domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Calenda Pensiero
Pubblicato il 03-03-2017


Il ministro Calenda da qualche tempo fa delle dichiarazioni che messe insieme delineano una strategia di politica economica che fa giustizia delle chiacchiere in libertà che dilagano sui di battiti televisivi e non solo. “Per creare lavoro e reddito non esistono scorciatoie, non esistono invenzioni di redditi, invenzioni di lavori, invenzioni di bonus” E per meglio precisare le sue affermazioni ribadisce la sua preferenza sulle politiche dell’offerta piuttosto che su quelle della domanda. Afferma inoltre che il Governo Renzi ha varato il più importante programma di politica industriale degli ultimi anni. Appare chiara la polemica contro chi sostiene come i pentastellati e lo stesso Berlusconi una mera distribuzione di risorse per potenziare lo sviluppo (il cosiddetto reddito di cittadinanza), ma emerge anche una critica alla distribuzione di “bonus”, a partire – aggiungo io- da quella strampalata operazione degli 80 euro. Alla base di queste iniziative c’è la diffusa opinione che la nostra crisi derivi da una scarsità di consumi collegata alla carenza dei redditi. Dunque, sostengono i “domandisti”, distribuiamo più risorse, anche se aumenta il disavanzo,così aumentano i consumi che provocano la ripresa della produzione di beni e servizi. Ma la domanda globale non è fatta di soli consumi, ma di investimenti ed esportazioni. Per chiudere il discorso altrimenti troppo lungo, basterebbe accennare all’enorme differenza dei moltiplicatori di sviluppo che connotano le spese correnti dagli investimenti pubblici, ma c’è di più. A differenza degli investimenti che si traducono totalmente e con effetti moltiplicativi sulla domanda globale, spesso le erogazioni di risorse in buona parte vanno a risparmi e la parte che si traduce in consumi in parte alimenta le importazioni. A tale riguardo le verifiche ex post del bonus 80 euro hanno dato risultati non entusiasmanti dal momento che meno del 50% del bonus sarebbe stato consumato. Una domanda sorge spontanea, come si suol dire. Anche Calenda come Padoan ha approvato quella decisione. Certo, in quel momento dove si pensava di dare una svolta storica alle prospettive economiche e politiche del nostro paese l’iniziativa presentava il carattere di un atto di sacrificio per avviare la grande operazione di trasformazione del paese, con nuove istituzioni, nuova classe dirigente, nuova politica economica. Le cose sono andate diversamente e i bonus hanno lasciato un segno ma solo sul debito pubblico. Ma occorre dare onore al merito al Governo Renzi di tante altre misure che in qualche modo aprono prospettive positive all’ammodernamento del nostro apparato industriale. Comunque più dei singoli provvedimenti vale la presa di posizione di affermare l’utilità di una politica industriale che in ambienti più radicalmente liberisti viene considerata una illecita interferenza alla libertà d’impresa e un vero e proprio ostacolo allo sviluppo. Ma un’ambiziosa politica dell’offerta non può lasciare inerte lo Stato. La ricerca, l’innovazione tecnologica, l’ammodernamento dei servizi e in genere della produzione deve trovare lo Stato protagonista, come del resto è stato in passato quando molti settori della grande industria del nostro paese promossi dallo Stato hanno brillato tra i paesi più industrializzati. Mi si lasci dire che nelle affermazioni di Calenda c’è un po’ di socialdemocrazia. Si spera che in futuro questo orientamento non venga macchiato da altre tentazioni populiste.

Nicola Scalzini

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