giovedì, 25 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

NODO MAGISTRATI
Pubblicato il 30-03-2017


Magistrati-BuemiVia libera della Camera al ddl in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione di incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali. Il testo, che deve tornare in terza lettura al Senato, è stato approvato con 211 sì, 2 no e 29 astenuti. L’assemblea della Camera, dopo un lungo dibattito, ha superato lo scoglio dell’articolo 6 del disegno di legge sulla candidabilità e l’elezione dei magistrati in politica inserendo un divieto della durata di i tre anni a ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi per i magistrati che al termine del mandato parlamentare decidano di essere ricollocati all’Avvocatura dello Stato.

Si tratta del cosiddetto emendamento Giachetti, primo firmatario. “Con l’approvazione all’unanimità dell’emendamento che prevede l’istituzione di una banca dati sul sito della Presidenza del Consiglio in cui è raccolto – ed è dunque pubblicamente consultabile – l’elenco dei magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari e degli avvocati e procuratori dello Stato in posizione di fuori ruolo, il Parlamento ha colmato una lacuna che ci portavamo dietro da anni, corrispondendo a un’esigenza di trasparenza”. Lo afferma

in una nota lo stesso Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e deputato Pd. “Nel 2012, infatti, – continua – presentai un ordine del giorno, col medesimo testo, al decreto anticorruzione (poi convertito in legge 6 novembre 2012 n. 190) che fu accolto dal Governo di allora. Ma a distanza di 5 anni, in realtà, l’unica banca dati pubblicamente consultabile è quella presente sul sito

del Csm nella quale sono elencati esclusivamente i magistrati ordinari in posizione di fuori ruolo, il che determina al contempo una disparità nell’applicazione della norma e un’evidente incompletezza nella pubblicita’ delle informazioni. Con l’emendamento passato oggi si sana questa anomalia e lo si fa attraverso una determinazione circoscritta, operativa e definitiva”, conclude Giachetti.

Con l’approvazione di questo emendamento, che ieri era stato accantonato dopo un lungo dibattito all’interno, la maggioranza trova la quadra. Il ministero della Giustizia, e candidato Pd alle primarie, Andrea Orlando, non era d’accordo con il contenuto dell’emendamento e il Mef aveva evidenziato problemi di copertura. Durante il comitato dei diciotto, quindi, la proposta è stata riformulata con l’aggiunta di una copertura finanziaria di 20mila euro.

Nella dichiarazione di voto, il deputato socialista Oreste Pastorelli non nega che si tratta di un primo passo per sanare una anomalia tutta italiana. Ma restano comunque delle perplessità. “E’ evidente – ha affermato Pastorelli – che quando un magistrato entra a far parte del sistema politico la sua terzietà ne risulta indiscutibilmente compromessa, quella passata come quella futura. Non si vuole negare a un magistrato la libertà di candidarsi, ma occorre fare una scelta chiara e definitiva per la sua credibilità, anche in difesa del cittadino, che ha il sacrosanto diritto di sentirsi giudicato senza avere neppure lontanamente il timore di un pregiudizio”. “Certo – prosegue il parlamentare socialista – che se a fianco di tale legge, ce ne fosse un’altra (che noi da tempo chiediamo) che stabilisse la separazione effettiva delle carriere dei magistrati, il problema di un ritorno dalla politica alla magistratura sarebbe più facilmente regolabile. Con questo provvedimento, però, almeno si rallenteranno e si selezioneranno i passaggi tra magistratura e politica”.

Critiche le opposizioni. Da Forza Italia, che parla con Brunetta di porte girevoli e definisce il provvedimento “annacquato”, una sorta di “mediazione al ribasso per il Pd amico delle toghe”, al Movimento 5 Stelle per il quale è “una legge che non rispetta il lavoro di quei magistrati che ogni giorno sono nelle procure e nei tribunali a lavorare”.

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