venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Due o tre cose che so di noi…
Pubblicato il 30-03-2017


Dovremmo fissare bene, dopo tanti anni di tentativi, quel che possiamo fare noi socialisti italiani. E anche avere piena consapevolezza di quel che non possiamo e non dobbiamo ripetere. Per avere coscienza di tutto questo non dobbiamo mai dimenticare quel che é accaduto in questi 23 anni in Italia, comprese le scelte compiute dalle varie organizzazioni socialiste. Troppo spesso ce lo dimentichiamo e improvvisiamo possibili soluzioni già sperimentate senza successo. Iniziamo col dire che i soggetti che si ispiravano a una linea di continuità col vecchio Psi, sciolto nel 1994, non sono riconducibili alla sola esperienza del Si, poi divenuto Sdi nel 1999, dopo l’unificazione col gruppo del Ps di Intini, con il Psdi di Schietroma, con la corrente di Claudio Martelli. Per questo il tema dell’unità socialista, aperta anche a coloro che non provenivano dal vecchio Psi, é stata una costante.

Il 1999 fu il primo tentativo di rilanciare, in occasione delle elezioni europee, una lista socialista autonoma e unitaria. Il risultato fu lo stesso 2,1 per cento ottenuto alle elezioni del 1994 sulla quota proporzionale dal Ps di Del Turco. Il 2000 fu l’anno della morte di Craxi e del successivo tentativo di creare, col superstite Ps di De Michelis, la Lega socialista di Bobo Craxi e Claudio Martelli, un nuovo partito che ereditasse il meglio dell’esperienza craxiana. Nel gennaio del 2001 nacque il Nuovo Psi che, alleato con la Casa delle libertà, conseguì un misero 1 per cento nella quota proporzionale. Nel 2004, mentre lo Sdi confuse se stesso nella lista unitaria dell’Ulivo, la lista socialista alle Europee, promossa dal Nuovo Psi, che candidò tra gli altri anche Claudio Signorile, conquistò ancora il 2,1. Un destino?

Poi la grande speranza della Rosa nel pugno del 2006, col 2,6 per cento (meno di quanto ci si attendesse) e il suo scioglimento nel 2007 in funzione di una Costituente solo socialista con una parte (Angius, Spini, Grillini, altri) dei Diesse che non aveva accettato la confluenza nel Pd e con la parte del Nuovo Psi (De Michelis e il sottoscritto) che non aveva accettato la confluenza nel Pdl. Personalmente, dopo la mia adesione al gruppo parlamentare della Rosa nel pugno, votai contro il suo scioglimento e pregai Boselli di non convocare una Costituente socialista, ma liberalsocialista coi radicali, rinverdendo il meglio dell’esperienza della Rosa nel pugno. Non fui ascoltato. Veltroni ci mise del suo per far fallire l’esperimento della Costituente, negandoci l’apparentamento. Rifiutammo i posti accettati dai radicali. E l’1 per cento scarso ottenuto alle politiche mise fine ai sogni di riscatto.

Al congresso di Montecatini, dopo la cocente sconfitta elettorale, senza parlamentari, senza soldi, senza una politica che non fosse quella costituita dal nostro orgoglio, si poteva chiudere. Restammo in piedi. Con fatica, duro lavoro, iniziative anche provocatorie, sit in, invasione della Camera con volantini contro la legge elettorale, formazione del Comitato per la democrazia, tentativo di promozione di referendum. Nel 2013 tornammo in Parlamento, ma non, come avevo proposto e come sarebbe stato più produttivo, presentando la nostra lista, ma grazie all’inserimento di nostri candidati nella lista del Pd. Questo lungo excursus per dire cosa? Che l’idea di unire i socialisti non ha prodotto risultati (lo abbiamo fatto due volte, nel 1999 e nel 2008), anche se i socialisti che si muovono fuori dal Psi è certo un bene recuperarli. Ma non è certo risolutivo.

