sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Europa a due velocità 
e debito sovrano
Pubblicato il 27-03-2017


Ciò che appare sempre più chiaro, nonostante le celebrazioni, invero in tono minore, del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità Economica Europea nel 1957, che dovevano dare nuovo smalto alla prospettiva federalista, è che alla fine la Germania della “Cancelleria di ferro” imporrà l’”Europa a due velocità” e, con essa, un’Unione di tipo confederale. Se questo sarà è indispensabile rivedere da subito l’austerity che sta strangolando i cittadini italiani e di molti paesi europei, cancellando la camicia di Nesso dei parametri di Maastricht, il debito pubblico in primo luogo.

Non è un’eresia economica affermare, infatti, che nella storia dell’economia si sono verificati periodici annullamenti dei debiti sovrani, per non portare in rovina le popolazioni e per rinnovare le basi di un’economia produttiva.
Il caso più famoso? Certamente quello della Nazione di Frau Merkel, con l’annullamento pressoché totale dell’ingente debito verso l’estero della Germania, a causa delle pesanti sanzioni imposte ai tedeschi dopo la sconfitta nella prima e nella seconda guerra mondiale. La Conferenza di Londra del 1953 infatti, decise di azzerare quasi integralmente, da parte delle Nazioni vincitrici, i debiti della Germania, con l’importante opera svolta da Herman Josef Abs, grande banchiere un tempo al fianco di Hitler. Il miracolo economico della Germania Federale prima e di quella riunificata dopo il crollo del Muro di Berlino affonda le radici in questa decisione economica internazionale, che rispondeva anche e soprattutto, ad esigenze di geopolitica.

Avvenimento ricordato, invano, dal governo greco di Alexis Tsipras, a fronte della posizione draconiana della Germania sul debito pubblico ellenico e sulla severa politica economica, basata sui tagli sociali, imposta dalla Troika.

Ciò che non si dice è che nessuno degli attuali debiti sovrani potrà mai essere ripagato. Peraltro, sono proprio i paesi più ricchi a livello globale, che hanno i debiti pubblici, ma anche privati, maggiori: Stati Uniti, Giappone, Cina e in Europa la Germania, che predica rigore ma ha un debito pubblico pari a 2.284 miliardi di euro, superiore a quello dell’Italia.

E’ chiaro, dunque, che le maggiori economie del mondo sono fondate sul debito, ma la loro stabilità deriva dalla capacità di generale ricchezza, di cui il Pil è solo uno degli strumenti di misurazione.

Appare necessario superare questa finzione economica e dichiarare che si potranno mai ripagare questi enormi debiti sovrani, se, almeno, non si blocca la loro corsa: è il costo degli interessi che lo Stato paga ai suoi creditori, per lo più di natura istituzionale, che autoalimenta la crescita costante del debito.
Se si guarda il bilancio dello Stato italiano si vedrà come gli interessi sul debito pubblico costituiscono la terza voce di spesa dopo pensioni e sanità.

E allora, perché non promuovere una conferenza internazionale sulla ristrutturazione dei debiti sovrani?

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Una decisione di questo tipo a favore della Grecia avrebbe impedito il degrado economico e sociale della Grecia.
    Dovrebbero essere i socialisti europei i primi a svincolarsi dalla sciagurata politica degli stati che ha inaridito la spinta dell’Unione europea.
    Personalmente la “ristrutturazione del debito” la concepirei come la progressiva cancellazione del debito in scadenza.
    La BCE acquista le rate in scadenza e le “cancella” diminuendo così il debito pubblico dei paesi interessati. C’è da definire le tappe del processo di cancellazione ed il limite minimo di debito pubblico raggiunto il quale il processo si ferma.
    Il processo crea inflazione ed influisce sui cambio dell’euro, ma darebbe nuovo respiro all’economia.
    Certo per far questo ci vuole veramente un ferrea volontà politica.

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