domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Sud e bonus. Gli sgravi
per giovani e disoccupati di lunga durata
Pubblicato il 14-03-2017


Si punta su alternanza e apprendistato

SGRAVI 2017 PER LE IMPRESE

Con la fine degli incentivi generalizzati, da quest’anno le agevolazioni per le imprese sono mirate essenzialmente alle assunzioni di giovani e disoccupati di lunga durata. Se il biennio 2015-2016 è stato caratterizzato dalla decontribuzione per tutti i nuovi ingressi a tempo indeterminato, comprese le stabilizzazioni, dallo scorso 1° gennaio sono operative tre nuove tipologie di incentivi, destinati a promuovere l’occupazione al Sud, di under29 coinvolti nel programma Ue «Youth Guarantee», di tirocinanti e apprendisti. Benefici che si sommano a quelli in vigore da anni, destinati alle altre tipologie di apprendistato, all’assunzione degli over 50, delle donne (misure che oggi, con la fine degli sgravi targati Jobs act – e in attesa del taglio generalizzato del cuneo promesso dal governo per il 2018 – potrebbero recuperare appeal).

Bonus Sud

La prima agevolazione è finalizzata ai datori di lavoro di otto regioni italiane (Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo, Molise e Sardegna) che assumono con contratti a tempo indeterminato (anche a scopo di somministrazione), o di apprendistato professionalizzante, o nel caso di rapporto part-time e di trasformazione a tempo indeterminato del contratto a termine. Interessa giovani disoccupati (senza lavoro) tra i 15 e i 24 anni, o con più di 24 anni se privi di impiego senza lavoro regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, a condizione che non abbiano avuto rapporti di lavoro negli ultimi sei mesi con lo stesso datore (a meno che non si tratti di una trasformazione a tempo indeterminato). Si tratta di uno sgravio totale dei contributi previdenziali con il tetto di 8.060 euro annui per una durata massima di 12 mesi, che si applica per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017, come prefigurato da un decreto dell’Anpal. Lo sgravio finanziato con 530 milioni di Fondi strutturali europei, non è cumulabile con altre misure di vantaggio.

Giovani under 29

Il secondo incentivo è riservato ai datori di lavoro, che operano su tutto il territorio nazionale, che assumono giovani non occupati e non impegnati in percorsi di istruzione o formazione con contratto tempo indeterminato (anche a scopo di somministrazione), contratto di apprendistato professionalizzante, contratto a tempo determinato (anche a scopo di somministrazione) di durata iniziale di almeno sei mesi. Destinatari della misura finanziata con 200 milioni sono gli iscritti a Garanzia giovani tra i 16 e i 29 anni, come stabilito da un secondo decreto Anpal . Anche in questa fattispecie è previsto lo sgravio totale dei contributi previdenziali per il lavoratore assunto nel 2017 con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato (con un tetto di 8.060 euro annui per un massimo di 12 mesi), mentre in caso di assunzione a termine per almeno sei mesi, lo sgravio è del 50% (e il tetto si dimezza a 4.060 euro annui). Entrambe queste agevolazioni sono fruibili dalle imprese nei limiti del regime “de minimis” (per non incappare nelle procedure sugli aiuti di Stato). «Con la fine della decontribuzione totale – ha spiegato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – si è deciso di dirottare le risorse europee disponibili per obiettivi specifici, ovvero alle imprese che assumono al Sud dove la disoccupazione è più alta o che, in tutta Italia, puntano sui giovani, Ci siamo focalizzati su due segmenti deboli del mercato del lavoro, in attesa del taglio strutturale del cuneo fiscale che scatterà il prossimo anno».

Studenti in alternanza

Quanto alla terza novità, si tratta della decontribuzione per i datori che assumono con contratto a tempo indeterminato o in apprendistato giovani che hanno già svolto presso lo steso datore attività di alternanza scuola-lavoro, o, se universitari, tirocini curriculari, o effettuato un periodo di apprendistato duale. Anche in questo caso l’incentivo si applica alle assunzioni effettuate dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, sotto forma di sgravio totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto di 3.250 euro annui per un massimo di 36 mesi. Le risorse sono state stanziate dalla legge di Bilancio 2017 (7,4 milioni quest’anno) per il bonus che sarà erogato dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande, nei limiti delle risorse disponibili. «Il nuovo sistema di incentivi per il 2017 si caratterizza per una forte discontinuità con quelli applicati nel biennio precedente – ha commentato il giuslavorista Giampiero Falasca -. A prescindere dalle polemiche politiche che hanno accompagnato il precedente sistema, non c’è dubbio che il meccanismo previsto nel 2015 e, con forme meno convenienti, nel 2016 avesse un grande pregio: la chiarezza e semplicità applicativa, in quanto il datore di lavoro sapeva già al momento dell’assunzione se poteva fruire dell’incentivo. Con le nuove regole, si torna a sistemi – storicamente poco efficaci – caratterizzati da complesse griglie di accesso, e da un’incertezza sull’effettiva applicabilità del beneficio. L’incidenza di questi sistemi sulla decisione di assumere è molto ridotta».

