripercorrere completamente la nostra via, la via dei social-traditori di una volta; e dovrete farlo perché essa è la via del socialismo, che è il solo immortale, il solo nucleo vitale che rimane dopo queste nostre diatribe”.

Il Psi ha aperto i lavori del proprio congresso straordinario leggendo l’intervento di Filippo Turati al congresso di Livorno del 1921. Turati disse: “IIo non ci sarò più, ma la mia profezia è questa. Chi pensa che in Italia si possano creare i soviet dovrà prima o poi percorrere la strada del socialismo, quelli che oggi vengono bollato come ‘socialtraditori'”.

Il congresso è cominciato con la relazione del segretario Riccardo Nencini, unico candidato per alla segreteria. Nencini definisce “una storia falsa” la ricostruzione di Walter Veltroni della sinistra italiana. “E’ una ricostruzione – dice Nencini – da cappello d’asino, da bocciatura in quinta elementare. E’ un errore la narrazione che ha reso la sinistra italiana un accidente, tutti obliterati meno Berlinguer. E’ un errore considerare un solo partito portatore di valori. E’ un errore, sempre lo stesso, deformare la storia come nelle immagini scattate dal fotografo di Stalin. Un errore avere tergiversato 20 anni prima di aderire alla casa socialista europea preferendo scorciatoie. Un errore avere usato il giustizialismo e la giustizia come gogna mediatica”. Con queste parole il segretario del Partito socialista italiano, Riccardo Nencini ha aperto i lavori del Congresso straordinario del Psi a Roma.

“C’è bisogno di una dose di riformismo da cavallo perché l’ascensore sociale c’è, ma solo verso il basso, perché la disuguaglianza è cresciuta di fianco alla povertà, perché il mondo degli esclusi si è allargato”, ha ricordato Nencini riferendosi alla situazione di disagio in cui versa il nostro Paese. Proprio per questo ha sottolineato che “esistono ormai tre società: dipendenti pubblici e privati protetti, autonomi ed…esclusi”. Assistiamo alla “crisi del ceto medio e mancanza di futuro produce insofferenza, paura, ricerca dell’uomo forte”. Andandi a ritroso Nencini ricorda come questa sia “una fase storica simile al periodo post belle epoque. Allora fu la guerra a rompere il ciclo, oggi la crescente povertà figlia della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica”. E Nencini invita il socialismo europeo a convocare un congresso straordinario Pse per darsi una bussola. Armamentario ideologico e slogan del 900 non sono più utilizzabili”. “C’è una società esclusa”, che ha bisogno di una tutela ed è anche quella composta da professionisti e laureati.

“Destra e sinistra si distinguono sulla capacità di includere gli esclusi e sulla differenza tra società e individualismo”.

Sul Partito il segretario del Psi ha evidenziato: “Noi abbiamo sostenuto lealmente il Governo Renzi, di cui noi abbiamo apprezzato il vigore, ma il nostro sostegno non è mai stato silenzioso”, Nencini ha anche criticato Renzi perché la “campagna referendaria non bisognava personalizzarla”,

Sul governo Gentiloni un sostegno “fino a scadenza elettorale del 2018, ma senza perdere tensione su riforme importanti, a cominciare dalle misure anti povertà e per il rilancio dell’economia”.

Sempre sul Psi Nencini ha evidenziato che “saremo un piccolo partito, ma eretico e sempre attivo a tirare la giacca”, dicendosi “contrario al reddito di cittadinanza, ma favorevole a misure di sostegno alla famiglia”, anzi a “diverse tipi di famiglie”. Così come occorre un sostegno intelligente alla natalità “un sostegno alla francese”, che accompagni e aiuti le famiglie anche dopo aver avuto un figlio.

Sui voucher é stato a suo avviso “un errore averli cancellati, perché andavano regolamentati riportandoli alla proposta Biagi, un nostro compagno di cui domani ricorre l’anniversario della morte”.

Sui compensi pubblici poi ha chiesto: “Non è importante sapere quanto guadagni un privato, ma quanto prende un manager pubblico soprattutto se in azienda ci sono disparità”.

“Serve istruzione e innovazione” e noi vogliamo “ripartire dalle basi, dal merito, con la garanzia di far partire tutti dallo stesso punto”.

Sulla privatizzazione, come ministro dei Trasporti, dice: “Queste non sono utili se riguardano settori strategici e utilità pubbliche”, come le Ferrovie o le poste”.

Dentro la lettura di ciò che deve essere la sinistra, si riscontrano, a giudizio di Nencini, difficoltà simili in tutti i socialisti europei

“Su europeismo e antieuropeismo si giocano le prossime elezioni, ma il futuro delle generazioni a venire sono i valori della storia europea con il Welfare da salvare in una società multiculturale”.

