lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

ILVA verso la svolta. Due cordate per l’acquisto
Pubblicato il 06-03-2017


Ilva-RivaILVA, la più grande acciaieria italiana, dopo le vicende con il Gruppo Riva è al centro di grandi interessi. Oltre al prezzo di acquisto, il gruppo Marcegaglia-ArcelorMittal prevede investimenti per ulteriori 2,3 miliardi.

Nei giorni scorsi ha fatto un passo indietro il gruppo turco Erdemir. Adesso, due cordate, capeggiate da due indiani, si contendono l’acquisizione di ILVA.

Da un lato c’è Lakshmi Mittal patron di ArcelorMittal, numero uno mondiale dell’acciaio, dall’altro Sajjan Jindal numero uno di Jindal South West (JSW). Per sapere chi vincerà bisogna aspettare più di un mese, ma ormai il conto alla rovescia è avviato. Dopo alcune proroghe (l’ultima sembra decisa più che altro per razionalizzare i tempi), oggi entro le ore 12.00 sono state presentate le offerte vincolanti, nessuno dei concorrenti pensa di tirarsi indietro, anzi. Negli ultimi giorni i due colossi siderurgici si sono spesi molto sui media per convincere l’opinione pubblica che la loro sia la migliore offerta per Taranto. ArcelorMittal attraverso la joint Venture Am Investco, si presenta in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia (al 20%). Jindal si presenta con il 35% della cordata Acciaitalia insieme a Cdp (27,5%), Delfin (27,5%)e Arvedi (10%).

Quest’ultimo gruppo, formato con il 65% in mani italiane, in realtà, rappresenta la nascita della cordata italiana per il salvataggio dell’Ilva da sempre vista con uno occhio di favore dal governo. Ieri il consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti presieduto da Claudio Costamagna è stato convocato in via straordinaria per decidere il nuovo piano d’azione in vista della scadenza del termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti. Secondo quanto si è appreso dopo il board, sarebbe stata formalizzata la decisione di dar vita ad una newco, nome sociale AcciaiItalia Spa, che al momento ha come partner Cdp, la Delfin di Leonardo Del Vecchio ed il gruppo Arvedi.

La newco, come anticipato dallo stesso Giovanni Arvedi nei giorni scorsi, è aperta ad altri partner fra cui lo stesso gruppo Erdemir che ha lasciato aperta la possibilità (concessa dal bando di gara) di rientrare nella procedura dopo che la troika di esperti nominati dal governo avranno espresso il loro parere sui piani ambientali presentati dai concorrenti, ovvero verso novembre. Secondo quanto si apprende, nessuno dei tre soci italiani avrà più del 50%. La quota di Cdp dovrebbe aggirarsi intorno al 45%, quella di Delfin fra il 30-35% e Arvedi stare sotto il 20%. A Giovanni Arvedi, titolare dell’omonimo gruppo siderurgico e ideatore del progetto ambientale e industriale per risanare e rilanciare l’Ilva, riandrà la gestione operativa dei complessi siderurgici del Gruppo, ovvero Taranto, Genova e Novi Ligure che, sempre secondo quanto è stato anticipato nei giorni scorsi dall’ingegnere Arvedi agiranno in sinergia con le sue acciaierie di Trieste e Cremona.

Il finanziamento del progetto, sempre secondo quanto si apprende, prevede l’emissione di un bond a cui saranno chiamate a partecipare le banche creditrici dell’Ilva, a partire, secondo quanto risulta all’ANSA, da Intesa San Paolo. Questa cordata dovrà ora vedersela con l’altra cordata in campo costituita dal tandem ArcelorMittal e Marcegaglia. Al momento i due fronti sembrano ben divisi ma la vicenda Ilva insegna che i colpi di scena possono arrivare in ogni momento. Nei giorni scorsi Giovanni Arvedi ha voluto pubblicamente ribadire la sua antica amicizia e stima per la famiglia di acciaieri di Gazoldo degli Ippoliti. Da parte sua Antonio Marcegaglia nel ricambiare la stima ha però ribadito che il gruppo di trasformazione dell’acciaio è legato da una joint-venture con ArcelorMittal.

