venerdì, 23 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

I novant’anni di Rino Formica
Pubblicato il 01-03-2017


Ho conosciuto Rino Formica quando ero un ragazzo. Partecipavo alle riunioni della corrente autonomista in vista del congresso di Genova dell’autunno 1972. Nenni era il punto di riferimento anche se agli incontri di gruppo si negava. C’era Bettino Craxi, e con lui Mario Zagari, poi Venerio Cattani, che non era stato eletto nel suo collegio di Ferrrara, Bologna e Romagna e ce l’aveva con De Martino anche per questo. C’era Loris Fortuna alle prese con la legge sul divorzio. C’erano il romagnolo Stefano Servadei e il presidente della regione Toscana Lelio Lagorio. E c’erano i giovani Claudio Martelli e Ugo Finetti, allora vice segretario della Fgsi. Ma c’era soprattutto Rino, barese, sorridente, affabile, colloquiale.

Formica era il trait d’union del gruppo. Rino fu protagonista della Conferenza nazionale di organizzazione che si svolse a Firenze nel 1975 disegnando un modello di partito moderno, che uscisse dagli schemi morandiani in cui ancora risultava confinato e quando Craxi fu segretario del Psi, dal 1976, continuò a fungere come referente della periferia. Sempre disponibile, sempre pronto alla battuta, sempre alle prese con proverbi e citazioni che poi venivano riprese in formichese, un modo di commentare che fuoriusciva sempre dal politichese. Se avevi bisogno di un’informazione, di un giudizio politico, di una previsione ti rivolgevi a lui che ti anticipava la risposta senza farti finire la domanda.

Rino Formica é stato ed é tuttora, a novant’anni suonati, una delle menti più lucide della politica italiana. A lui ricorrono spesso giornali e tivù per commentare e pronosticare. Sembra oggi più votato a giocare col futuro che non col passato. Anche del suo parla poco, dei suoi ministeri, di quando fu capogruppo, di quando appoggiò Craxi e di quando lo criticò e ne prese le distanze. Di quando capì in anticipo con Martelli la crisi del Psi. Dopo la fine del partito si rintanò nel suo ufficio di via Quattro novembre per pensare e scrivere. Per elaborare e leggere il futuro. Si era scostato solo una volta dallo sguardo in avanti. Quando, da ministro dei Trasporti, dopo la strage di Bologna del 1980, un giornalista gli chiese chi fosse stato, chi fosse il mandante, chi c’era dietro e lui rispose secco: “Non sono la zingara”. Sempre diretto e ironico e auto ironico anche di fronte alla tragedia.

O quando Craxi lo inviò da Fanfani perché, con molto tatto, gli confidasse che il Psi apriva la crisi di governo nel 1983 e Rino prese a braccetto il vecchio presidente e gli disse senza indulgenza: “Amintore hai finito con l’alfetta blu”. O quando, ricordo a Reggio Emilia, dopo un comizio alla festa dell’Avanti del 1981 di fronte a uno che gli gridava P2, scese dal palco e lo affrontò con queste parole, condite con la sua erre roteante: “Cretino, lo scandalo l’ho fatto scoppiare io”. Quante storie mi sovvengono nel ricordo di Rino che oggi compie novant’anni. Gli auguro ancora tanti anni di vita, perché della sua mente libera e creativa ne hanno ancora bisogno i socialisti e gli italiani. Caro Rino sappi che l’Avanti e il Psi anche oggi ti sono vicini con enorme gratitudine e infinito affetto.

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Commenti all'articolo
  1. Oltre che per la sue testimonianze socialiste nell’attività politica, lo ricordo per due incontri diretti: uno a Bertinoro in occasione di un Raduno della Rosa nel Pugno ed uno a Ravenna.
    In quest’ultima occasione presi diversi appunti sulla mia Agenda che dimenticai sulla sedia e che poi non riuscii a recuperare. Mi è rimasto il rammarico di quella perdita perché i concetti espressi, riallaciandosi al passato ti facevano comprendere il presente ed intuire il futuro.
    Invitalo a scrivere qualche Fondo per l’Avanti. Oltre a farci piacere ci sarà anche utile
    Anch’io mi sento tanto vicino e grato a Rino a cui invio un forte abbraccio.
    Nicola Olanda

  2. Non ho l’onore di conoscere Rino Formica, ma di lui ricordo con simpatia le dichiarazioni oneste e anticonformiste sulla vendita illegale di sigarette. Con quelle dichiarazioni Formica diede scandalo ma in sostanza non fece altro che denunziare le complicità e le ipocrisie che si celavano dietro al contrabbando.
    Non deve essere stato certo facile essere ministro dei trasporti nell’annus horribilis delle stragi di Ustica e Bologna.
    Auguri vivissimi!
    Mario Mosca.

  3. Bei tempi il 1972, avevo ben 25 anni , gente di altra statura, ero un invitato al congresso come autonomista, mi fece da guida Gino Luppi.
    Due episodi mi fecero pensare che il socialismo è speranza e la speranza, grazie a noi non tramonta mai . Entrò nel congresso la madre di Salvatore Carnevale, fù un tribudio, ci spellammo le mani per applaudirla.L’ altro episodio fu il mio abbonamento alla rivista Listy di Jiuri Pelikàn l’esule della primavera di Praga che noi e solo noi appoggiammo ,mandandolo al Parlamento Europeo. Di quel congresso ricordo anche che noi autonomisti eravamo a Santa Margherita Ligure e li ebbi occosione di conoscere e sentire Nenni , Zagari e Craxi, cosi mi cementai nell’idea di partito che tuttora non ho abbandonato. Formica non ho avuto occasione di incontrarlo, ma ho seguito la sua azione politica, di lui ricordo le sue tante azioni di governo, ma sopratutto una frase, anticipatrice dell’amaro destino che ci attendeva di li a qualche anno , la frase che disse sul partito di Torino era ” IL CONVENTO E’ POVERO MA I FRATI SONO RICCHI”.
    Io sono a Torino dal 1970, ma la mia formazione politica si è costruita in Emilia, rileggere qui di Cattani, Servadei ,Fortuna, Nenni ,Zagarì, Craxi che con tanti altri, (a Torino Calsolaro),seppero dare al PSI una linea ,un progetto politico che lo portava ad essere protagonista positivo nel paese e nella sinistra italiana, mi ha ridato la carica. Ora siamo pochi e inninfluenti , ma se sapremo trarre insegnamento dagli autonomisti del passato e dal Formica ancora ben presente, di fronte ad una sinistra non più sinistra . sparsa in mille rivoli, vittima di ” Inutil Scissioni” come direbbe Rossini, senza più nessuna cultura politica di riferimento se non un generico PROGRESSISTA, noi possiamo tornare punto di riferimento per una sinistra di buon governo, ma non solo possiamo essere , ma abbiamo il dovere di tornare ad essere un punto di riferimento, per il bene dell’Italia.
    Di ciò che dobbiamo essere ,un esempio chi ci potrebbe sostenere nella formulazione di un nuovo progetto politico lo possiamo avere dagli atti del convegno che tenemmo a Città di Castello, per me fu entusiasmante.
    In questo fine settimana conto di stilare una nota integrativa alla mozione congressuale, che vedrò di far circolare a dispetto dei tempi ritretti, con il solo scopo di illustrare meglio alle compagne e ai compagni, quella che per me è la linea politica da tenere da qui in avanti.
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    consigliere nazionale off.molinari@libero.it

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