La seconda consapevolezza è che una posizione autonoma e senza legami con altre liste ha prodotto il più magro risultato della storia di questi 23 anni. Questo contrasta col sentimento che affiora in taluni compagni che scambiano i sogni con la realtà. L’autonomia scelta nel 2008 ha portato meno dell’1 per cento e l’azzeramento dei seggi socialisti nel Parlamento. La terza riguarda la natura dei nostri dissidi. Chissà perché nascono sempre in occasione delle elezioni o sarebbe meglio dire della scelta delle candidature. Dopo il 2008, gia prima dal comitato per la Costituente si era defilato Formica, i due terzi dei dirigenti si sono allontanati. Mi vengono in mente Boselli, Angius, Spini, Mancini, Grillini, Turci, De Michelis. E potrei continuare. Dopo le elezioni del 2013 é stato prima il caso di Bartolomei e Risorgimento socialista, poi del duo Di Lello-Di Gioia, infine di Area socialista, interna-esterna, di Bobo Craxi.

Vogliamo evitare questi errori oggi? Evitiamo di lanciare ancora sfide senza costrutto sull’unità dei socialisti e di inventarci collocazioni autosufficienti. Abbiamo già dato. Se possibile evitiamo anche, ma questo é solo un auspicio, di separarci ogni volta che si deve fare una scelta di candidature. Lo dico anche per quanto riguarda la costituzione dei nostri organi. Lo dico al segretario che deve compiere delle scelte. Non si può evitare di scegliere per non scontentare nessuno. Alla fine si rischia di scontentare tutti. Penso che l’unico progetto che valga la pena rilanciare oggi sia quello che già in passato ha dato i risultati migliori. Parlo di una Rosa nel pugno aperta ai verdi, ai riformisti, ai laici, magari impastata di nuovo civismo e se sarà possibile anche della presenza di Pisapia. Personalmente non vedo altro che possa permetterci di lanciare un progetto insieme politico ed elettorale. Non solo una ciambella di salvataggio, ma un’isola dove poter salvare la nostra gente integrata con altre e vivere nel futuro. Ne abbiamo bisogno. Mi dicono che non sarà facile. Ma quando mai, in questi 23 anni, é stata facile la vita per un socialista italiano?

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Mauro
    Hai fatto benissimo a riassumere tutte le nostre martoriate esperienze degli ultimi 22 anni.
    Io ricordo anche quella del Trifoglio che formammo con l’ex Presidente Cossiga e Ugo La Malfa. Fu in quelia circostanza che ricordammo Craxi a Piazza Navona, che in quel giorno si riempì di Socialisti e si colorò delle sue tante bandiere, di cui molte nuove e frutto della nostra Diaspora in corso.
    Io ricordo pure che i risultati ottenuti separatamente dal Si e dal nuovo PSI furono rispettivamente del 2,2% e del 2,1%, il che configurava un elettorato socialista del 4,3%
    Tutte queste esperienze, paragonate alla consistenza con cui dovrebbe caratterizzarsi un Partito Socialista europeo, possiamo annoverarle come delle testimonianze visti i modesti risultati ottenuti.
    Dopo 22 anni è praticamente scomparsa una generazione di italiani della Prima Repubblica che votavano socialista, e nei confronti della Nuova, i Media hanno fatto di tutto per cancellare non solo il nome Socialista, che riesumano solo accoppiandolo a “ladri”, ma anche di mistificare la Storia d’Italia da cui hanno espulso la Memoria della Storia del Socialismo italiano e dei Grandi personaggi che l’hanno illuminata.
    Per me e per quanti ancora vivono di questo grande ideale del Socialismo, è difficile accettare una realtà che ci vede oggi forse allo 0,5%, per cui purtroppo siamo destinati a produrre solo delle testimonianze, ma con lo svantaggio che queste hanno anche un peso percentuale meno condizionante rispetto al passato, per cui lo spazio dell’inserimento di qualche nostro candidato in una lista di Coalizione sarà accettata solo in funzione di una chiara dimostrazione di fedeltà al leader di turno della coalizione di centro sinistra.
    Questa è la realtà che amaramente ho dovuto constatare anche se la rifiuto per i valori a cui ho legato la mia esistenza. Non potendo più potere esprimere la nostra autonomia e farla risaltare con la nostra identità, l’unica speranza di un rilancio socialista in Italia poteva rinascere dal gruppo di Bersani che è fuoriuscito dal PD. Io sono convinto che Bersani è un socialista in quanto nel 2013 ha detto che i suoi valori si ispirano ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà e che la parola socialista è la più nobile e antica della politica italiana. Purtroppo la vecchia e la nuova base di riferimento di Bersani e del suo Gruppo è quella ex base comunista che è stata alimentata nell’antisocialismo nell’era craxiana, per cui questo condizionamento impedisce un’aggregazione socialista di peso. Ho notato che la linea editoriale dell’Avanti ultimamente è diventata antibersaniana. Consentimi Mauro di dirti che è un grave errore, perché è solo da quel bacino che si può tentare di provare a ricucire lo strappo storico del 1921. Noi socialisti commetteremmo un errore a remare per il vascello PDR. Potremo forse avere un seggiolino in cui consumare un pasto nella cambusa ma saremmo sempre considerati dei mozzi nell’equipaggio.
    Mi sono dilungato e non avrei finito, ma ho fatto affidamento sulla tua comprensione che spero mi continuerai a dare anche in futuro.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

