mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Legambiente: “Montichiari al collasso”
Pubblicato il 01-03-2017


montichiari«La presenza di cave dette di “fossa” ha consentito a partire dagli anni ’80 l’insediamento di 16 discariche, trasformando un’area consistente, inizialmente destinata ad essere ripristinata a territorio agricolo, in un ricettacolo di rifiuti da 13 milioni di metri cubi autorizzati». È questo ciò che ha scritto Legambiente nella sua relazione annuale sulle cave in Italia, facendo riferimento nello specifico alla situazione del territorio di Montichiari. Al paese della Bassa bresciana, infatti, è dedicato un paragrafo nello studio stilato dalla più nota associazione ecologista italiana. Montichiari, ha messo in evidenza Legambiente, è una sorta di matassa ingarbugliata dove le questioni si intrecciano tra di loro: «Ai problemi di traffico, polveri, inquinamento degli impianti di escavazione delle 12 aziende presenti sul territorio si aggiungono quindi quelli derivanti dalle discariche, nelle quali vengono depositate ogni giorno rifiuti urbani e assimilabili, speciali pericolosi, non pericolosi e tossico-nocivi. Tutto ciò accanto ai campi coltivati ed a soli 500 metri dal centro abitato di 25 mila abitanti», ha descritto Legambiente parlando di Montichiari come di un «territorio al collasso» per «la grande quantità di estrazioni autorizzate dall’ultimo Piano Cave della Provincia, con 10,7 milioni di metri cubi previsti per il decennio di validità del Piano solo per sabbia e ghiaia, ed una estensione complessiva delle aree interessate pari a 2,57 milioni di metri quadrati». Legambiente ha dedicato un paragrafo del suo studio anche a Botticino. «La legge regionale riguardo il piano cave e conseguente rispetto della natura non è quasi mai rispettato», ha ricordato l’associazione green. E il motivo è riconducibile ad una sorta di «corto circuito» tra istituzioni e imprenditori privati: «La lobby dei cavatori si è sempre attivata ad ogni revisione decennale del piano provinciale cave per ottenere sempre maggiori quantitativi da cavare, dall’altra parte gli enti locali continuano a trarre le risorse economiche per incrementare le entrate dei loro bilanci». In un contesto del genere, ha concluso Legambiente, la vittima principale è il «territorio consumato senza nessun criterio».

Valerio Morabito 

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