lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Legge elettorale e sistema politico: il caso francese
Pubblicato il 01-03-2017


francia elezioniL’uninominale a due turni, in vigore in Francia da tempo immemorabile (salvo parentesi, più o meno prolungate, come il proporzionale della IV Repubblica) è stato, almeno sino ad oggi, un sistema feroce ma razionale.

Feroce, perché premia, oltre ogni limite, la “coalizzabilità” (e cioè la possibilità di essere inserito in un sistema di alleanze) rispetto alla rappresentatività. Così, nelle ultime politiche, il Pcf, con il 2.5% dei voti ha circa venti deputati; mentre il Fronte Nazionale, con meno del 20% ne ha uno o due.
Razionale per almeno due ragioni: la principale è la felice combinazione tra pluripartitismo e bipolarismo. Al primo turno (alle presidenziali e , successivamente, alle elezioni per la Camera dei deputati, si confrontano, nel centro-destra come nel centro-sinistra, diversi candidati, portatori di diverse opzioni politiche. Al secondo, le due famiglie si compattano, contro l’avversario comune. Per altro verso, il doppio turno (al contrario del Mattarellum, tanto caro ai Pd di ogni ordine e grado), offre, come dire, ampie possibilità ai candidati con radicamento locale: se finora lo stesso Pcf ha mantenuto una sua rappresentanza a Palazzo Borbone è stato per la qualità dei suoi amministratori locali.

Ma anche i sistemi più razionali e collaudati nel tempo possono entrare in crisi. Come sta avvenendo oggi. Ed è allora sulle cause strutturali, sulle manifestazioni presenti e sui possibili esiti di questa crisi che dobbiamo cominciare a ragionare.
A venire meno per primo è il confronto tra le linee proprio del primo turno. Crolla, per prima, la competizione a sinistra: con la scomparsa del Pcf e la frammentazione della sinistra plurale. A quel punto, il partito dominante, leggi il Psf, non ha più alcun bisogno di confrontarsi con gli altri: si tratta sul numero di seggi da concedere a questo o a quello; sicuri di poterne comunque ottenere il concorso al secondo turno in base al principio del “voto utile”. Quasi contemporaneamente, però, l’emergere del Fronte nazionale spegne il fecondo confronto tra gollisti, conservatori e liberisti in atto da sempre nel centro-destra. Un confronto che si esaurisce con le primarie; e poi tutti insieme, per occupare uno dei due posti necessari per accedere al ballottaggio.

Con la presidenza Hollande, poi, viene meno la contrapposizione sinistra-destra che, da secoli aveva caratterizzato il sistema. Per anni i socialisti avevano potuto mascherare la flagrante contraddizione tra la purezza del loro discorso ideologico e la loro pratica compromissoria come tra il mito del “modello francese”e la subalternità rispetto al contesto internazionale ed europeo. Con la crisi economica e l’avvento di una nuova destra insieme sociale e sovranista, l’impalcatura crolla.

Tutto ciò ci riconduce alla situazione attuale. In cui, per la prima volta nella storia della Francia moderna, il confronto, al secondo turno, non sarà più tra sinistra e destra ma tra liberisti e sovranisti; tra Macron (una specie di Renzi più acculturato e suadente) e Marine Le Pen. Un confronto in cui la sinistra, spaccata in due tra due candidati oltretutto “di sinistra”- Hamon e Mèlenchon, non arriverà, quasi sicuramente, al ballottaggio e rischia di avere una presenza marginale nel prossimo parlamento ( a meno che i due rivali di oggi trovino miracolosamente un’intesa sulle candidature).

E, guardando all’immediato futuro, un confronto in cui né la Le Pen né Macron risulteranno in definitiva vincitori. La Le Pen perché scatterà automaticamente contro di lei l’unione sacra in difesa della repubblica. Macron, perché il suo approccio liberista-populista è condiviso da circa un quarto dell’elettorato francese; con la conseguenza di risultare fortemente minoritario nel prossimo parlamento.
E dunque un presidente di un colore e un parlamento di colore diverso. Non accadeva dal 1995; ma allora la cosa dette luogo ad una proficua collaborazione tra Chirac e Jospin.
Oggi, invece, tutto appare confuso e incerto. Comprese naturalmente le nostre previsioni…

Alberto Benzoni

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento