giovedì, 25 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ddl Processo penale. Buemi: “Una giusta riforma”
Pubblicato il 15-03-2017


giustizia-300x225Dopo due anni di impantanamento e tante polemiche un nuovo punto di approdo per la Riforma del Processo penale e un punto a favore per il Guardasigilli Andrea Orlando. Questa mattina l’Aula di Palazzo Madama ha votato la fiducia chiesta ieri dal governo sul disegno di legge delega che riforma il processo penale con 156 sì, 121 no e un astenuto. Ora il provvedimento torna alla Camera per la terza lettura. Il voto di fiducia era sul maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge delega il cui cammino parlamentare è iniziato oltre due anni fa.
Il governo aveva posto ieri la fiducia sul maxiemendamento sostitutivo del disegno di legge delega, fermo da tempo in Senato, che ha incontrato l’opposizione di parte della maggioranza e dei giudici.
“La questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge delega di riforma del processo penale è un atto di responsabilità politica che nelle condizioni date condividiamo. La riforma del codice penale e del codice di procedura penale non può ulteriormente attendere che il Parlamento si pronunci in via definitiva. Al ministro della giustizia Orlando riconosciamo un forte impegno per l’approvazione di tale riforma”. È quanto ha affermato il senatore Enrico Buemi (Psi), intervenuto in aula al Senato in dichiarazione di voto sulla fiducia posta dal governo alla riforma del processo penale, per esprimere il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie-Psi-Maie al provvedimento.
“Le modifiche introdotte con la nuova disciplina appaiono coerenti con i principi del giusto processo, fatta eccezione per i tempi della prescrizione. Apprezziamo gli aspetti positivi della riforma – ha sostenuto Buemi – ma non possiamo però esimerci dall’esprimere le nostre più grandi perplessità circa la previsione di un ulteriore aumento dei tempi della prescrizione. Pensiamo che per contrastare la difficoltà a concludere i processi entro una ragionevole durata, secondo quanto previsto dall’articolo 111 della nostra Costituzione, si dovrebbe intervenire con maggiori misure organizzative e amministrative, aumentando l’efficienza del sistema e non allontanando i tempi della sentenza definitiva, sia essa di condanna o di proscioglimento”.

