sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

La dichiarazione di voto di Enrico Buemi nella sfiducia al ministro Luca Lotti
Pubblicato il 15-03-2017


Presidente Grasso, desidererei che facesse sapere alla senatrice Taverna e ai colleghi del suo Gruppo che è vero che siamo incollati alle poltrone, ma alle poltrone del lavoro e dell’impegno costante nell’interesse di questo Paese e che spesso abbiamo anche lasciato queste poltrone quando gli italiani hanno deciso di lasciarci a casa. Allo stesso tempo non abbiamo la certezza che loro siano capaci di fare altrettanto.Quindi, signor Presidente, onde evitare equivoci, siccome il mese di settembre si avvicina, se non si vuole far maturare quello che loro chiamano “vitalizio”, il cui permanere anche autorevoli membri di un Governo che non c’è più hanno imputato come volontà nostra, che decidessero loro di dimettersi, onde non far maturare il vitalizio o la “rendita” derivante dalle contribuzioni effettuate.

Vorrei che questo dubbio ce lo togliessero e siccome il problema che ci potrebbero porre è che comunque subentrerebbero altri, la soluzione è tecnica: loro non maturerebbero i quattro anni, sei mesi e un giorno, mentre i colleghi che subentrerebbero soltanto qualche mese e per maturare l’anzianità di vitalizio dovrebbero aspettare la prossima legislatura. Questo dovevo dirlo, signor Presidente, per chiudere questa partita vergognosa, che a ogni intervento i colleghi del Movimento 5 Stelle (e qualcun altro per la verità) richiamano costantemente.

Ma oggi, signor ministro Lotti, non voglio parlare di lei. Voglio parlare di noi, noi parlamentari, noi dirigenti politici, noi cittadini votanti, noi vittime, noi carnefici, noi colpevoli, noi innocenti. Non possiamo accettare che si lasci a una semplice comunicazione di garanzia (e dico garanzia) il compito di decidere il destino politico e personale di una persona, alleata o avversaria politica. Noi siamo coerenti e non siamo in imbarazzo; non eravamo in imbarazzo ieri quando difendevamo le posizioni di colleghi avversari e non siamo in imbarazzo oggi, signor Presidente, nel difendere la posizione di un Ministro e di un Governo che sosteniamo.

Ma la storia del nostro Paese è complessa, colleghi, e spesso è contraddittoria, così come è propria della politica italiana l’abitudine a mischiare capre e cavoli e ad alternare, secondo l’abbisogna, il ruolo della capra al destino del cavolo.

Io ho i capelli bianchi e non ero in Parlamento – anzi, forse lo ero – ma ricordo la vicenda del ministro Mancuso: sfiducia a un Ministro della giustizia, non prevista dall’ordinamento, ma inaugurata da una prassi. E qui mi rivolgo ai colleghi della mia parte politica: una prassi che noi, colleghi del centrosinistra, abbiamo inaugurato quando dovevamo battere un Ministro del centrodestra. Quella prassi che spesso sostituisce regole certe e scritte nel nostro modo di vivere quotidiano, colleghi, è stata ulteriormente applicata (Lupi, Guidi, Idem, Cancellieri) e – lo dico a futura memoria – varrà per altri che ancora dovranno venire, se non cambiamo il nostro comportamento.

Io sono riformista, ma non sono per l’abolizione dello Stato di diritto, che è regola scritta che intanto fa riferimento al nostro ordinamento costituzionale. Quest’ultimo – lo dico per altri colleghi che hanno parlato di innocenza, ma non è nostro compito stabilire l’innocenza – recita all’articolo 27: «La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino a condanna definitiva». C’è la presunzione di non colpevolezza. Ministro Lotti, non parlo per lei, perché lei ha ricevuto una semplice comunicazione giudiziaria; parlo però per le sentenze che scriviamo nella nostra valutazione politica e nel leggere in maniera superficiale gli scritti di qualche pennaiolo che cambia, a seconda di chi deve parlare, il proprio giudizio politico.

Regolamentazione attraverso la legge. Allora, proprio parlando di noi, colleghi, io credo che siamo in forte ritardo, perché l’articolo del codice penale sul traffico di influenze illecite, se non accompagnato da una normativa precisa sulle influenze, lascia uno spazio enorme a qualsiasi strumentalizzazione. Quindi io dico che, invece di discutere di una mozione di sfiducia che non ha nessuna sostanza giuridica, che è semplice applicazione di una prassi che non condivido e che noi non condividiamo, dobbiamo prenderci la responsabilità di varare leggi appropriate che lasciano alla magistratura il compito di indagare e giudicare, ma di giudicare senza l’arbitro che leggi inadeguate mettono a disposizione.

Concludo. Colleghi, abbiamo davanti a noi molto da fare e con grande coerenza, ministro Lotti, noi non voteremo la sfiducia, come non l’abbiamo mai votata in altri casi, ma traiamo tutti da questa esperienza, dal passato e da questo presente l’indicazione precisa per il nostro comportamento futuro.

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