venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il compagno Eugenio Bozzello
e i suoi 70 anni di tessera socialista
Pubblicato il 13-03-2017


Una vita intensa e coerente, sia in politica che nelle istituzioni. Non bastano queste parole per descrivere Eugenio Bozzello Verole, più volte senatore della Repubblica, oltre che padre della sinistra canavesana. Per oltre cinquant’anni non ha mai smesso di lavorare per la sua amata città, per la sua terra e per il Bel Paese. Un impegno costante e duraturo, premiato con incarichi prestigiosi. E’ stato per dieci anni presidente del comitato di Ivrea della Croce Rossa Italiana, presidente dell’Unione  sportiva calcio Castellamonte, vice presidente regionale del Piemonte e nazionale dell’associazione nazionale bande musicali (Anbima), sindaco del parco nazionale Gran Paradiso dal 1970 al 1980, consigliere provinciale dal 1970 al 1980, assumendo la responsabilità di assessore allo sviluppo sociale, al lavoro, ai trasporti e alla viabilità. E’ stato consigliere comunale della città della Ceramica e per ben tre volte ha indossato la fascia tricolore di primo cittadino castellamontese. In questi anni è stato insignito di numerosi illustri riconoscimenti: 1971 Cavaliere della Repubblica, 1976 Cavaliere Ufficiale, 1992 Grand’ufficiale al merito della Repubblica Italiana, 2003 Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana, insignito dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Della sua prolifica attività parlamentare, invece, si possono citare alcuni disegni di legge a sua firma, come primo firmatario e cofirmatario, come: la legge a favore delle piccole e medie imprese, i riconoscimenti ai donatori del sangue, la legge quadro sul volontariato e la legge sugli obiettori di coscienza. Un vero leader al servizio del cittadino. “Ho iniziato nel 1944 come staffetta partigiana – racconta Bozzello nel libro Da Mirafiori a palazzo Madama – portando un messaggio che annunciava un rastrellamento in Valle Sacra al comandante Piero Falsetti del gruppo Sale e Peppino Sclaverano del gruppo Villa. Quel messaggio, portato da un ragazzo di appena 16 anni, salvò la vita a molti partigiani. Finita la guerra, sono stato assunto in Fiat come allievo e poi come modellatore del legno. La mia attività è iniziata nella fabbrica, in qualità di segretario del Nas – nucleo aziendale socialista. Nel Partito Socialista la mia iscrizione avvenne nel 1947. Questa battaglio l’ho affrontata con spirito di servizio; per me la politica era ed è rimasta una missione. Essere utile, lavorare per risolvere i problemi”. Interprete della sua gente e della sua terra: “L’attività politica – chiosa nel suo libro Bozzello – non è un lavoro solitario. Dal confronto di idee e di esperienze derivano talvolta spunti e suggerimenti importanti per la soluzione di questioni ancora in sospeso. In Canavese bisogna essere coscienti che, senza il coinvolgimento di tutto il territorio, non risolveremo nulla, non solo per quanto riguarda il turismo, ma anche a livello produttivo e industriale. E’ necessario promuovere lo sviluppo su tutto la zona, uscendo dagli interessi campanilistici e non pensando che ogni sindaco possa risolvere i problemi canavesani da solo. Bisogna impegnarsi tutti insieme per ridisegnare il Canavese”.

“E’ stato operaio ed è cresciuto nel lavoro. E’ vissuto nell’impegno al servizio della collettività. In questo impegno è stata sempre presente la cultura del Canavese, che lui ha custodito, valorizzato, reso fruibile agli altri attraverso le mille iniziative che ha preso come assessore provinciale, come sindaco della città di Castellamonte  e come senatore della Repubblica. E in queste iniziative ha manifestato appieno le doti migliori dei suoi conterranei”. E’ la testimonianza di Giuliano Amato (politico, giurista e accademico italiano, presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001, giudice costituzionale dal 2013) su Eugenio Bozzello Verole. E’ il modo migliore per descrivere il lungo percorso compiuto dall’ex primo cittadino castellamontese, che quest’anno taglierà il prestigioso traguardo di 70 anni di vita politica e militanza nel Partito Socialista italiano, a cui è sempre rimasto fedele nonostante le alterne vicende del PSI. Passione, interesse, dedizione, impegno, soprattutto sulle tematiche del lavoro e della difesa dei lavoratori, sono i tratti distintivi di una carriera nell’amministrazione della “cosa pubblica” iniziata nel lontano 1947. Nato a Castellamonte il 30 agosto del 1928, la storia di Eugenio Bozzello si intreccia inevitabilmente con quella di oltre cinquant’anni del nostro territorio. Testimone di un’epoca così vicina eppure così lontana. L’immediato dopoguerra tra povertà e speranze, gli studi al Liceo Artistico Felice Faccio e poi la fabbrica. Anche un viaggio di mille miglia inizia sempre con un primo, piccolo e singolo passo. Il 5 febbraio 1946 Eugenio Bozzello entra alla Fiat come allievo. Erano anni difficili, di lotta vera e di grandi battaglie ideologiche. In questo clima inizia il suo impegno sindacale e politico. E’ l’avvio di una straordinaria avventura: da Mirafiori a palazzo Madama, passando per l’elezione in Provincia nel 1970 con l’incarico di assessore allo sviluppo sociale. Ricordi che Bozzello ha messo nero su bianco in un suggestivo volume autobiografico: “Nel 1976, la prima volta che mi hanno candidato, abbiamo perso un quoziente; eravamo tre senatori e siamo andati a due. Poi venne la successiva tornata nel 1979 e fui eletto come primo del Piemonte. Significava che avevamo lavorato bene. Siamo passati da essere “il primo escluso” a diventare il “primo eletto”. Devo dire che è stata una grande soddisfazione. Si coronava un sogno dopo tanti sacrifici. Perché far politica sono veramente sacrifici. Pensavi alle lotte sindacali o allo scambio di battute avuto con Umberto Agnelli, quando prima di prendere responsabilità nell’azienda, fece un giro a vedere tutte le aree di produzione, di cui il nostro reparto era il simbolo. Attorno al mio banco, Agnelli era venuto cinque, sei volte in una settimana di visite. Un giorno mi chiese cosa volessi fare da grande e io gli risposi: “Il mestiere di suo nonno”. Quando sono stato eletto senatore della Repubblica mi ha mandato un messaggio “Congratulazioni, hai raggiunto l’obiettivo di mio nonno””. Con grinta e slancio rivestì con ottimi risultati il ruolo di senatore nella ottava, nona e decima legislatura della Repubblica. E’ stato anche Questore del senato dal 19 luglio 1983 al 1 luglio 1987, che – spiega Bozzello – “è un po’ l’amministratore delegato dell’ “azienda” Senato, dato che si occupa del personale, dei parlamentari, del bilancio, dell’etica, dei viaggi; tutto passava al vaglio e alla autorizzazione dei questori che sono tre, In quella legislatura abbiamo costituito il collegio dei Questori”.

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