giovedì, 25 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

La pasta: ‘socialità’ di base, mette d’accordo tutti… persino la politica
Pubblicato il 16-03-2017


Se esiste un godimento che diffonde il buonumore questa è la pasta! Per certi aspetti va ben oltre la mera ricetta – poiché è un opportuno “trait d’union” capace di instaurare una comunanza addirittura tra personalità ostili! Pure sull’iraconda sponda politica riesce a far ritornare il ciel sereno, ad esempio, tra destra e sinistra – quantomeno sotto il gustoso “visage” della forchetta…
peppone e don camilloSpecchio delle mie brame – qual è la ricetta più golosa del reame? Calma, non si tratta dell’edizione commestibile dell’arcinota favola dei fratelli Grimm bensì di un’inoffensiva domanda – magari scontata – sbotterebbe stizzito Sempronio vista la “sospettosa” prevedibilità della risposta! Orbene è la pasta, che a ragione può essere reputata la pietanza più gettonata dagli italiani. Sia in versione “base” – in bianco per capirci – oppure con la salsa più sfarzosa è il piatto polivalente per definizione; in parole povere quello che non deve mancare mai! Insomma, innanzi a un piatto di bucatini, benché da ideologie in antitesi, si può stabilire una tregua intelligente – concentrandosi, soprattutto, sul manicaretto pronto a essere trangugiato.
Pasta, come reclama la tradizione, forgiata in una caterva di profili e dimensioni, iniziando dai sempiterni spaghetti – icona planetaria del cibo made in Italy – e proseguendo con tagliatelle, pennette, rigatoni, fusilli, bigoli e chi più ne ha più ne metta (in cottura, ovvio). Comunque, l’insaziabile “list” potrebbe continuare da qui allo Stretto di Magellano – talmente son tanti gli archetipi disponibili sugli scaffali di supermercati e dispense. Ma per quale criptico motivo la pastasciutta è così amata? Di sicuro quella tra uomo e pasta è una “love story” che dura da tempo, non semplice quindi da lumeggiare così, su due piedi. Forse, per ottenere una risposta bisognerebbe puntar l’indice su una ragione tutto sommato pratica: la velocità!
In effetti, si sta prima a cuocerla che a illustrarla, inoltre è una ricetta che abbraccia il leitmotiv della propagandata “par condicio” – nel senso che è attuabile da chiunque. E diamine, che ci vorrà per approntare un piatto di “spaghi” in men che non si dica? Di sicuro un paiolo colmo d’acqua da metter sul fuoco, una manciata ponderata di sale grosso e la pasta naturalmente –, ma davvero nulla di più! Una preparazione che vede “flirtare” due elementi nodali della cultura attuale, e cioè celerità e disinvoltura – a tal punto che persino chi non ha affiatamento con gli assiomi dell’art culinaire può flemmaticamente cimentarsi in un piatto di pasta ipso facto. E fa nulla se il condimento è spiccio – ad esempio – un filo sottile-sottile di olio extravergine di oliva, del sugo di pomodoro che sembra il clone di quello della nonna, o qualche sobrio ricciolo di burro sopra il piatto fumante. Del resto, proprio quest’angolazione “fast” fa parte dell’alchimia “della nostra”, che con poco impegno e lo stretto necessario può diventare una portata tentatrice.
Altra indiscutibile “patina” della pastasciutta è la sua popolarità! Basti pensare al cinema, specie alle pellicole in bianco e nero di qualche tempo fa. In alcune sequenze la pasta è risultata essere tutt’altro che una perentoria ingiunzione di copione, bensì protagonista al pari degli attori più quotati, e destinata ad assurgere a parte memorabile del film in questione. Chi non ricorda Totò in “Miseria e nobiltà” – intento con gli altri vividi avventori a far incetta di deliziosi spaghetti al sugo? Una scena che nonostante i lustri mette ancora addosso una cifra inesauribile di allegria, e perché no, parimenti di appetito! E come scordarsi del tete à tete tra Peppone e Don Camillo coinvolti a discutere animosamente al cospetto di una fondina zeppa sino all’orlo di vermicelli? Scontri e scaramucce erano all’ordine del giorno tra i due protagonisti del romanzo di Guareschi, malgrado ciò, al cospetto di una forchettata di pasta ogni verbosità veniva assopita, complice, appunto, la prelibatezza della stessa. Detto questo, possiamo (una tantum) essere tutti d’accordo nell’affermare che la pastasciutta mette gli animi a tacere, anche quelli più irascibili. E, oltre allo spirito, placa pure i borbottii dello stomaco, ché quando è vuoto reclama senza indugi.
Quello della pasta rimane un capitolo difficile da essere ignorato – sia perché viscerale piacere della gola (Grimod docet) sia quale provvidenziale “antidoto” contro le becere polemiche, che sempre di più animano il nostro travagliato “sopravvivere” quotidiano. Per fortuna, nulla e nessuno potrà depennare lo sfizio di sedersi a tavola e gustare di un piatto di rigatoni (o altro formato, ci mancherebbe) ad libitum che, sino a prova avversa, restano un’opportunità garantita per tutti! Anzi, probabilmente è ancora uno di quegli esigui appannaggi tipici del “socialismo reale”, e possibili non solo evocare ma anche addentare nel vero senso del termine. In una società ipertecnologica preda di una turbinosa ed endemica “debacle” dove tutto sta precipitando in una voragine spettrale – non resta altro da fare che afferrare la prima “fune” necessaria per attutire il cozzo finale – in questo caso un provvido “spaghetto” offerto dalla “maison”!

Stefano Buso

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