martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Davigo esalta le manette
Pubblicato il 10-03-2017


A giudizio del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo se c’é stato un eccesso durante Mani pulite é stato quello delle scarcerazioni. Ma sì Davigo almeno é sincero. Nel suo mondo ideale é meglio un innocente in galera che un colpevole fuori. Abusi del carcere preventivo? Sua esclusiva ed illegittima utilizzazione ai fini di confessione, cioè come tortura dell’imputato alla cui scarcerazione si provvede solo in caso di ammissione dei reati e di conseguente rottura dei vincoli ambientali in quanto spia? Per Davigo era giusto così. Ricordiamo le tre fattispecie che giustificano il carcere preventivo: il pericolo di fuga, la falsificazione delle prove e la reiterazione del reato. Nulla di tutto questo esisteva nella maggior parte dei casi.

Prendiamo il drammatico suicidio del mio conterraneo Gabriele Cagliari. Ha fatto bene Vittorio Sgarbi a ricordarlo oggi sul Quotidiano nazionale. Cagliari é stato tenuto in gattabuia per quattro lunghi mesi illegittimamente. Non aveva più incarichi e non poteva né falsificare le prove né reiterare il reato. Potevano almeno concedergli gli arresti domiciliari che gli furono sempre negati se proprio ritenevano che potesse fuggire, ma dove? Dopo l’ennesima promessa di scarcerazione il magistrato Fabio De Pasquale decise all’improvviso di non firmare la pratica e di andare al mare. Cagliari non ce la faceva più e si strozzò soffocandosi con una bustina di plastica. Lasciò una lettera toccante alla moglie e ai figli. Sconvolto dall’accaduto presentai un’interrogazione al ministro della Giustizia per denunciare il comportamento di quel magistrato. Era il 20 luglio del 1993 e un socialista non aveva nemmeno il diritto a una risposta, che infatti non mi fu mai recapitata.

Un articolo che ricorda i fasti del piemme milanese Fabio De Pasquale, pubblicato su Il Fatto quotidiano il 2 agosto del 2013 recita: “De Pasquale spiega, anche con espressioni rudi, che la decisione sulla libertà di un indagato non è discrezionale, ma riposa su precisi fondamenti giuridici: le esigenze di custodia cautelare cessano quando una persona ha reso una effettiva confessione.” Da stropicciarsi gli occhi. O Il Fatto quotidiano, che però é giornale molto vicino alle procure, ha make interpretato una frase del magistrato giacobino o questo é davvero il suo indirizzo giuridico. Un imputato per essere scarcerato deve confessare le sue colpe. Pazzesco. Viene da chiedersi in che razza di democrazia viviamo. Quella dei Davigo che sostiene che gli eccessi furono le scarcerazioni e con De Pasquale legittima la custodia cautelare extra lege e con intento persecutorio. Bisognerà tornare in trincea e fare della giustizia coi compagni radicali uno dei nostri principali fronti di lotta.

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Commenti all'articolo
  1. Sono contento che il nostro Direttore citi Vittorio Sgarbi. Ricordo benissimo che in quel biennio nefasto il critico d’arte era una delle pochissime voci fuori dal coro, uno dei pochi ad alzare la voce contro gli abusi dei giudici milanesi, contro la tortura di mesi e mesi di carcerazione preventiva e di confessioni estorte. Un vero garantista in quell’epoca triste di giustizialismo sfrenato.
    Cordiali saluti, Mario.

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