Il provvedimento è costituito da 40 articoli, suddivisi in cinque titoli.
Nel Titolo I vengono apportate modifiche al codice penale: nel capo I, che detta norme in materia di estinzione del reato per condotte riparatorie, aumenta i limiti di pena per i delitti di scambio elettorale politico-mafioso, furto e rapina. Il capo II è nodale: modifica la disciplina della prescrizione, prevedendo una sospensione di un anno e sei mesi dopo la sentenza di condanna. Nel capo III è presente una delega al governo per la riforma del regime di procedibilità per alcuni reati, per il riordino di alcuni settori del codice penale e per la revisione della disciplina del casellario giudiziale. Il Titolo II reca invece modifiche al codice di procedura penale: infatti nel capo I sono previste modifiche in materia di incapacità dell’imputato di partecipare al processo e fissa un termine di tre mesi per la conclusione delle indagini preliminari; si prevedono modifiche in materia di riti speciali, udienza preliminare, istruzione dibattimentale e struttura della sentenza di merito, mentre il capo III riguarda la semplificazione delle impugnazioni. Il Titolo III reca modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e alla normativa di organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero. Il Titolo IV, all’articolo 34, conferisce una delega al Governo “per la riforma del processo penale e dell’ordinamento penitenziario e, in materia di intercettazioni, fissa principi e criteri per garantire la riservatezza delle comunicazioni e per ridefinire le spese per intercettazioni”. Il Titolo V, infine, reca disposizioni finali, come la clausola di invarianza finanziaria ed entrata in vigore.
“Le innovazioni in materia di procedibilità dei reati minori contro la persona o il patrimonio – ha detto Buemi- non intendono diminuire la gravità che tali reati hanno sul piano sociale ma, al contrario, introducono le condizioni affinché i casi di denegata giustizia possano e debbano ridursi, garantendo una effettiva certezza del diritto, attraverso un reale snellimento dell’attività processuale. Ai medesimi fini deflattivi appaiono le modifiche previste in tema di disciplina delle indagini preliminari, del procedimento di archiviazione, la nuova disciplina in tema di impugnazione, il recupero dell’istituto del patteggiamento in appello liberando il giudizio in secondo grado da un carico oggi insostenibile di processi, la nuova disciplina del giudizio di secondo grado, con le modifiche in materia di appello. Sono misure che concorrono ad una più efficiente azione penale”.
Per quanto riguarda le intercettazioni sono previsti principi a tutela della riservatezza delle comunicazioni ed è prevista una nuova fattispecie penale (punita con la reclusione non superiore a 4 anni) a carico di quanti diffondano il contenuto di conversazioni fraudolentemente captate, al solo fine di arrecare danno alla reputazione. La punibilità è esclusa quando le registrazioni sono utilizzabili in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.
Al riguardo il senatore socialista ha puntualizzato: “Siamo consapevoli – e non potrebbe essere altrimenti – dei punti più complessi del provvedimento di delega, che delineano un’urgente e strutturale riforma, come in primo luogo la materia delle intercettazioni, su cui il Governo ha deciso di intervenire con la presentazione del maxiemendamento, che nella massima misura possibile ha tenuto conto del confronto parlamentare. I principi e i criteri direttivi individuati in materia di intercettazioni sono coerenti con un profilo essenziale: prevedere prescrizioni che comportino garanzie maggiori ed effettive in ordine alla riservatezza delle comunicazioni e conversazioni telefoniche”.
Ulteriori misure per quanto riguarda l’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena. È prevista infatti la revisione dei presupposti di accesso alle misure alternative (limite di pena 4 anni); accesso ai benefici penitenziari più rigido; previsione di attività di giustizia riparativa; valorizzazione del lavoro, in ogni sua forma e del volontariato; riconoscimento del diritto all’affettività; al dibattimento e interventi specifici per i detenuti stranieri. Previste anche misure alternative per i detenuti minorenni per il loro reinserimento sociale.
“Condividiamo l’urgenza e la necessità d’intervenire in ordine sia alla riforma dell’ordinamento penitenziario, uno degli elementi più qualificanti del provvedimento in esame, sia alla definizione delle misure di sicurezza che assicurino un reale superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”. Ha spiegato Buemi e ha aggiunto: “È del tutto evidente – ha concluso il senatore Psi – come il punto decisivo della riforma sia costituito dall’adozione di decreti legislativi da parte del Governo. Ciò è confermato della previsione di un procedimento rafforzato, in ragione del quale sono previsti il parere delle competenti Commissioni parlamentari entro sessanta giorni dalla trasmissione degli atti e un nuovo parere delle Commissioni competenti entro dieci giorni – questo è un aspetto sostanziale – nel caso in cui i decreti non siano conformi ai pareri parlamentari espressi”.

La polemica tra Psi e Nuovo Psi

Dopo il voto favorevole del Psi al Senato, sono arrivate le accuse da parte del senatore Lucio Barani presidente del gruppo Ala-Scelta Civica: “Il voto dei senatori Buemi e Nencini a favore al Ddl sul processo penale li radia di fatto dalla cultura socialista. Mai mi sarei aspettato il loro sostegno a un provvedimento persecutorio e dall’impronta così marcatamente giustizialista. Craxi si starà certamente rivoltando nella tomba per l’ennesimo tradimento perpetrato da quanti continuano ad abusare del nome, della storia e della tradizione socialista”. Immediata la replica del senatore Buemi:  “Le polemiche di Barani sono senza logica di merito, un esempio di analfabetismo politico. La mia storia politica, i miei comportamenti parlamentari e i contenuti delle nostre proposte di legge parlano per me. Io non sono il Barani delle giravolte filo e anti governative perché non soddisfatto nelle aspettative di posti di Governo. Egli appare e scompare, come un fiume carsico: ora in maggioranza, ora all’opposizione. Sono i danni collaterali della politica attuale: l’illusione, la presunzione, di ritenersi un interlocutore”.

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