domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Intervento di Ugo Intini
Pubblicato il 18-03-2017


Voglio introdurre tre elementi di fiducia. Primo. Non è vero che in tutta Europa la politica democratica tradizionale sta per essere travolta. In Germania, secondo i sondaggi, ha molto più dell’85%. In Francia è al 75. In Olanda ha appena avuto l’86. In Italia e in Italia soltanto l’area della democrazia e del buon senso fatica a raggiungere il 50%. Mentre Grillo, Salvini e Meloni sommati rischiano di raggiungerlo.

Chiamiamo allora le cose con il loro nome. Ci troviamo di fronte da noi non soltanto al populismo ma a un’aggressione squadrista contro il Parlamento e contro la democrazia rappresentativa. Squadrista. Perché all’inizio degli anni ‘20 c’era la piazza. Adesso, tutto è diventato virtuale. La nuova piazza è la rete elettronica. La rete, come la piazza, è certo piena di potenzialità positive. Ma da noi, come alla vigilia del fascismo, la nuova piazza è dominata dai facinorosi, che picchiano non con i manganelli, ma con gli insulti, le invettive, le menzogne, le manipolazioni.

Gli squadristi avanzano anche perché (caso unico in Europa) non vengono contrastati frontalmente dalle forze democratiche tradizionali. Forze democratiche che- lo ha appena scritto Prodi- in questo modo si scavano la fossa da sole. Adesso tutti piangono per l’egemonia dell’antipolitica e dei  5 Stelle dopo che Panebianco, con un fondo sul Corriere della Sera, ha gettato l’allarme. Ma tutti, a sinistra come a destra, hanno alimentato il mito del Dipietrismo e da allora, da 25 anni,  più generazioni di italiani sono state nutrite a pane, Nutella, antipartitocrazia e antipolitica. Creando i nuovi squadristi. Hanno degradato il Parlamento riempiendolo di nominati anziché di eletti. E lo hnno svuotato. Sino a trattarlo come un ente pubblico parassitario. Nessuno ha spiegato (ed era compito della sinistra) che la casta non è quella costituita dai rappresentanti del popolo. La casta è quella che trasmette il potere e i privilegi di padre in figlio: nelle aziende come nelle professioni. Così da cancellare la scelta per merito. Così da rendere l’Italia il paese dove per un povero ragazzo è quasi impossibile fare carriera. Nessuno lo ha spiegato e il Corriere di Panebianco per primo ha spiegato il contrario.
Il primo elemento di fiducia è dunque che in Europa la democrazia è ancora forte. Il secondo elemento di fiducia, per la nostra famiglia, è che il socialismo non è per niente finito. Mai in America un leader si era definito socialista. Bernie Sanders lo ha fatto ed è stato l’unico a sollevare l’entusiasmo dei giovani. E però non è un  nuovista. In Italia sarebbe stato rottamato perché è un gentiluomo di 75 anni, politico di professione da 36.
In Germania il compagno Martin Schulz ha raggiunto nei sondaggi la Merkel. E anche lui non è un nuovista. Anzi. La chiave del suo successo è l’opposto. Ha esordito così. “Mi hanno chiesto cosa c’è di nuovo nelle mie battaglie. Nulla. E’ da 150 anni che le idee socialdemocratiche sono quelle giuste”. Le nostre, a cominciare da Turati, sono giuste da 125 anni.

I sacerdoti del luogo comune non si sono neppure accorti che a Segretario Generale delle Nazioni Unite è stato appena eletto addirittura un simbolo del socialismo: il compagno Antonio Guterres, ex presidente dell’Internazionale. Un socialista al vertice dell’istituzione più importante del mondo mentre in Italia il termine socialista è tabù. Ho scritto al volo (in tempo  per il Congresso di oggi) un libro su Guterres (grande amico di Pia Locatelli) che tra poco sarà famoso in tutto il mondo. Perché tutti si allarmano per Trump e cercano un antidoto. Ma pochi sanno che al Palazzo di Vetro di New York l’antidoto c’è già, c’è, esattamente, l’anti Trump.

Guterres sarà un naturale punto di riferimento per i socialisti. E’ solito sintetizzare così cosa è il socialismo del nuovo secolo. La tradizione socialdemocratica europea modernizzata dalla cultura liberale di Carlo Rosselli, che incontra l’esperienza dei democratici americani.

Da sempre Guterres ha spiegato con chiarezza perché la politica non conta più nulla e perché di conseguenza domina la finanza. La finanza domina perché si muove senza regole e freni, libera nel mondo come l’aria, mentre la politica è incatenata all’interno dei confini nazionali ormai ridicoli nel mondo globalizzato. Da anni Guterres chiede dunque che all’economia globale si affianchi una politica altrettanto globale. L’Europa unita, l’Europa politica è una tappa obbligata e urgente in questa direzione. Ecco l’europeismo dei socialisti.