  2. Gli antefatti ricostruiti dal Direttore portano realisticamente a credere che la ricomposizione della “diaspora” socialista sia molto improbabile, dal momento che una parte guarda costantemente a sinistra, ritenendo che sia questa la naturale collocazione, mentre ce n’è un’altra che, altrettanto legittimamente, continua a pensarla in maniera diversa, talché, a questo punto – se cioè viene archiviata la riunificazione – può aver senso per la prima parte una riedizione della Rosa nel pugno “aperta ai verdi, ai riformisti, ai laici, magari impastata di nuovo civismo e se sarà possibile anche della presenza di Pisapia”.

    Ovviamente non è dato di sapere se una tale entità possa poi superare lo sbarramento vigente, ossia il 3% per la Camera se non erro, e in giro non vedo neppure gran voglia di introdurre le coalizioni, salvo Forza Italia, almeno così mi sembra, alla cui proposta bisognerebbe allora affiancarsi, ma i partiti “minori” devono vedersela anche con la questione del “voto utile”, che può scoraggiare l’elettore a votarli, salvo forse il prevedere che i voti di un partito in coalizione che non superasse la soglia rimangano all’interno della coalizione stessa.

    Può ovviamente non piacere l’idea che i propri voti possano venir assegnati ad altre forze politiche, ma in questo modo l’elettore che volesse scegliere un partito “minore” non ne sarebbe trattenuto dal timore di disperdere il proprio voto, e quindi possono aumentare le probabilità per il partito “minore” di superare lo sbarramento, aspetto che non mi sembrerebbe di poco conto, e che permetterebbe quantomeno di tentare con qualche buona possibilità la via dell’autonomia (rispetto, ad esempio, all’ipotesi di inserire propri candidati nella lista di un partito “maggiore”).

    Paolo B. 30.03.2017

  3. Caro Direttore
    conscio delle difficoltà organizzative che affronto ogni giorno, guardo con favore ad una collaborazione con forze organizzate che possano aiutarci nel compito di rilanciare un polo governativo e razionale ed europeista.

    Pero’ in termini politici devo dire che 1) la costituente socialista non ha funzionato perché nulla funziona 1 shot. 3 mesi e poi gettato il progetto, non puo’ bastare. Il progetto dell’unità socialista é necessario a recuperare tutti i tanti socialisti in giro in altri partiti, ma bisogna investire in tempo organizzazione e propaganda. Altrimenti ovvio non funziona, e non si puo’ dire “abbiamo tentato, non va”.

    Verdi e radicali ben vengano, e civismo pure, apriamoci ad altre esperienze con piacere, allarghiamoci ed entriamo in una fase di confronto con politiche liberal socialiste e verdi.

    Il problema resta la durata. Io vorrei un progetto di lungo periodo, che porti voti nel tempo e si consolidi, ma coi verdi radicali e popolari possiamo andare oltre al 2018?

    Ecco perché diventa prioritario il recupero dell’unità socialista, perché é un progetto di lunga durata, e non il solito cartellino elettorale.

    Cio’ detto, resto convinto che bisogna crescere, pensare al consenso, fare massa critica. Quindi Avanti con le collaborazioni, meglio se socialiste.

