martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Fecondazione: nati i bimbi che la legge 40 non voleva
Pubblicato il 31-03-2017


Sleeping newborn baby in the arms of my mother in hospital

Due bimbi sono venuti alla luce e sono nati solo grazie ad alcune modifiche della legge 40. Per questi cambiamenti, accanto ai genitori dei piccoli appena nati, si è battuta l’Associazione Luca Coscioni, insieme a una socialista testarda come Pia Locatelli. La notizia è stata data infatti dall’Associazione che si batte per i diritti civili, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta alla Camera che ha visto la partecipazione di Filomena Gallo, del deputato del Psi Oreste Pastorelli e dei genitori dei tre bimbi: coppie fertili, ma affette da malattie trasmissibili, che, senza le sentenze dei tribunali, non avrebbero potuto accedere alla fecondazione assistita e alla diagnosi sugli embrioni.
“Questa è una bella giornata – ha commentato Pia Locatelli – perché vediamo concretamente i risultati di una battaglia iniziata nel 2005, quando assieme ai radicali e all’Associazione Coscioni, avviammo la campagna referendaria per l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistista. Una legge oscurantista, voluta da un governo di centro destra, che ha bloccato la ricerca e provocato tante sofferenze e difficoltà alle coppie che volevano un figlio, costringendole ad andare all’estero o a ricorrere ai tribunali per vedere realizzato il loro desiderio. Quella legge è stata lentamente smantellata pezzo per pezzo, non dalla politica, ma dai giudici, dai tribunali, dalle sentenze. E questa è una grave colpa di tutto il parlamento. E dobbiamo dire grazie all’Associazione Coscioni che in tutti questi anni non si è mai arresa, offrendo aiuto e assistenza legale a tutte quelle coppie che si vedevano negata la possibilità di diventare genitori. Oggi questi genitori sono qui e ci sono proprio grazie a quelle sentenze dei tribunali che hanno permesso la diagnosi preimpianto degli embrioni, consentendo la nascita di bambini che non sarebbero mai nati”.
Prima della sentenza della Corte Costituzionale 96/2015, infatti, la Legge 40/2004 non prevedeva la diagnosi preimpianto per le coppie fertili portatrici di patologie geneticamente trasmissibili, perché l’accesso alla fecondazione medicalmente assistita era consentito solo alle coppie infertili o sterili. Inoltre, prima del 2012, mai nessun Tribunale aveva affermato l’obbligo per le strutture che fornivano servizi di Pma di garantirne l’accesso alle coppie richiedenti alla Pgd. Ad oggi in Italia il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita conta un totale di 359 centri, di cui sono solo 43 quelli che effettuano la diagnosi genetica preimpianto.

“Noi socialisti ci siamo sempre opposti alla legge 40″, ha detto la deputata Locatelli: “Lo abbiamo fatto nelle precedenti legislature e lo abbiamo fatto in questa firmando una proposta di legge, presentando interrogazioni alla Ministra della salute perché venisse consentito l’anonimato dei donatori e per venire a conoscenza del numero degli embrioni sui quali è stata applicata la diagnosi preimpianto e di quelli considerati non idonei. Ancora non abbiamo avuto risposte ma andremo avanti. Così come continueremo a batterci perché la PDG venga inserita nei LEA e sia disponibile gratuitamente su tutto il territorio. Questi genitori e i loro bambini sono la prova più bella che stiamo andando nella giusta direzione”, ha concluso Pia Locatelli.

La deputata Pia Locatelli, inoltre, ha ricordato l’associazione, ha depositato di recente un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, perché renda noti i dati sulla diagnosi preimpianto e il numero di embrioni/blastocisti crioconservati non idonei per una gravidanza. “Si tratta di una grave mancanza da parte del Ministero, tra l’altro tenuto dalla stessa Legge a fornire queste informazioni”, ha detto Filomena Gallo, segretario della Luca Coscioni: “Sono importanti sia per la conoscenza su queste tecniche sia perché il nostro Paese ha un numero importante di blastocisti/embrioni non idonei che potrebbero quindi essere donati alla ricerca scientifica. Possibilità attualmente vietata dalla legge 40”. Una ricerca Svg su un campione di mille residenti, ricorda Gallo, mostrava a dicembre che il 57% degli italiani sarebbe invece favorevole a quest’ipotesi.
La lotta per andare contro una legge obsoleta è quindi solo all’inizio, ma nel frattempo due coppie, vincendo in tribunale una battaglia legale, hanno avuto la gioia di poter avere dei figli e si spera che questa sia una breccia che apra le porte ad altre coppie.

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