Guterres definisce giustamente nell’Europa un modello di civilizzazione. In Europa, a differenza ad esempio che in America, c’è il welfare State e non la pena di morte. E questo basterebbe per chiarire la nostra identità. Una identità unica e un modello, appunto, di civilizzazione per il mondo. È incredibile come i democratici siano incapaci di rispondere con poche parole semplici alle pazzie degli antieuropeisti. L’Europa nel 1900 aveva più della metà della popolazione mondiale. Adesso si avvia al 5 per cento.  Francia, Germania e Gran Bretagna, da sole, producevano il 35 per cento della ricchezza. Oggi ne producono il 12. Soltanto dei mentecatti possono pensare che i singoli paesi europei, divisi, possano contare qualcosa. Finirebbero come gli staterelli rinascimentali del 500. Vogliono uscire dall’euro? I risparmi degli italiani sarebbero tagliati del 30% il giorno dopo. I demagoghi anti euro o sono degli imbecilli o progettano una mostruosa tassa patrimoniale surrettizia. L’Italia diventerebbe con loro una Argentina mediterranea.
Guterres, con semplicità, ha affrontato anche il tema che più gonfia le vele dell’antipolitica: gli immigrati. Racconta che con una inchiesta demoscopica sono state poste tre domande. Volete vivere in un paese di vecchi? Risposta, no. Volete programmare di fare più figli? Sempre no. Volete più immigrati? Ancora no. Tutti e tre insieme-ha concluso- questi tre no evidentemente non reggono. Il realismo e il buon senso ci dicono allora che occorrono tre si parziali. Siamo già un paese di vecchi. Dobbiamo allora utilizzare quanto di buono possono offrire gli anziani. Altro che rottamazione. Altro che imposte più alte sul lavoro degli anziani. Altro che criminalizzzazione dei pensionati perché percepiscono più di quanto hanno versato con i contributi. Lo sbilanciamento delle pensioni pesa per 49 miliardi di euro all’anno. Ma l’evasione fiscale pesa tre volte di più. Una sinistra ragionevole prima va a prendere i soldi agli evasori fiscali e poi ai pensionati. Una sinistra ragionevole (ed è il titolo del mio ultimo libro) non passa dalla lotta di classe alla lotta di classi. Di classi di età.

Dobbiamo aumentare la natalità con una grande campagna di opinione e di investimenti per la famiglia. Sono assolutamente e ovviamente a favore dei matrimoni gay, ma la sinistra ha dimenticato che non è su questo che ritrova l’identità perduta: è sulla capacità di dare alle coppie le risorse necessarie per crescere i propri figli. Il che significa innanzitutto dare certezza di reddito e servizi alle donne. Come diceva Anna Kuliscioff, lavoro, lavoro e poi ancora lavoro per le donne. Le donne che in Italia hanno un tasso di occupazione di cui dovremmo vergognarci. 23,5 punti percentuali meno che in Germania.

Nonostante tutto, avremo comunque bisogno di immigrati. Ma non li dobbiamo accogliere da buonisti, come ha detto bene oggi Nencini, bensì innanzitutto per colmare i posti di lavoro non coperti dagli italiani. E pertanto dobbiamo tentare (almeno tentare) di scegliere gli immigrati utili. Utili a sé e a noi.
Il linguaggio del buon senso e della verità è l’antidoto all’antipolitica. Ma la verità è spesso dura. Non usciremo dalla crisi presto. Perché la crisi non è colpa dei cattivi di turno, ma ha radici profonde e strutturali. Diciamolo. L’Italia è un paese di vecchi e la vecchiaia non è mai stata un motore per lo sviluppo. I giovani sono pochi e quei pochi sono i meno istruiti del mondo avanzato. Lo si sa poco perché la verità è scomoda. Per numero di laureati, siamo al 34º e penultimo posto tra i paesi dell’OCSE. Cosa si deve aggiungere? Che per di più i giovani qualificati se ne vanno?
Infine, si intravede per i socialisti un terzo motivo di fiducia o almeno di speranza. Si è concluso un ciclo. Nel 1992-1994, il sistema elettorale maggioritario è diventato il mito e il tabù della sedicente  seconda Repubblica. Il mito ha prodotto eccessi clamorosi e antidemocratici. Al punto da condurre al governo, con una solida maggioranza parlamentare alla Camera, un PD che ha ottenuto nel 2013 il voto di meno di un italiano su cinque. Questi eccessi hanno prodotto un effetto boomerang e il pendolo adesso ci riporta verso il proporzionale. Le vedove del maggioritario sono terrorizzate dall’idea che con il proporzionale ritorni la demonizzata prima Repubblica. Dicono che con la prima Repubblica ritornerebbe l’instabilità. Ma dimenticano che la prima Repubblica ha avuto un eccesso semmai di stabilità, con quasi trent’anni di governo di DC, PSI e partiti laici. Le vedove del maggioritario dimenticano che la stabilità della prima Repubblica ha prodotto il massimo di sviluppo mai ottenuto nella storia dell’Italia. E il massimo di rappresentanza democratica e consenso. Perché il povero Renzi ancora mitizza gli undici milioni e 200 mila voti ottenuti con il 40 per cento alle europee del 2013. I giornali decretarono il suo trionfo. Decretarono invece la sconfitta del quadripartito Craxi-Forlani nel 1992. Che però aveva preso 8 milioni di voti in più. 8 milioni in più.