Dal telelavoro agli asili

STATALI, NOVITA’ PER MAMMA E PAPA’

Cambiare il pubblico impiego non solo contrastando gli assenteisti, ma anche attraverso nuove formule che abbattano le barriere casa-ufficio. L’obiettivo da centrare, infatti, non è quello di totalizzare quante più ore possibili davanti alla scrivania, ma raggiungere dei target per servizi pubblici funzionanti e di qualità. Sarebbe questa la strategia del governo, a lavoro su una direttiva ad hoc, prevista dalla riforma Madia, che punta proprio sullo smartworking, ovvero su soluzioni innovative e ‘family friendly’, per aiutare chi è dipendente e anche genitore. D’altra parte l’immagine dell’impiegato pubblico, nonostante l’era digitale, non è cambiata molto negli anni, anzi nei decenni. Spinta al telelavoro, part-time più semplice e un sistema che porti a stringere accordi tra amministrazioni e asili nido e tra enti per campi estivi (servizi aperti durante i periodi di chiusura delle scuole) dedicati ai figli dei dipendenti: è questa la ricetta che sta preparando il ministero della P.a. insieme al dipartimento per le Pari opportunità. Insomma le novità per gli statali sembrano non finire: oltre al Testo Unico, appena deliberato in Cdm, ci saranno quindi misure per migliorare la conciliazione vita-lavoro. In realtà anche il rinnovo dei contratti potrebbe riservare qualche sorpresa in materia, magari giocando sulla flessibilità oraria. Intanto si parte da quanto detta la riforma Madia, in cui si stabilisce che, laddove ci siano richieste, almeno il 10% dei dipendenti entro il 2018 debba essere messo in condizione di prestare servizio attraverso nuove modalità spazio temporali di gestione del lavoro. Oggi, ultimi dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato, la quota di statali in telelavoro è quasi pari a zero. Basti pensare che lo schema flessibile più tradizionale, il part time, è al 5,6%. Non solo, la capacità di organizzare l’ufficio tenendo conto delle necessità di chi è genitore dovrebbe rientrare nei canoni di valutazione del team. Senza perdere d’occhio l’efficacia e l’efficienza del servizio, per cui l’impatto dello smartworking sarebbe soggetto a un monitoraggio specifico. Le questioni saranno affrontate nella direttiva a cui sta lavorando la ministra della P.a, Marianna Madia. La conciliazione vita-lavoro non è stata comunque toccata dal nuovo Testo Unico del pubblico impiego, che rimane ancora al centro del confronto con Cgil, Cisl e Uil. L’approdo del decreto in Cdm non ha infatti esaurito il confronto in atto.

Inail fa chiarezza

SORVEGLIARE A DISTANZA COLF E BADANTI E’ POSSIBILE

Colf, badanti e baby-sitter: si tratta di figure professionali alle quali molte persone affidano la cura dei propri cari (anziani o bambini) e della propria abitazione. Ma è possibile controllare a distanza il loro operato mentre non si è in casa, utilizzando un impianto di videosorveglianza? Una nota emessa recentemente dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (8 febbraio 2017 prot. N. 1004) aiuta a fare chiarezza su questo punto. Innanzitutto l’Inail specifica che per ‘lavoro domestico’ si intende “l’attività lavorativa prestata esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro (art. 1, legge 339/1958), che ha per oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico diretti al funzionamento della vita familiare”. Tale attività viene svolta nella casa abitata esclusivamente dal datore di lavoro e dalla sua famiglia (non in un’impresa organizzata e strutturata) e pertanto – come ha affermato la Cassazione nella sentenza n. 565 del 1987 – “per la sua particolare natura si differenzia da ogni altro tipo di lavoro”. Il lavoro domestico non è soggetto alla tutela dello Statuto dei lavoratori (come nella parte relativa all’estinzione del contratto, che può avvenire ‘ad nutum’, ovvero senza che il dipendente possa opporsi) e si sottrae all’applicabilità dei limiti e dei divieti di cui all’art. 4 della legge n. 300/1970, che riguarda l’installazione di telecamere sul luogo di lavoro. Chi intende installare un sistema di videosorveglianza all’interno della propria abitazione può farlo dunque senza richiedere il via libera alla sede competente dell’Ispettorato territoriale. Tuttavia il datore è tenuto comunque a rispettare la disciplina sul trattamento dei dati personali, “essendo confermata la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza”.

Il giuslavorista

SU VOUCHER PIU’ CONTROLLI E TUTELE PER EVITARE REFERENDUM

Più controlli stringenti sugli abusi e più tutele per i lavoratori, a partire da indennità di maternità e disoccupazione. Questa la strada che il governo potrebbe seguire, secondo il giuslavorista Vincenzo Ferrante, ordinario di Diritto del lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano, per intervenire sui voucher ed ‘evitare’ il referendum, mantenendo uno strumento “che combatte il lavoro nero e rientra tra le forme semplificate richieste dall’Ue”. “Innanzitutto – ha recentemente spiegato a Labitalia Ferrante – c’è stato un intervento stringente a settembre 2016 sull’utilizzo dei voucher. L’utilizzatore, infatti, deve, un’ora prima dell’utilizzo, inviare un sms con il codice fiscale del lavoratore impiegato. Si tratta di una restrizione appunto stringente e infatti l’Inps a fine anno ha registrato un calo nell’utilizzo dei voucher”. Quindi, per il giuslavorista, si “deve continuare su questa strada, sempre più controlli e tracciabilità per evitare abusi”. “I controlli devono essere fatti dall’Ispettorato nazionale del lavoro, previsto dal Jobs act, e a questo riguardo si dovrebbero realizzare almeno 500 o più assunzioni di personale da inserire nell’Ispettorato per i controlli”. Inoltre, ha proseguito Ferrante, sono necessarie tutele in più “per i lavoratori come il trattamento di maternità e di disoccupazione”. Con questi interventi, ha sottolineato il giuslavorista, “avremmo uno strumento utile ad evitare il lavoro nero e che ci chiede anche l’Ue quando prevede forme semplificate nel caso di aziende che non possono e non vogliono assumere personale per un periodo troppo ristretto”.

Carlo Pareto

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