Se dovesse vincere il gruppo ArcelorMittal in tandem con Marcegaglia, il controllo dell’acciaieria non sarebbe più italiano.

Con il rilancio dell’ecomostro di Taranto a 10 milioni di tonnellate di produzione e una sterzata verso l’innovazione, dovrebbe esserci la svolta ecologica. Già si avanza l’ipotesi di quotare in Borsa la società di gestione. E’ la proposta di Saijan Jindal, presidente della Jsw a capo della cordata che contende l’impianto di Taranto ad ArcelorMittal e Marcegaglia, mentre slittano per la terza volta i termini per la presentazione delle offerte vincolanti. “Il mio sogno è riportare Fiat, che oggi si rifornisce interamente all’estero, a utilizzare acciaio completamente italiano”, confessa Jindal.

E’ l’ultimo atto di una saga sul futuro dell’Ilva: sequestrata ai Riva, al centro di una guerra giudiziaria con le associazioni locali sul piede di guerra (chiesta oggi la revoca della facoltà d’uso degli impianti per inquinamento), con l’ex premier Renzi che incontrò a Taranto i sindacati per discutere di occupazione e del danno da inquinamento. In ballo 13.000 posti di lavoro ma anche la salute dei tarantini.

La decisione dei commissari sulla terza proroga per la presentazione delle offerte, sarebbe arrivata su richiesta delle due cordate. Anche se Jindal cade dalle nuvole: “non ne sappiamo niente”, assicura. La concessione di altro tempo potrebbe preludere a contromosse. Coincide infatti con l’offensiva della Jsw, (affiancata in cordata da Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Leonardo Del Vecchio), con i giornalisti invitati a Mumbai e agli stabilimenti produttivi di Vijayanagar. Obiettivo: smontare l’idea che il gruppo sia troppo piccolo e che il suo piano industriale di riportare la produzione a 10 miliardi di tonnellate/anno contro gli otto a cui punta la cordata avversaria ma allo stesso tempo dando una svolta ecologica a Taranto sia velleitario.

A tal proposito Mr. Jindal ha affermato: “Prevediamo 10 milioni di tonnellate, che genereranno posti di lavoro anche se nell’immediato probabilmente ci sarà qualche riduzione dei posti di lavoro concordata con i sindacati”. Il modello è in parte quello di Vijayanagar, dove Jindal ha creato dal nulla in quindici anni, in un’area poverissima, uno stabilimento grande come una cittadina che dà lavoro a 22.000 persone e a prima vista non sembra avere le polveri sottili che assillano Taranto. L’Italia come porto d’ingresso in Europa e con standard qualitativi finalmente europei. Attraverso la cattura delle polveri sottili per riciclarle, l’utilizzo di acciaio pre-ridotto e la progressiva sostituzione del gas al carbone, ma anche il riavvio dell’altoforno “Afo 5” spento dal 2015 (altra differenza con la cordata avversaria), in cinque anni Jindal prevede una “decarbonizzazione” di Taranto. A Vijayanagar, assicurano i tecnici dello stabilimento, ciò significa 1.600 tonnellate al giorno di polveri sottili in meno. “Taranto – dice Jindal – ha un potenziale fantastico, ha bisogno di una buona leadership attenta non solo ai soldi, ma all’ambiente, all’occupazione, alla qualità”.