Il proporzionale richiede partiti politici veri, come quelli della prima Repubblica. Certo. Ma questi servono anche con il maggioritario e comunque tutti hanno ormai capito qual è il primo motivo della crisi democratica: la democrazia è a rischio per la sparizione dei partiti provocata da Mani Pulite.
Ci vorranno anni e anni. Ma nel frattempo, qui e oggi, bisogna smettere di prendere in giro gli italiani. Tre blocchi politici hanno al massimo il 30%. I loro capi non possono strepitare che vogliono governare da soli. Devono spiegare con chi vogliono allearsi per raggiungere la maggioranza in Parlamento. Da decenni dico che ci vuole una grande coalizione tra le forze democratiche e raziocinanti, che si riconoscono nei socialisti e nei popolari europei, come in Germania. Adesso, forse è tardi, forse non basta più, perché, come osservato all’inizio, questa coalizione non sarebbe grande ma piccola e potrebbe non raggiungere, dopo il voto, neppure il 50 per cento dei parlamentari. Ma non c’è altra speranza e soluzione. Soltanto una alleanza tra l’intera sinistra, i centristi e Forza Italia può evitare il disastro. Se non prima, dopo le elezioni.
Ed ecco l’opportunità per noi socialisti. Nel 1992- 94, il big bang della prima Repubblica fece esplodere i partiti democratici mandandone i frammenti in tutte le direzioni. I socialisti, come i democristiani, finirono in parte a destra e in parte a sinistra,. Adesso, i frammenti si possono ricomporre, i socialisti di ieri e quelli di domani si possono riunire. Le grandi famiglie democratiche possono ricostruire la loro casa, come in Europa, Quale primo passo per la rinascita dei partiti veri e quindi della democrazia vera.

Sempre Panebianco dice: vergogna. PD e Forza Italia, come i ladri di Pisa, litigherebbero di giorno per andare a rubare insieme di notte. Bisogna allora dire la verità e subito. Siamo sull’orlo del baratro. I demagoghi dissennati sono a un passo dalla vittoria. E i ladri di Pisa sono proprio loro, Grillo, Salvini e la Meloni. Che già oggi, non di notte ma di giorno, rubano insieme, ci rubano la democrazia dell’Italia e l’unità dell’Europa.
Ma vale la pena di ricostruire la casa di Turati e del suo continuatore Nenni? E una operazione nostalgia rivolta al passato? Antonio Guterres, al Palazzo di Vetro, non si occupa del passato bensì del futuro. Ma pensa agli Stati Uniti d’Europa e agli Stati  Uniti del mondo, esattamente come Turati. Noi temiamo di risultare nostalgici perché ricordiamo spesso Nenni, ma il Segretario Generale delle Nazioni Unite lo ricorda per delineare il suo programma per il nuovo secolo e per le Nazioni Unite stesse. Sembra incredibile persino a noi, ma queste sono le sue parole. “Nenni –dice- ci ha insegnato a lottare contro l’agenda politica neoconservatrice e contro l’ideologia economica neoliberale che congiuntamente dominano il mondo. E’proprio grazie al nostro Nenni che possiamo presentare il progetto di un modello di globalizzazione più umana, più giusta e più equilibrata. Ed è sempre grazie al pensiero del nostro Nenni che i socialisti di tutto il mondo lavorano per la riforma delle Nazioni Unite, cercando di fare delle Nazioni Unite la pietra angolare di un’architettura multilaterale che sia capace di creare le condizioni per salvaguardare la pace, la sicurezza, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile”. Ecco la voce dell’anti Trump.

Impariamo – e concludo- dal Palazzo di Vetro di New York. Vision verso il futuro e orgoglio delle radici. Così il piccolo PSI può diventare il punto di riferimento per riunire i socialisti, grazie a un contesto politico nuovo, che finalmente forse lo consente.

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