mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

GUERRA COMMERCIALE
Pubblicato il 31-03-2017


trump bandieraDopo l’indiscrezione pubblicata dal Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump affila le armi e prepara il terreno per l’annunciata guerra del commercio. Oggi infatti il Capo della Casa Bianca firmerà un provvedimento finalizzato ad indagare gli abusi commerciali alla base dell’enorme deficit commerciale Usa e a imprimere un giro di vite sui mancati pagamenti dei dazi anti dumping e anti sussidi sulle importazioni. Ad annunciarlo il segretario al Commercio Usa Wilbur Ross. Ross ha spiegato che il provvedimento approvato affida al dipartimento del Commercio degli Stati Uniti il compito di condurre un’ampia analisi delle cause del deficit commerciale del Paese. Tra gli abusi che verranno indagati, ha proseguito, rientrano il dumping sui prezzi dei beni e i sussidi ingiustificati, pratiche commerciali “non reciproche” da parte di altri paesi e tassi di cambio “non allineati”.
Una notizia che preoccupa l’Europa, i paesi europei potenzialmente più colpiti sono Germania, Francia e Italia, per i quali i dazi potrebbero riguardare anche i “pomodori, interi o tagliati, preparati o preservati se non con aceto o acido acetico”. Gli stessi Paesi che hanno subito un danno alla bilancia commerciale in seguito alle sanzioni russe.
Mentre la Commissione Ue “segue da vicino” la questione, a Bruxelles nessuno per ora vuole parlare di “conflitto” perché non ci sono stati ancora atti formali da parte dell’amministrazione Trump. Inoltre, sempre da Bruxelles si fa notare che eventuali tariffe sui prodotti Ue imposte dagli Usa come misura di rappresaglia “dovrebbero essere autorizzate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio”. La polemica intanto rimbalza da una sponda all’altra dell’Atlantico.
Oggi il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ammonisce contro i rischi di eventuali dazi tra Stati Uniti ed Europa. “Qualunque scontro commerciale tra Usa ed Europa è pericoloso non solo per le nostre economie ma anche per la tenuta della governance della globalizzazione”, ha detto il ministro a margine di un convegno in Confindustria. “Non è l’inizio di una guerra commerciale che non farebbe bene a nessuno però sarebbe un segnale negativo perché di tutto abbiamo bisogno tranne che di fare provvedimenti che magari hanno pure un valore relativo ma hanno il senso simbolico di una divisione in un momento in cui l’Occidente deve stare insieme per proteggere i propri cittadini dalla concorrenza sleale e non iniziare dispute commerciali tra di noi”, ha aggiunto Calenda.
Sulla stessa linea il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni che intervenendo al Business summit di Confindustria a Roma ha affermato che il G7 di Taormina dovrà “anche prendere posizione di fronte a scelte di fondo che non tollerano ambiguità: bisogna rinnovare la fiducia nei confronti dell’economia e delle società aperte su cui abbiamo costruito decenni di benessere”. Gli “sforzi” per facilitare economie e società aperte, ha detto ancora, “convengono a tutti e non solo sul lungo periodo”. E l’alleanza tra i Paesi del G7 “sarà decisiva di fronte alle nuove sfide globali”, nella consapevolezza che “senza un clima di fiducia il meccanismo del libero mercato potrebbe incepparsi, ma dall’economia e dalla società aperta parte la strada per ricostruire la fiducia”. “Senza libertà economica – ha detto ancora il premier nel suo intervento – non c’è alcuna possibilità di crescita”. Dobbiamo “scommettere sul libero mercato, il più grande motore della storia, e sul libero commercio”. “Sono preoccupata per l’eventualità che Trump decida di mettere la tax border, cioè la tassa a tutti i beni che sono prodotti fuori dagli Stati Uniti. Sarebbe una dichiarazione di guerra commerciale e sarebbe un punto molto problematico”. Cosi Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe, a margine della conferenza stampa di chiusura del Business Summit B7, commenta i possibili dazi Usa. Io mi auguro – aggiunge – che attraverso una negoziazione, sulla quale l’Ue aveva già detto di essere disponibile, si possa risolvere questo problema”.
Ma nel mirino di Trump è anche il Dragone rosso: la Cina, la seconda economia del mondo. Nella notte italiana, Trump ha twittato: “L’incontro la prossima settimana con la Cina sarà molto difficile, perché non possiamo avere un massiccio deficit commerciale e perdita di posti di lavoro. Le compagnie americane devono prepararsi a guardare ad altre alternative”. Il più grosso deficit commerciale degli Usa è infatti con Pechino. Seguono Giappone, Germania e Messico.

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