Il progetto di un gruppo in una condizione disastrosa, lo aveva bocciato così ArcelorMittal Europe, giorni fa. Da Mumbai trapela una contro-critica altrettanto feroce: in realtà siamo gli unici interessati all’Ilva, i nostri concorrenti comprerebbero l’Ilva solo per mantenerla fuori dai giochi e non avere competitor. Gli investitori invitano a non sottovalutare nessuno dei due indiani in pista: “vanno presi sul serio, non dimentichiamo che ormai sono metà del Mit o della Silicon Valley, e anche quelli di Jsw sembrano gente seria”, dice da Singapore Alberto Forchielli, esperto del Far East e delle ristrutturazioni a capo del fondo Mandarin. I giochi aperti, oggi sono stati chiusi.

Jsw e i partner del consorzio Acciai Italia, che corrono per aggiudicarsi l’Ilva di Taranto contro la cordata guidata da Arcelor-Mittal, hanno intenzione di quotare la società di gestione e prevedono il ritorno al break-even in tre anni.

ArcelorMittal che, attraverso la joint Venture Am Investco, si presenta in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia (al 20%), ha fatto sapere che intende portare la produzione (attualmente a 5,8 milioni di tonnellate) fino a 6 milioni, utilizzando i tre altiforni attualmente in uso (e non utilizzare l’altoforno più potente, l’Afo 1 oggi spento).

Inoltre farà lavorare a Taranto altri 2 milioni di tonnellate di bramme per le finiture. L’obiettivo di ArcelorMittal è di produrre a Taranto acciaio di alta qualità destinato alle imprese automobilistiche.

Jindal, che si presenta con la cordata AcciaItalia, punta anche lui a una produzione di 6 milioni di tonnellate da ciclo integrale, risanando e utilizzando però Afo 1 (operazione che, secondo alcune stime, richiederebbe 250-300 milioni di euro). Entrambi i gruppi puntano al pareggio di bilancio in tre anni.

Secondo Jindal, AcciaItalia dovrebbe poi andare in Borsa con la possibilità per i soci finanziari (Cdp e Delfin) di ridurre la propria quota a vantaggio del mercato. Quanto alle speranze di una decarbonizzazione di Taranto, auspicata da molti, è ormai acquisito che nel breve periodo nessuno dei due concorrenti potrà fare a meno del carbone.

ArcelorMittal parla di una decarbonizzazione possibile nel lungo periodo, mentre Jiidal utilizzerà subito il gas per ridurre del 20% nel tempo l’utilizzo del carbone, ma il carbone comunque rimane ancora la fonte energetica principale del ciclo integrale. Entrambe le cordate si serviranno anche di forni elettrici per ridurre le emissioni.

Questi gli elementi finora trapelati dei due piani ambientali e industriali che sono stati presentati in busta chiusa al notaio Marchetti di Milano. L’apertura delle buste è prevista per le ore 16,00. Dopo un esame dei requisiti formali, nei giorni successivi partirà la fase di valutazione delle offerte. Questa fase durerà 30 giorni, nei quali saranno possibili dei rilanci sulle offerte a fronte della perizia sul valore degli asset dell’Ilva effettuata dall’advisor Leonardo. Al termine della fase di valutazione, si passerà all’individuazione dell’aggiudicatario che sarà scelto nei giorni successivi e comunque entro il prossimo mese di aprile.

Dal momento dell’aggiudicazione i vincitori hanno 30 giorni per presentare un nuovo piano ambientale e chiedere la nuova Aia che sarà data con il relativo Dpcm. Fra concessione della nuova Aia (c’è tempo fino al 30 settembre 2017), autorizzazioni varie più passaggio all’Antitrust, il trasferimento degli asset dell’Ilva dall’Amministrazione Straordinaria ai nuovi proprietari dovrebbe avvenire fra settembre e novembre 2017. Da questo momento il nuovo proprietario avrà ancora 18 mesi per ultimare il Piano ambientale sul quale vigilerà l’amministrazione straordinaria dell’Ilva che continuerà ad essere nei suoi poteri fino al 2019. Finalmente, forse si sta risolvendo positivamente una annosa questione del nostro Paese.

Salvatore Rondello

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