Per quanto riguarda la sinistra democratica in casa nostra “Il Pd scelga la strada da battere, Orlando pensa a tenere assieme tutta la sinistra, Franceschini pensa a un accordo tra sinistra e moderati, Emiliano non esclude di coinvolgere Grillo, Aspettiamo che Renzi dica la sua”

“In Italia una coalizione di governo tra le sinistre è la strada maestra, l’alternativa è una coalizione con Forza Italia, un’errore tattico gravissimo. Un fronte europeista che va da Pisapia ai popolari per creare uno schieramento comune”, questo serve, dice Nencini e specifica: “L’alternativa all’Italia della ragione e della speranza, é costituita dal rischio di un governo grillino con Lega e la destra di Giorgia Meloni”.

“Noi socialisti ci siamo: siamo 81 sindaci, una rete di due migliaia di amministratori, circa 22mila iscritti e la nostra Pia Locatelli vice presidente dell’Internazionale socialista”, ha concluso il segretario del Psi e “di tutti i partiti nati dagli anni novanta in poi noi siamo rimasti in piedi e siamo ancora qui, dopo 125 anni”.

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Commenti all'articolo
  1. Nell’aprire il Congresso straordinario, il Segretario della Federazione romana dice “La sinistra che vorrei è alternativa alla sinistra che c’è”, e si tratta indubbiamente di parole abbastanza illuminanti, anche se sarebbe interessante conoscere il resto del ragionamento, ossia il modello di sinistra che si vorrebbe veder realizzato, o al quale si aspirerebbe.

    Ma del resto anche il Segretario non pare affatto entusiasta di una sinistra portata a “considerare un solo partito portatore di valori”, un partito che è stato peraltro sempre lontano, se non ostile, rispetto alla concezione politica turatiana, ricordata molto opportunamente dal Segretario e i cui proseliti venivano giustappunto bollati e apostrofati come “social traditori’”.

    Se in detta sinistra “c’è bisogno di una dose di riformismo da cavallo”, significa, a mio modesto parere, che le differenze e le distanze sono ancora piuttosto grandi, e non so quanto colmabili, tra tale parte della sinistra e quella di tradizione turatiana, e con siffatte premesse non vedo francamente come si possa convenire e convergere sull’idea che “In Italia una coalizione di governo tra le sinistre è la strada maestra”.

    Non metterei da ultimo in contrapposizione “società e individualismo”, lasciando quest’ultimo nelle mani della sola “destra”, che ne sarebbe l’unica rappresentante stando a quanto qui leggiamo, perché una certa dose di individualismo può stimolare iniziativa, talento, imprenditorialità…, ossia doti che possono tornare a loro volta utili all’intera società, secondo la logica del riconoscere i meriti, e soddisfare nel contempo i bisogni, maturata negli anni Ottanta in casa socialista (e che dovremmo tenerci ancora stretta).

    Paolo B. 18.03.2017

  2. Nell’aprire il Congresso straordinario, il Segretario della Federazione romana dice “La sinistra che vorrei è alternativa alla sinistra che c’è”, e si tratta indubbiamente di parole abbastanza illuminanti, anche se sarebbe interessante conoscere il resto del ragionamento, ossia il modello di sinistra che si vorrebbe veder realizzato, o al quale si aspirerebbe.

    Ma del resto anche il Segretario non pare affatto entusiasta di una sinistra portata a “considerare un solo partito portatore di valori”, un partito che è stato peraltro sempre lontano, se non ostile, rispetto alla concezione politica turatiana, ricordata molto opportunamente dal Segretario e i cui proseliti venivano giustappunto bollati e apostrofati come “social traditori’”.

    Se in detta sinistra “c’è bisogno di una dose di riformismo da cavallo”, significa, a mio modesto parere, che le differenze e le distanze sono ancora piuttosto grandi, e non so quanto colmabili, tra tale parte della sinistra e quella di tradizione turatiana, e con siffatte premesse non vedo francamente come si possa convenire e convergere sull’idea che “In Italia una coalizione di governo tra le sinistre è la strada maestra”.

    Non metterei da ultimo in contrapposizione “società e individualismo”, lasciando quest’ultimo nelle mani della sola “destra”, che ne sarebbe l’unica rappresentante stando a quanto qui leggiamo, perché una certa dose di individualismo può stimolare iniziativa, talento, imprenditorialità…, ossia doti che possono tornare a loro volta utili all’intera società, secondo la logica del riconoscere i meriti, e soddisfare nel contempo i bisogni, maturata negli anni Ottanta in casa socialista (e che dovremmo tenerci ancora stretta).

    Paolo B. 18.03.2017

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