sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Giovanni Oliverio
Difendiamo la scuola pubblica,
un valore per i socialisti
Pubblicato il 18-03-2017


La Legge 107/2015, la così detta “ la Buona Scuola” del Governo Renzi, ha riservato per il reclutamento dei docenti, a partire dall’anno 2020, un trattamento mortificante ed offensivo alla dignità professionale di un educatore. Infatti, il Governo Gentiloni ha già approvato otto delle nove deleghe previste dalla Legge 107/15. Tra le deleghe approvate ce ne una che riguarda il reclutamento dei futuri docenti. Per la prima volta nella storia della Pubblica Istruzione, il superamento di un concorso pubblico non garantirà più, per i docenti, il conferimento di un contratto a tempo indeterminato, ma solamente un contratto a tempo determinato di formazione individuale di durata triennale e con un trattamento economico previsto per i primi due anni pari a Ottocento euro mensili.

La nuova generazione dei docenti avrà meno diritti, sarà esposta al volere discrezionale dei dirigenti scolastici ed ad un umiliante lungo e sottopagato apprendistato.

Tutto ciò viola palesemente il principio di esclusività nell’accesso al tempo indeterminato con il rischio di dar luogo ad ulteriori contenziosi già pendenti nei confronti del MIUR.

Un altro punto dolente riguarda il futuro delle graduatorie di Istituto. Esse verranno soppresse e secondo alcune anticipazioni è probabile che per le supplenze si utilizzeranno i docenti tirocinanti nelle scuole.

Ma la genialità si trova al comma 131 della legge 107/2015, che recita testualmente:” a decorrere da Settembre 2016 non si potranno più superare i 36 mesi di servizio con incarichi a tempo determinato su posti liberi e vacanti”. Il che vuol dire che da settembre 2019 anche nella Scuola ci saranno gli “esodati” e si tratterà di persone che avranno raggiunto  la bella età di 40/50 anni.

Noi Socialisti ci mobilitiamo di fronte a queste scelte sciagurate che non fanno altro che favorire la Scuola privata  a tutto danno di quella pubblica.

Chiediamo a chi di dovere di difendere la Scuola Pubblica in Parlamento ed in ogni altra sede.

E’ un dovere dei Socialisti  investire nella Cultura per sperare in un futuro migliore per le nuove generazioni.

Giovanni Oliverio

N.B. Il suddetto o.dg., sottoscritto da undici delegati al congresso provinciale del PSI,è stato presentato e commentato all’assemblea dal Segretario Cittadino del Psi di San Giovanni in Fiore, Giovanni Oliverio. Approvato all’unanimità e trasmesso alla Commissione Nazionale per il Congresso che si terrà a Roma il 18 e 19 Marzo 2017. L’assemblea ha eletto 20 delegati nazionali, tra i quali Pierino Lopez e Giovanni Oliverio.

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Commenti all'articolo
  1. Sul finale di questo appassionato articolo si legge di “scelte sciagurate che non fanno altro che favorire la Scuola privata a tutto danno di quella pubblica”, e io non sono in grado di esprimermi con cognizione di causa in una materia che non conosco, e men che meno entrarvi nello specifico, ossia negli aspetti più squisitamente tecnici ed organizzativi..

    Per ragioni anagrafiche io ricordo infatti la Scuola di un tempo, e della situazione attuale percepisco soltanto ciò che ognuno di noi può apprendere dagli organi di informazione, ma non metterei in contrapposizione pubblico e privato, anche considerando quel filone di pensiero che reputa benefica per il primo la “concorrenza” del secondo, e viceversa, in tutti quei settori dove ciò si rende fattibile.

    E vi è altresì chi ritiene, non irrealisticamente perlomeno a mio modo di vedere, che una tale convivenza, e reciproco bilanciamento, possa evitare la tentazione di privatizzare i servizi in modo generalizzato, tentazione che periodicamente sembra riaffiorare, e forsanche per evitare un tale rischio, se la memoria non mi tradisce, nacque in casa socialista, negli anni Ottanta, l’idea del buono Scuola, spendibile dalle famiglie sul versante pubblico o su quello privato.

    A me sembra infine, pur non avendo assoluta certezza dei luoghi dove questo succede, che fuori dai nostri confini non manchino gli esempi che starebbero a dimostrare come la formula “tutto pubblico” o “tutto privato” non abbia dato i risultati attesi, e se così effettivamente fosse io credo che ne dovremmo tener conto, traendovi pure un qualche spunto “operativo”.

    Paolo B. 19.03.2017

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