martedì, 23 maggio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UNA COMUNITA’ NEL RISPETTO
Pubblicato il 19-03-2017


necini chiusura

Si è concluso il Congresso straordinario del Partito socialista italiano. Riccardo Nencini  è stato riconfermato segretario del Psi a larghissima maggioranza. Tre i voti contrari e nessun astenuto.“Dirò delle cose – ha detto prendendo la parole dopo il voto che lo ha nuovamente portato a guidare il Partito – che non o detto ieri. Ma sono cose che in chiusura devo dire. Siamo nel 2017 e dal Congresso di Venezia del 2013 portiamo avanti le stesse proposte. Avevamo in quella sede già individuato le ragioni della crisi della sinistra continentale. Lo avevamo detto 4 anni fa. E quello che avevamo detto si è verificato”. E si chiama populismo. “Inutile augurarsi che la Raggi governi male. Questo non avrà affetto sul consenso: i populismi continueranno ad avere successo e voti. Ecco perché dobbiamo riconvocare a Milano una rilettura dei meriti e dei bisogni. Ma gli strumenti di 35 anni fa non vanno più bene. Vanno rivisti. Ci sono – ha continuato – 4 nodi che saranno davanti a noi. L’Alitalia è il primo nodo. Prima di licenziare bisogna vedere dove si produce la perdita. Le altre aziende oggi assumono, da noi si licenzia. Secondo tema i voucher: se il decreto che votiamo per abolirli non prevede una soluzione alternativa dico che sarà un decreto che non va votato. Bisogna trovare uno strumento per non ricadere nel nero”.

Il terzo punto è la manovra. Voglio ringraziare il Presidente Gentiloni che guarda con attenzione a noi. Vediamo quanto compre la tassazione sul gioco d’azzardo. Lì bisogna intervenire con l’aumento della tassazione. Ultimo punto: l’Europa. Sono 60 anni di Europa. Abbiamo usato tutti lo stesso linguaggio, serve il coraggio e le ragioni che si ebbero allora. La Ue nacque sul carbone e l’acciaio ma sotto, ancor prima di questo, c’era una ragione politica: questa era il creare una barriera allo stalinismo sovietico. Oggi non vi è più questo pericolo ma ve ne è un altro, quello di presidiare le forntiere dai populismi. I governi fascisti, ricordiamolo, sono arrivati grazie a voti popolari. Vedi l’Italia e la Germania. Ecco perché non va sottovalutato quello che potrà succedere. Potrebbe esserci un accordo parlamentare successivo al voto tra Meloni, Lega e 5 Stelle. E loro usano lo stesso linguaggio del 1920-21”.

Infine Nencini è tornato sulle questioni interne al Partito. “Questo congresso – ha detto – è stato indetto per 2 motivi. Siamo stati per sei mesi legati al lavoro degli avvocati, che voglio ringraziare. Una rilettura del post 4 dicembre la avremmo fatta senza un congresso. Ma è stato necessario questo appuntamento per rimettere in ordine una comunità. In questi mesi mi sono preso molti insulti. Ma io non farò lo stesso. Ma non si può consentire a Bobo Craxi di dire che questo Congresso sia una farsa. Questo congresso non è una farsa e per rispetto al suo cognome mi fermo qui”.

“In ultimo un augurio. Lo faccio a noi. Inizia una fase complicata. Un tracciato oggi lo abbiamo stabilito con l’obiettivo di tornare in tante amministrazioni comunali. A Bari a giugno festeggeremo i 125 anni del partito, ma sarà tutto tranne che un ricordo. Bari deve servire per capire cosa si possa aggiungere ai deliberati congressuali”. Infine un appello ai compagni affinché tengano i congressi per “fare le cose in continuità e per darsi una regola”.


Al termine del congresso è stato nominato:

Il Consiglio Nazionale

La Commissione Nazionale di Garanzia

I Revisori dei conti


Gli interventi precedenti

La relazione di apertura di Riccardo Nencini

L’intervento di Pia Locatelli

L’intervento di Emma Bonino

L’intervento di Mauro Del Bue

L’intervento di Maurizio Turco

Interventi della seconda giornata

Interventi della prima giornata

Il Congresso integrale su Radio Radicale

Prima giornata

Seconda giornata

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Mi sembra molto lucido e realistico il pensiero del Segretario, laddove afferma “Inutile augurarsi che la Raggi governi male. Questo non avrà affetto sul consenso: i populismi continueranno ad avere successo e voti…”, ma mi sarei aspettato di sentir anche aggiungere che ha poco senso la “demonizzazione” dei cosiddetti populismi, come spesso ci capita di ascoltare dall’una o altra voce, ma considerarli invece come il segno di un disagio che la politica “tradizionale” non dovrebbe ignorare.

    Forse potremo sentir dire qualcosa del genere allorché venisse effettivamente riconvocata a Milano “una rilettura dei meriti e dei bisogni”, quale momento per rivedere forme e modalità volte a fronteggiare la nuova situazione via via creatasi, sul piano economico, sociale, ecc.., in ordine alla quale “gli strumenti di 35 anni fa non vanno più bene e vanno rivisti”, ma una qualche anticipazione o segnale in tal senso poteva a mio avviso starci fin da adesso (per far capire in quale direzione si intende andare).

    A me non pare che si debbano “presidiare le frontiere dai populismi”, anche perché non vedo in giro “lo stesso linguaggio del 1920-21”, ma in ogni caso c’è un articolo di pochi giorni fa, sempre sulle pagine di questo giornale, che mi pare piuttosto eloquente fin dal suo titolo “Carlo Rosselli. Le paralisi che portarono al fascismo”, e la cui lettura porta a rafforzare la convinzione che il successo dei populismi va in buona parte ricercato nella apparente incapacità, o impossibilità, degli “altri” a trovar soluzioni per i problemi dei nostri giorni .

    Sempre riguardo ai populismi, a me sembra di intravvederne talora traccia anche in chi non perde occasione per “metterli sotto accusa”, volendo dire che capita a molti di essere volta a volta un po’ populisti, talché andrebbero ragionevolmente dosati gli accenti critici, e non a caso, da un qualche tempo a questa parte, c’è chi ha cominciato a graduare i populismi, distinguendoli in buoni, meno buoni, ecc…, ecc…

    Paolo B. 19.03.2017

  2. Una comunità nel rispetto di tutti, fuorché di coloro che dissentono. Silenziati. E pensare che questi emarginati hanno ottenuto per ben due volte ragione dal Tribunale di Roma, che ha riconosciuto gravi irregolarità nel tesseramento e nelle modalità di celebrazione dei Congressi. Buona distruzione, ci saremo quando sarà il momento di rimuovere le macerie e coloro che le hanno provocate.

Lascia un commento