mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, la ripresa c’è, ma ancora debole e lenta
Pubblicato il 03-03-2017


Draghi-ripresa economicaLa ripresa c’è ma non si vede. Si è ancora lontani dai livelli raggiunti nel pre-crisi. E questo nonostante la crescita del Pil nel 2016, corretta per gli effetti del calendario, abbia raggiunto l’1%. Aumenta anche la competitività seppure con un ritmo di crescita “modesto”.

Infatti il sistema delle imprese italiane e’ uscito dalla seconda recessione ridimensionato nel numero: in quattro anni, ne sono state perse oltre 194.000 e quasi 800.000 addetti. E’ il quadro tracciato dall’Istat che oggi ha presentato il rapporto sulla competitività dei settori produttivi.

“Nonostante la ripresa dell’ultimo biennio, il livello del Pil del 2016 e’ ancora inferiore di oltre il 7% rispetto al picco di inizio 2008, e solo nello stesso 2016 ha superato quello del 2000″, si legge nel report. In Spagna il recupero è quasi completo, mentre Francia e Germania, che già nel 2011 avevano recuperato i livelli pre-crisi, segnano progressi rispettivamente di oltre il 4% e di quasi l’8%. L’Istat ricorda che nel 2016 il Pil italiano è cresciuto di volume dello 0,9%, dopo il +0,8% registrato nel 2015. “La ripresa c’è, la crescita del Pil nel 2016 e la più alta dal 2010”, afferma il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva. “Usciamo con una parte del sistema produttivo fuori dalla seconda recessione: lo facciamo sicuramente con l’industria manifatturiera, con differenze nei vari settori, e meno nei servizi. C’e’ un  contributo invece negativo nelle costruzioni e, quest’anno, anche agricoltura”, aggiunge.

In quattro anni, tra il 2011 e il 2014, il sistema ha perso oltre 194.000 imprese (-4,6%) e quasi 800.000 addetti (-5%). Le costruzioni hanno maggiormente risentito della crisi (-10% di imprese, -20% di addetti, -30% di valore aggiunto). Più contenute le perdite nella manifattura (-7,2% di imprese, -6,8% di addetti) e nei servizi di mercato (-4,7% e -3,3%), mentre i servizi della persona sono l’unico comparto che ha aumentato unità produttiva (+5,3%) e addetti (+5%). Inoltre, durante la recessione del 2011-2014, un’impresa su due ha ridotto il valore aggiunto in tutti i settori manifatturieri e in quasi tutto il terziario. Le imprese più colpite dalla crisi sono quelle che vendono solo sul mercato interno.

Tornando alla crescita, nel 2016 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell’1,0% (il 2016 ha presentato due giornate lavorative in meno rispetto al 2015).  La variazione acquisita per il 2017 si porta così a +0,3%. Nel quarto trimestre del 2016 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% nei confronti del quarto trimestre del 2015. La stima preliminare diffusa il 14 febbraio 2017 scorso aveva rilevato un aumento congiunturale dello 0,2% e una crescita tendenziale dell’1,1%. Il valore aggiunto è cresciuto dello 0,8%  nell’industria, ha segnato una variazione nulla nei servizi ed è diminuito del 3,7% nell’agricoltura.

“Rivisti al rialzo i dati Istat usciti qualche ora fa. Abbiamo preso un Paese che stava al -2% e lo lasciamo col segno più davanti, finalmente”, commenta su Facebook l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Naturalmente – sottolinea – c’è ancora molto da fare, ma per chi ama i bilanci possiamo dare i dati definitivi dei mille giorni: dal secondo trimestre 2014 al quarto trimestre del 2016 il Pil è aumentato del 2% (export +10%; investimenti +6%; industria +4%, nonostante il calo di costruzioni, banche e assicurazioni). Se si somma al dato di ieri del lavoro – ricordate: +680mila posti grazie al JobsAct – si può dire che abbiamo lasciato la guida del Paese meglio di come l’avevamo trovata. Ma sappiamo che non basta. E per questo stiamo costruendo i prossimi mille giorni”.

Ovviamente di parere opposto l’opposizione. A cominciare da Brunetta, che come a suo solito, ha una parola buona per tutti. “I dati ISTAT – ha detto invece Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato- Pil confermano solo la ‘ripresina’ che ci mantiene comunque più arretrati rispetto ai principali paesi industrializzati”.

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