venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ilva. Slitta termine offerte. Processo resta a Taranto
Pubblicato il 02-03-2017


ilva cimiteroSono giornate importanti per l’Ilva. Da una parte la scadenza delle offerte per la cessione dello stabilimento siderurgico, dall’altra l’annosa questione ambientale, senza dimenticare il processo “Ambiente svenduto” a carico dei Riva. Questa mattina le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato a Taranto, su sua convocazione, il vice ministro al Ministero dello Sviluppo Economico, Teresa Bellenova, per un confronto legato alla gestione della fase di cessione degli stabilimenti Ilva s.p.a., presente anche l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Inoltre i segretari generali di Fim, Fiom, e Uilm, Valerio D’Alò, Giuseppe Romano e Antonio Talò, insieme ad alcune RR.SS.UU. operanti nel sito siderurgico tarantino, hanno affrontato varie tematiche
relative alla situazione Ilva. Al momento però è stato prorogato dal 3 al 6 marzo il termine per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisizione degli asset dell’Ilva. La proroga è stata concessa dai Commissari su richiesta delle due cordate concorrenti. Si tratta della terza proroga di un termine comunque non perentorio. A Mumbai, intanto, il presidente del gruppo Jsw che corre per aggiudicarsi l’Ilva di Taranto, Saijan Jindal, ha detto che se il consorzio Acciai Italia si aggiudicherà l’Ilva “probabilmente ci sarà qualche riduzione dei posti di lavoro e ne parleremo con i sindacati. Ma abbiamo intenzione di portare la produzione a dieci milioni di tonnellate l’anno (dagli attuali sei, ndr). Allora genereremo posti di lavoro”. Jindal ha assicurato che “faremo dell’Ilva uno degli stabilimenti più puliti” e che gli agenti cancerogeni “si possono minimizzare”. “Le particelle polverose saranno riciclate nel giro di due anni – ha spiegato – e in cinque anni ridurremo l’utilizzo del carbone.
Nel frattempo però gli avvocati delle parti civili nel processo ‘Ambiente svenduto’ hanno chiesto la revoca della facoltà d’uso dell’intera area perché l’Ilva “inquina ancora”. Teresa Bellanova e Matteo Renzi oltre ai rappresentanti sindacali degli operai Ilva hanno incontrato un gruppo di avvocati che ha chiesto alla magistratura di fermare la fabbrica e revocare la facoltà d’uso dell’intera area a caldo, sequestrata dalla gip Patrizia Todisco a luglio 2012 perché ritenuta fonte di malattie e morte. “L’Ilva non rispetta l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) e secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale va fermata” è scritto nell’istanza presentata alla corte d’assise di Taranto dai legali di associazioni ambientaliste (Peacelink, Fondo antidiossina, Altamarea, Assoconsum), del partito dei Verdi e di circa 500 cittadini costituiti parti civili al processo “Ambiente svenduto”. Tra questi anche la famiglia Fornaro, il cui allevamento fu abbattuto perché contaminato da diossina.
Inoltre la Corte d’Assise del capoluogo pugliese ha stabilito che resterà a Taranto il processo “Ambiente svenduto” e sfuma la possibilità che i Riva patteggino. La Corte ha rigettato tutte le eccezioni della difesa, in particolare quella dell’avvocato di Nicola Riva, Pasquale Annicchiarico, che chiedeva il trasferimento del processo a Potenza (sede competente a decidere i casi nei quali sono coinvolti magistrati tarantini) perché riteneva parti offese nel processo sia il collegio giudicante sia i pubblici ministeri.
L’altra importante novità è la posizione dell’ex Riva Fire, società del gruppo, oggi denominata “Partecipazioni industriali”. La Corte ha respinto la richiesta dell’avvocato difensore, Massimo Lauro, in attesa della definizione del patteggiamento e del rientro in Italia del “tesoretto” dei Riva, circa 1,3 miliardi, sono ancora nel paradiso fiscale di Jersey. Due dei 47 imputati, e cioè le società Ilva e Riva Forni Elettrici (la prima in amministrazione straordinaria e commissariata da giugno 2013, la seconda, invece, rimasta nella gestione dei Riva) escono dal processo e approdano con la loro istanza di patteggiamento ad un nuovo collegio giudicante. Una terza società che voleva seguire lo stesso percorso, l’ex Riva Fire, a fine 2016 ridenominata «Partecipazioni Industriali», resta invece nel processo e non potrà più patteggiare perché il dibattimento si è aperto da ieri pomeriggio.

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