sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Dichiarazione di voto Enrico Buemi su decadenza Augusto Minzolini
Pubblicato il 16-03-2017


Signor Presidente, colleghi, è superfluo che vi dica che ritengo che in questa materia tutti gli interventi debbano essere di ordine personale, perché nel momento in cui si è chiamati a decidere sul destino di una persona ci sono non posizioni politiche collettive, bensì valutazioni personali che fanno i conti in primo luogo con la coscienza e la conoscenza dei fatti di ciascuno di noi.

Siamo chiamati a decidere su questioni particolarmente delicate, che investono frontalmente la nostra concezione della democrazia e dello Stato di diritto. Apparentemente discutiamo del destino del senatore Minzolini, ma in sostanza discutiamo della nostra civiltà giuridica, della nostra democrazia e dell’autonomia e separazione dei poteri. Discutiamo della nostra capacità di tenere separato il campo delle responsabilità penali da quello delle strumentalizzazioni politico-giudiziarie che sono state causa del disastro politico-giudiziario del nostro Paese. La questione di cui discutiamo – la retroattività della cosiddetta legge Severino – è sub iudice presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Parliamo del ruolo dei magistrati in politica e dei politici in magistratura (pretendetela nella direzione che preferite). Parliamo del ruolo dei dirigenti delle aziende pubbliche e della loro funzione di pubblici ufficiali, interpretata a seconda delle convenienze di una situazione, piuttosto che dell’altra. Discutiamo della decisione sulla decadenza come atto definitivo che ci viene attribuita dal legislatore costituente, ultima istanza dell’Assemblea di appartenenza del parlamentare e quindi non automatica.

Colleghi, dobbiamo riflettere oggi per non dover fare marcia indietro e autocritica domani. Troppo spesso negli ultimi anni abbiamo dovuto correggere il nostro atteggiamento a seconda della fase. Non voglio trovarmi in questa situazione e continuo a tenere la barra dritta nella direzione del rispetto di principi di fondo riguardanti l’autonomia della politica rispetto alla magistratura e la non retroattività delle norme, non solo penali.

Colleghi, in Europa non vige solo il principio della non retroattività delle norme penali, in Europa vige il principio della non retroattività delle norme perché il cittadino deve avere un quadro giuridico certo nel momento in cui fa le sue scelte, siano esse scelte di comportamento di rilevanza penale siano esse scelte di opportunità e di prospettiva della propria vita. Il cittadino deve poter fare i conti con una situazione certa che non evolva a seconda delle convenienze.

Quindi, colleghi, dal punto di vista giuridico condivido pienamente quanto esposto dal senatore Nitto Palma e dal punto di vista del merito condivido pienamente l’intervento del collega Minzolini perché i fatti sono quelli che lui ha descritto. Si possono giudicare diversamente ma i fatti sono quelli che lui ha descritto. Allora, colleghi, non si tratta di essere né ipocriti, né cinici, non si tratta di essere contro la magistratura, né di essere amici o nemici di qualcuno o di qualcun altro. Oggi dobbiamo fare i conti con il fatto che ciò che decidiamo è definitivo, trasferiamo la situazione in una condizione di maggiore tragicità e decidiamo della morte o della vita di un collega sul quale possiamo avere opinioni diverse politicamente ma, nello stesso tempo, abbiamo anche la consapevolezza dei fatti.

Colleghi, su questo sono d’accordo con la collega Lo Moro: dobbiamo assumerci la nostra responsabilità anche se, come ha detto il collega Nitto Palma, si potrebbe tornare in Commissione per ridiscutere. Francamente non ho bisogno di ridiscutere. Io ho discusso in Giunta, ho assunto una posizione che confermo oggi in Aula e sono convinto che vi sia una legge sub iudice e il comportamento certo di un collega giudicato in maniera quantomeno discutibile da un magistrato che ha svolto funzioni politiche importanti e sul quale, permettetemi di dirlo, pur essendo della mia stessa parte politica posso nutrire qualche sospetto di partigianeria. Di fronte ad una condanna, perché di questo si tratta colleghi, non di un automatismo ma di una decisione di condanna nei confronti del collega, io assumo l’atteggiamento della prudenza che in colui che deve giudicare deve essere sempre mantenuta: prudenza nell’attribuire, prudenza nel giudicare, prudenza in particolare quando la decisione è definitiva.

Colleghi, non posso che essere contrario alla relazione della Giunta, non posso che richiamare l’attenzione sul futuro con il quale saremo chiamati a fare i conti nel momento in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo si dovrà pronunciare per la vicenda riguardante, colleghi, il senatore Berlusconi, che era parte di questa Assemblea, ma anche dirigenti politici esterni candidati alle elezioni regionali o altri colleghi che sono stati dichiarati decaduti facendo riferimento ad una legge, la legge Severino, che francamente è stata ancora una volta, come succede spesso nel nostro Paese, assunta dal Parlamento in condizioni di emergenza. Colleghi, le leggi non devono essere assunte in condizioni di emergenza.

Le leggi vanno oltre l’emergenza. Le leggi sono il futuro di un Paese, di uno stato giuridico civile e su di esse noi non possiamo avere atteggiamenti di liquidazione superficiale e sommaria.

Per queste ragioni, con il dubbio di quanto può ancora accadere, io non posso che rivendicare la posizione di colui che, di fronte ad una situazione di incertezza e di ragionevolezza – perché anche di questo si tratta, colleghi – pronunciarmi contro la relazione e proporre il voto contrario.

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