venerdì, 28 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il piccolo camaleonte
Pubblicato il 03-03-2017


Sputare nel piatto in cui si è mangiato (nel caso in ispecie abbondantemente) è una pessima abitudine entrata nelle costumanze di quegli esponenti della politica che si sono iscritti al mai morto partito dei camaleonti, dei trasformisti, degli specialisti in transumanze che abitano in parlamento e si moltiplicano lungo il corso di una legislatura per poi finire immancabilmente nell’oblìo.

Non esiste  la categoria del tradimento. Ciascun parlamentare è libero di svolgere il proprio mandato come ritiene: paradossalmente  potrebbe  trascorrere il periodo del mandato  cambiando gruppo  tutte le volte che desidera, senza dover provare imbarazzi di sorta.

Esiste però, anche in codesto ambito, la categoria della decenza che il Giovin Signore napoletano, recentemente approdato al gruppo parlamentare  del Pd di Montecitorio (dopo aver fatto una lunga anticamera), pare proprio non conoscere visto che, nelle rare volte in cui qualche cronista si ricorda della sua esistenza, non perde occasione di dare di sé la pessima immagine del rancoroso, tirando in ballo, come in questo caso, argomenti di nessuna verità, rilevanza o attualità ma di molta insolenza.

Vediamo perché.

Su un quotidiano dello scorso 2 marzo, in un pezzo a commento della imbarazzante (per il Pd) questione del tesseramento di Napoli, il cronista ha riportato un’affermazione di cui, se confermata, il Nostro dovrebbe provare un po’ di vergogna: “Nel Psi succedeva anche di peggio”.

Ohibò! Che cosa mai succedeva nel Psi napoletano di cui, sin da ragazzo, il Giovin Signore è stato parte del gruppo dirigente?

E se nel tesseramento di quel partito succedevano cose anche peggiori rispetto a quelle che sono avvenute nel Pd, come mai, divenuto dirigente cittadino, regionale e nazionale il Giovin Signore non le ha mai denunciate? Imitava forse le tre scimmiette?

Probabilmente sì, considerato che la spiegazione la fornisce, con una sfrontatezza oversize, egli stesso: “Almeno a Napoli stavamo al 20%”. In altre parole secondo il Giovin Signore se sei forte elettoralmente puoi permetterti ogni sorta di nefandezza senza che nessuno possa eccepire.

Se non lo sei meriti la gogna e il pubblico ludibrio. Accidenti che (ig)nobile esempio di etica politica!

Detto che i socialisti napoletani, che nel Psi stanno con immutati orgoglio e abnegazione,  oggi devono prendere definitivamente atto di aver nutrito per anni una serpe in seno, farebbero bene a rispondergli a muso duro, chiedendogli conto e ragione di una simile mendace affermazione, non resta che sperare ardentemente che il Giovin Signore trovi nel suo nuovo partito, napoletano e nazionale, pane per i suoi deboli denti di piccolo camaleonte.

P.S. Non sarà difficile, per il lettore,  capire chi è il Giovin Signore.

Emanuele Pecheux

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Stai tranquillo Emanuele. E’ facilissimo capire a chi ti riferisci.
    Credo però, che sarebbe più appropriato definirlo il Giuda Escariote partenopeo anziché il Giovin Signore del Parini.
    Il Giuda partenopeo non conosce la vergogna, e sono convinto che quelli che lo disprezzeranno maggiormente saranno quelli del PD, che per il suo tradimento non lo ricompenseranno neanche con 30 denari.
    Fraternamente da Nicola

Lascia un commento