martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Fisco: Unico in pensione, arriva “Redditi”.
Jobs Act, resta articolo 18 per gli statali
Pubblicato il 02-03-2017


Unico in pensione, arriva “Redditi”
FISCO: DICHIARAZIONE 2017 CAMBIA NOME

Arriva la carica delle dichiarazioni fiscali che i contribuenti e le società dovranno utilizzare quest’anno per dichiarare redditi e calcolare le imposte dovute. E, dopo molti anni, va in pensione il nome ”Unico”: i nuovi moduli si chiameranno semplicemente ‘Redditi, anche perché la dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alle altre imposte. L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibili le versioni definitive dei modelli 2017 delle diverse tipologie: da quelle per i redditi delle persone fisiche (Unico Pf) a quella per le società di capitali (Unico Sc).
Redditi Persone fisiche 2017, le novità: Nel modello di quest’anno rientrano l’agevolazione sui premi di risultato per i dipendenti del settore privato, i crediti derivanti da dichiarazioni integrative a favore presentate oltre il termine della dichiarazione successiva e il credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro verso gli istituti del sistema nazionale di istruzione (c.d. “School bonus”). Tra le varie proroghe si evidenzia fino al 31 dicembre 2016, quella relativa all’agevolazione fiscale che consente di detrarre dall’imposta lorda il 65 per cento delle spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Spazio nella dichiarazione di quest’anno anche per la detrazione del 19% dell’importo dei canoni di leasing pagati nel 2016 per l’acquisto di unità immobiliari da destinare ad abitazione principale ai contribuenti che, alla data di stipula del contratto, possedevano un reddito non superiore a 55.000 euro.
Reddito d’impresa, cosa entra e cosa esce: Diverse le novità che fanno il loro ingresso nei quadri dedicati al reddito d’impresa. In particolare, spazio alle “variazioni in diminuzione” dedicate alla maggiorazione del 40 per cento (super ammortamento) e del 150 per cento (iper ammortamento) del costo fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali nuovi. Spariscono, invece, i righi dedicati ai cosiddetti “costi black list”, a seguito dell’abrogazione della disciplina di indeducibilità parziale per le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata. Infine, per quanto riguarda le persone fisiche e le società di persone, arrivano in Redditi 2017 l’agevolazione Branch exemption e il bonus domotica, oltre ad un’imposta sostitutiva in caso di assegnazione o cessione dei beni ai soci, quest’ultima prevista solo per le società. Sono state inoltre recepite le novità per l’Ace (“aiuto alla crescita economica”) introdotte dalla legge di bilancio per il 2017, che ha modificato le modalità di determinazione dell’agevolazione riconosciuta a imprese individuali, società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria, equiparandole a quelle previste per le società di capitali e per gli enti commerciali.
Irap 2017: Trovano spazio nel nuovo modello Irap 2017 l’aumento della deduzione per i soggetti di minori dimensioni, l’esenzione dall’imposta per il settore agricolo e della pesca, l’estensione ai lavoratori stagionali della deduzione del costo residuo per il personale dipendente.

