lunedì, 24 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Giustizialismo e garantismo.
Un confronto che non c’è mai stato
Pubblicato il 22-03-2017


Giustizialismo, garantismo. Parole di uso corrente nella polemica politica. Ma che, forse proprio per questo, stentano a trovare una definizione oggettiva.

Curiosamente e quindi più significativamente la difficoltà è di gran lunga maggiore nel secondo caso. Il partito giustizialista potrà essere descritto come partito dei giudici o delle procure, ma per trovare una descrizione accettabile se riferito a quanti credono nel ruolo centrale della magistratura nel combattere la corruzione; non solo attraverso la individuazione/punizione di reati ma anche e soprattutto combattendo i vizi e promuovendo le virtù pubbliche e private.
Ciò detto, chi sono invece i garantisti? Quelli che non si pongono problemi rispetto all’innocenza o meno dell’imputato sino all’ultimo grado di giudizio? Andiamo… Quelli che lo difendono sempre e comunque? Come sopra. Semmai dovremmo definirli come coloro che ritengono che il compito di combattere la corruzione e, a maggior ragione, di difendere la moralità della politica, spetti alla politica e ai politici e non alla magistratura. Dovremmo, ma non possiamo; perché, nella pratica questa rivendicazione, con gli obblighi concreti che ne derivano non è stata fatta realmente da nessuno.

Esemplare, da questo punto di vista, il caso Minzolini.
In primo luogo per il merito della questione. Abbiamo un signore che un po’ di meno o un po’ di più di migliaia e migliaia di altri, si è avvalso della “facoltà consuetudinaria” di scaricare sulla sua ditta (per dirla come Bersani…) le sue spese personali. Restituendo poi il maltolto, non sappiamo se prima o dopo la sua definitiva condanna. Merita, per questo, di essere sottoposto all’indegnità nazionale e al pubblico ludibrio con la sua decadenza da senatore? La risposta è certamente no. In linea di principio e in linea di buonsenso. In linea di principio non spetta ai magistrati stabilire chi può o non può sedere in Parlamento. In linea di buonsenso questo compito spetta ai partiti deciderlo e al loro codice etico. Ci si dirà che in Germania carriere onorevoli sono state interrotte perché il protagonista era andato in vacanza con l’amante o aveva copiato la tesi di laurea; ma la Germania è la Germania e noi, vivaddio, siamo italiani. E nel contesto della società italiana di oggi, come di molte altre società a democrazia liberale l’avere pasticciato sugli scontrini non costituisce motivo d’indegnità che porti alla esclusione dai pubblici uffici.

Il fatto è però che il nostro Parlamento non era chiamato ad un giudizio di merito. Un giudizio su cui si potesse concedere libertà di coscienza o tirare in ballo, parlando a vanvera, “fumus persecutionis”, “lettura delle carte” oppure “sana ribellione di fronte alle Procure”.  Si trattava, molto più semplicemente, di stabilire se una legge, votata dallo stesso Parlamento appena quattro anni fa, andasse applicata oppure no. E la risposta era, ovviamente, contenuta nella stessa domanda. Essersi rifiutati di applicarla, e con argomenti speciosi, è dunque certamente uno scandalo dal punto di vista formale e anche di merito. Ma, nel merito, è stato anche oggettivamente vergognoso l’aver votato la legge Severino quattro anni fa.

Dalla vicenda, ulteriore benzina per il fuoco giustizialista. Alimentato del resto da un sistema che, incapace di misurarsi sulle cose, affida lo scontro al giudizio sulle persone; e da un pubblico di moralisti a prezzo di saldo che hanno bisogno dello scandalo quotidiano. Ma il disegno giustizialista non porta da nessuna parte; è una specie di supplizio di Sisifo in cui più si spinge la pietra più questa tende a rotolare all’indietro.
Per il garantismo, quello vero, quello che difende le prerogative, il senso, la dignità della politica, con i suoi diritti e i suoi doveri nessun indice di sconfitta. Piuttosto un definitivo certificato di non esistenza. Ad occupare la scena, oggi come ieri e l’altroieri, la sua volgare contraffazione.
Perchè è certamente una volgare contraffazione del garantismo il comportamento seguito dalla politica nei confronti della magistratura, da decenni a questa parte.
Agli inizi, la rinuncia a regolamentare, tutti insieme, il rapporto tra politica e denaro nel nuovo contesto italiano e internazionale che non consentiva più le vecchie pratiche. Poi la vergognosa ricerca del capro espiatorio in in contesto in cui nessuno era in grado di scagliare la prima pietra. Poi l’uso della questione morale come unica arma nel confronto politico. e ancora, anno dopo anno, il silenzio-assenso di fronte ad una magistratura che si andava trasformando da custode del diritto in portabandiera della virtù; con una serie di inchieste in cui erano chiari i colpevoli ma indefinito il reato. E, ancora e infine con reazioni, individuali e di gruppo di segno chiaramente corporativo: ricorrendo ad ogni messo per difendere sé stessi ma anche per colpire i propri avversari.

In conclusione è probabile che il giustizialismo si distrugga da solo: non sappiamo però a quale prezzo. In quanto al garantismo se c’è batta un colpo… Almeno con una diffida ai suoi improvvidi rappresentanti.
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