  4. Il percorso che Mauro del Bue traccia nel suo editoriale è assolutamente veritiero, trasparente e chiaro da consentire un’attenta riflessione a noi che nel PSI siamo, per esso ci battiamo e per rappresentarne ideali e programmi a sostegno dei bisogni delle collettivitià e dei nostri territori ogni giorno ci adoperiamo. L’analisi consente anche a tutti una riflessione profonda, quantomai necessaria, soprattutto all’indomani di un Congresso che ha, in quel senso almeno, con il suo confermato segretario Riccardo Nencini, intrapreso un cammino, sostenuto da quanti, come il sottoscritto, sempre in quel senso si sono espressi. E’ un bisogno che deve cogliere il PSI in Italia e, ciascuno nel proprio ambito, gli altri partiti socialdemocratici fratelli in Europa: il mondo è cambiato, la società è cambiata, e serve la capacità di rinnovarci nella tradizione dei nostri valori, per saper governare al meglio i bisogni delle nostre collettività. Non so se saremo capaci di realizzare fino in fondo il nostro cammino, che soprattutto non va visto come sommatoria di piccole sigle politiche finalizzata al superamento di uno sbarramento che la nuova legge elettorale, comunque la si veda, andrà ad imporre, ma come un nuovo e più suggestivo soggetto valoriale che attorno al PSI può trovare coagulo. Una casa che non può però restare chiusa, non deve! Non già per quei tanti Compagni di valore che Mauro del Bue cita espressamente nel suo articolo, a qualcuno dei quali mi lega un’amicizia ultratrentennale, quanto a quella capacità di coinvolgimento e catalizzazione quelle persone possono avere verso gli altri per favorire nuovi avvicinamenti al Partito che fu il loro e che decisero di abbandonare, senza peraltro poi, con rare eccezioni, annoverare successi. Questo percorso è da tentare, questa prospettiva ci attende: va perseguita! Avanti Compagni!!

  5. Caro Nicola, rammento anch’io quella giornata a Roma di parecchi anni – credo sia la medesima cui anche tu ti riferisci – quando ci ritrovammo in tanti, e sembrava che potessimo politicamente ed elettoralmente riprenderci, rimettendoci tutti insieme, ma poi le cose sono andate diversamente da come potevano allora prefigurarsi.

    Tu ricordi pure “ che i risultati ottenuti separatamente dal Si e dal nuovo PSI furono rispettivamente del 2,2% e del 2,1%, il che configurava un elettorato socialista del 4,3%”, ossia una cifra che consentirebbe oggi di superare lo sbarramento della Camera, e quindi possiamo avere il rammarico di non averci provato, ma forse il risultato non sarebbe stato probabilmente quello aritmetico.

    Viene anche a me in mente una nostra elezione provinciale – credo fosse il 2004 – dove sfiorammo il 3%, come Nuovo PSI in lista autonoma, ossia numeri tutto sommato confortanti e incoraggianti, ma non penso che i nostri voti si sarebbero sommati a quelli dello SDI se fossimo andati insieme, perché i rispettivi consensi provenivano da elettorati con posizioni politiche abbastanza diverse.

    A me pare che bisognerebbe “uscire allo scoperto”, appoggiando la proposta del Cav. riguardo alle coalizioni, e cercando nel contempo di abbassare quanto più possibile la soglia di sbarramento, semmai alla condizione che dicevo nel concludere il mio commento di ieri, e in ogni caso mi accontenterei, come ho detto in altra parte di questo giornale, che i pezzi della “diaspora” socialista riuscissero, pur se divisi, a tenere quantomeno “accesa la candela” – anche nei modi in cui lo renderà possibile la legge elettorale, perché non dobbiamo mai mancare di realismo – in attesa di tempi più propizi, che talora possono arrivare ancor prima di quanto ci si aspetti.

    .Paolo B. 31.03.2017

  6. Caro Direttore la faccio corta. Sono d’accordo col filone centrale del tuo ragionamento sul che fare, quando ti riferisci alla “Rosa nel pugno aperta ai verdi, ai riformisti, ai laici, magari impastata di nuovo civismo”. Meno bene l’accenno a Pisapia (chi?) che ad oggi almeno, mi pare un alibi per possibili trasformismi a sinistra, e che nuovo ircocervo deve ancora assumere sembianze definitive e credibili.
    Con l’amicizia e l’affetto di sempre
    Pino

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