Cisl
+7% NEL 2016 ACCORDI AZIENDALI SULLA COMPETITIVITÀ

Crescono in Italia gli accordi aziendali sottoscritti dal sindacato sulla competitività, la qualità e la ripresa produttiva. E’ il dato che emerge dall’analisi dei circa 1.000 accordi complessivi stipulati da aziende e sindacati nel 2015/2016 presenti nell’Osservatorio della contrattazione di 2° livello della Cisl (Ocsel è il database in cui i contrattualisti della Cisl di tutta Italia stanno facendo confluire i propri dati). Gli accordi aziendali presenti in Ocsel e stipulati dal 2009 ad oggi sono 5.720, di cui 470 nel 2015 e 525 nel 2016, per un totale nel biennio di 995 accordi. In particolare, emerge che nel 2016 sono aumentati gli accordi per le riconversioni aziendali, che rappresentano il 29% delle intese sul totale degli accordi con un aumento di 7 punti rispetto al 2015. Questo, secondo la Cisl, “è un dato interessante che testimonia i processi di cambiamento e innovazione che molte aziende stanno intraprendendo per riposizionarsi in un mercato sempre più competitivo affrontando la crisi e realizzando nel contempo politiche industriali”. “Nell’ultimo biennio la contrattazione di 2° livello è mutata – ha sottolineato il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, commentando i dati – non è più segnata solo dalla crisi, ma anche dai nuovi processi di competitività e di ripresa che aumentano le occasioni di rilancio”. Naturalmente, uno degli istituti maggiormente contrattati in azienda continua ad essere la gestione delle crisi, con una percentuale del 38% nel 2015 e 36% nel 2016, per un numero complessivo di lavoratori coinvolti pari a 179.830. A stipulare maggiormente accordi di crisi sono le aziende di grosse dimensioni cioè i Gruppi (75% nel 2015 e 76% nel 2016), la cui contrattazione è valida per tutti gli stabilimenti presenti nel territorio nazionale, seguiti dalle intese sottoscritte nelle Regioni del Nord (13% nel 2016, 10% nel 2015) e nel Centro ( 10% nel 2016, 12% nel 2015). La bassa percentuale di produzione contrattuale nelle Regioni della macro area sud e isole (2% nel 2015 ) è dovuta principalmente al minore tessuto produttivo presente in tali territori. Crescono nel 2016 gli accordi sulla crisi nel settore del commercio ( dal 49% nel 2015 si passa al 51% nel 2016) e nel settore della chimica e affini (dal 8% nel 2015 si passa a un 15% nel 2016), mentre si riducono nel 2016 quelli stipulati in aziende appartenenti al settore delle aziende di servizi (16% nel 2015, 10% nel 2016) al settore manifatturiero (tessile – abbigliamento – calzature -6% nel 2015, 4% nel 2016). Si osserva nel 2015 una maggiore negoziazione della cassa integrazione guadagni nelle sue tipologie (30%), percentuale che si quasi dimezza nel 2016 (16%). Seguono, sempre nel 2016, il ricorso alla mobilità ex legge 223/91 e 236/93 (28%), percentuale che aumenta di 3 punti rispetto al 2015 (25%). Il ricorso al contratto di solidarietà mantiene una percentuale pressoché stabile, diminuisce di un solo punto percentuale nel 2016 (17%) rispetto all’anno precedente (18%). Gli accordi sulla riduzione di organici nel 2016 aumentano di due punti percentuali (7% nel 2015 , 9% nel 2016). L’adozione di varie forme garanzie per il mantenimento dei livelli occupazionali in aziende in crisi sono prefigurate nel 3% degli accordi sulle gestioni delle ‘crisi aziendali’ sia nel 2015 che nel 2016. Sempre a tutela dell’occupazione il 6% degli accordi cosiddetti difensivi ha negoziato forme di ricollocazione dei lavoratori presso altre aziende del gruppo e/o subentrate nella gestione nel 2015, minore la percentuale nel 2016 (2%). In crescita nel 2016 la percentuale (3% nel 2015, 5% nel 2016) degli accordi ha negoziato forme di ricollocazione di lavoratori nel mercato del lavoro attraverso iniziative di outplacement e/o formazione strettamente finalizzate alla ricollocazione sul mercato del lavoro esterno. In progresso – infine – nel 2016 le forme di incentivazione per l’uscita dal mercato del lavoro, quali incentivi all’esodo (11% nel 2016 in salita in confronto al 2015 di tre punti percentuali), mentre diminuiscono nel 2016 gli accordi che prevedono misure di accompagnamento alla pensione (3% nel 2016 in diminuzione rispetto al 2015 di 4 punti percentuali.

