domenica, 23 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, a maggio si entra nel vivo
Pubblicato il 30-03-2017


Legge elettoraleLa riforma della legge elettorale entrerà nel vivo solo dopo le primarie del Pd. Ieri la conferenza dei capigruppo ha deciso infatti che l’esame in Aula inizierà dalla prima settimana di maggio ma oggi è stato rinviato a martedì l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali alla Camera sulla legge elettorale. Quindi il calendario della riforma sarà deciso la prossima settimana. La conferenza dei capigruppo mercoledì rinviando la discussione in aula a maggio, aveva adottato la clausola “ove concluso dalla commissione”, e di approvare il provvedimento in via definitiva entro l’estate.

Le proposte depositate sono parecchie e i tempi sicuramente non saranno corti, visto che non esiste al momento un accordo in grado di convogliare una maggioranza sufficiente. Lo stesso Pd è diviso con i candidati alle primarie fermi su posizioni differenti. Impossibile quindi tirare le somme prima che il maggior azionista di governo sia in grado di avanzare una propria proposta. I dem, con il capogruppo Ettore Rosato, insistono sul Mattarellum. Il rischio sarebbe che si vada a votare con il sistema uscito dalle sentenze della Consulta, fortemente appoggiato dal M5S. La realtà dei numeri impone di fatto di aspettare l’esito delle primarie con un nuovo segretario legittimato che decida la linea in un Pd.

I 5 Stelle restano fissi sul Legalicum, “se al Pd piace il Legalicum – dice Toninelli – lo dica pubblicamente votandolo in Parlamento. Gli accordi sotto banco Renzi li faccia con il gemello Berlusconi”. Anche questo un modo per agitare le acque e basta, sapendo bene che quel sistema elettorale non lo vuole praticamente nessuno. A cominciare da gran parte del Pd. Una legge che per Orlando darebbe vita a due scenari possibili: “O le larghe intese o le elezioni dopo sei mesi. Entrambe non rispondono all’interesse del Paese. Un’ipotesi del genere interesserebbe solo al M5s”. Riguardo il Mattarellum, invece, la valutazione del Guardasigilli è “molto positiva e la reintroduzione dei collegi deve caratterizzare la nuova legge elettorale, insieme a un principio maggioritario”. “Il Pd richiami subito alla responsabilità tutte le forze politiche e ci dica quali sono disponibili a cambiare la legge elettorale”. Ma a chiudere sul Mattrellum ci pensa Brunetta per il quale se “il Partito democratico insiste ancora con il Mattarellum ci sarà un continuo nulla di fatto, perché il provvedimento non andrà avanti né alla Camera, né tantomeno al Senato, qualora qui fosse approvato”.

Il no alle candidature bloccate è un auspicio che arriva da più parti. Anche Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera, è di questa opinione e parlando della “dimensione del possibile” spinge a “fare chiarezza subito” con “la restituzione del potere di scelta ai cittadini, dunque no alle candidature bloccate”. La parola finale spetta al Parlamento. Ma un Parlamento che non legifera e che si lascia imbrigliare dai ricatti trasversali e dalle visioni di convenienza, è un Parlamento sconfitto e che in qualche modo dà linfa ai movimenti populisti.

Intanto Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera, fa due conti: “Forza Italia dovrà fare la sua scelta e decidere se fare il listone con Salvini e Meloni oppure dare il proprio contributo per ricostruire un grande partito popolare in Italia che, secondo me, può prendere il 21-22 per cento e diventare centrale anche nell’asse politico italiano”. Infine i deputati di Ala-Sc, che ha un voto in Commissione e 16 in Aula, ritengono sbagliato escludere il Mattarellum. Massimo Parisi, deputato di Ala-Sc durante la discussione sulla legge elettorale in Commissione Affari Costituzionali della Camera ha ricordato che la proposta di legge presentata dal suo gruppo è “una variante” del Mattarellum, con il 50% dei seggi assegnati in collegi uninominali e il 50% con il proporzionale.

Ginevra Matiz

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