Istat
SALE TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a dicembre è al 12%, stabile su novembre e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015. Lo rileva l’Istat ricordando che resta il livello più alto da giugno 2015 (12,2%). Il tasso di disoccupazione tra i giovani tra i 15 e i 24 anni risale al 40,1%. I disoccupati complessivi raggiungono quota 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 unità su dicembre 2015. Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15.000 unità su novembre e -478.000 unità su dicembre 2015.
Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%. A dicembre gli occupati sono rimasti sostanzialmente invariati su novembre (+1.000 unità) mentre sono cresciuti di 242.000 unità su dicembre 2015 (+1,1%). Lo rileva l’Istat spiegando che gli occupati nel complesso registrati nel mese sulla base dei dati destagionalizzati erano 22.783.000. IL tasso di occupazione è al 57,3%, invariato rispetto a novembre e in aumento di 0,7 punti su dicembre 2015. Sono aumentati i lavoratori dipendenti con +52.000 unità su novembre (soprattutto a termine) mentre gli indipendenti sono diminuiti di 52.000 unità. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale a dicembre superando quota 40%. Lo rileva l’Istat spiegando che la quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015.

Jobs Act
RESTA ARTICOLO 18 PER GLI STATALI

Il governo ha optato nel Testo unico l’esclusione dei dipendenti pubblici dalle modifiche all’articolo 18 e quindi dalla reintegra in caso solo di licenziamento illegittimo. Per gli statali, dunque, le nuove regole introdotte dal Jobs act e prima ancora dalla legge Fornero non varrebbero. I tecnici sono stati alacremente al lavoro per esplicitare normativamente l’eccezione. La posizione del ministro Marianna Madia su questo importante istituto dei diritti dei lavoratori è stata motivata, secondo quanto spiegato più volte da lei stessa, per il fatto che nel privato, se il lavoratore non viene reintegrato deve essere indennizzato e siccome i dipendenti pubblici sono pagati dai cittadini, un eventuale indennizzo avrebbe un costo oneroso per gli stessi cittadini. Il governo dunque ha deliberato con il Testo unico, che riscrive le regole del pubblico impiego, l’esclusione dei pubblici dipendenti dall’articolo 18.

Cida
SFORZO MAGGIORE PER VALORIZZARE COMPETENZE

Competenza ed etica, denominatore comune del manager sia pubblico, sia privato, cui spetta, a fronte del continuo e veloce cambiamento della società contemporanea, la responsabilità di gestione i processi di trasformazione. A sottolinearlo Paolo Rebaudengo, presidente Cida Piemonte, Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità, che nella regione rappresenta 14.500 dirigenti pubblici e privati di tutti i settori economici, che ha promosso il convegno ‘Essere dirigenti oggi: ruolo e responsabilità’. “La sfida principale – ha osservato Rebaudengo – è quella di riuscire a rincorrere e adattarsi a un mondo che sta correndo e che non si capisce in quale direzione. Ci vuole, pertanto, non solo rapidità ma uno sforzo maggiore di sfruttare e utilizzare le competenze in un contesto dove prevale lo scarico di responsabilità su qualunque ruolo organizzativo. Il dirigente deve poter esprimere la propria competenza e la propria professionalità e non può essere responsabile di tutto quello che accade perché il suo compito è quello di risolvere i problemi”. Questo, ovviamente, non prescinde dalla responsabilità che chi ricopre ruoli manageriali sente propria. “Ci sono tanti modi di essere dirigente – ha osservato a questo proposito il presidente di Cida Piemonte – ma in tutti c’è comunque quel senso etico, quel livello di responsabilità che li porta tutte le mattine a prescindere dall’aspetto economico e organizzativo di arrivare alla sera e di portare a casa dei risultati, in una scuola, in un ospedale, in un’azienda, in qualunque attività commerciale e di servizio”. Quanto alla competenza, Rebaudengo ha rilevato che “in un mondo del lavoro che si è evoluto molto rapidamente, la competenza è l’elemento di fondo e non riguarda solo il direttore di un’azienda ma anche, per esempio, il primario di un ospedale, il preside di una scuola: tutti sono chiamati a gestire il proprio business ma anche a governare spazi sempre più ampi, a organizzare un sistema complesso che è un di più che però va fatto altrimenti non riescono ad esprimere la vera professionalità che hanno”. “Questa è la vera sfida che i dirigenti devono affrontare: se il Paese va avanti – ha concluso – bisogna dire grazie a loro perché se c’è qualcosa che funziona è perché c’è gente che riesce a mandare avanti la macchina e, parafrasando una citazione, i dirigenti e più facile criticarli che farne a meno”

Carlo Pareto

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