giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, priorità dimenticata
Pubblicato il 24-03-2017


Legge elettoraleIl dibattito, o meglio la sfida, congressuale dei Dem ha due effetti. Il primo quello di alzare i toni all’interno del Pd, il secondo di congelare ogni decisione sui futuri assetti. In primis quello sulla legge elettorale. Infatti i tre candidati indicano strade diverse sul come modificare la legge sul sistema di voto. L’ex presidente del Consiglio Matteo in una intervista a Corriere Live, riportata oggi dal Corriere della Sera si è soffermato proprio sulla legge elettorale. “I numeri per il Mattarellum – ha detto – con il Pd, la Lega e gli altri ci sono. Vogliono un’altra legge? La facciano. Ma corrano, non aspettino il nostro congresso, il giochino del rinvio non lo mettessero in contro al Pd”. Quanto alle alleanze necessarie per superare la soglia del 40 per cento Renzi ha ironizzato: “In passato ci è capitato di fare il 40 per cento, chissà che non ricapiti in futuro. Veramente è più facile prendere il 40 per cento che vincere al Superenalotto”.

“Sono sorpreso che in una sola giornata il ticket proposto segretario Renzi-vice segretario Martina dica due cose diverse su un tema importante come la legge elettorale”, commenta il senatore del Pd Vannino Chiti. “Renzi – aggiunge Chiti – dice al Corriere della Sera che ci sono i numeri per approvare il Mattarellum: se ci sono davvero, avanti tutta! Martina invece con il Quotidiano Nazionale prende atto che i numeri per il Mattarellum non ci sono e apre all’introduzione anche al Senato dell’Italicum, così come rivisto dalla Consulta. Ciò significherebbe non certo i collegi uninominali ma i capolista bloccati anche al Senato. Né Renzi né Martina fanno invece riferimento alla proposta approvata all’unanimità dalla commissione eletta dalla Direzione del Pd, prima del referendum. Pensare di mantenere i capolista bloccati vuol dire chiudere la porta in faccia ai cittadini e preparare un nuovo disastro al centrosinistra. Punti irrinunciabili per noi sono i collegi uninominali di piccole dimensioni per restituire valore alla rappresentanza”.

L’intervista di Martina ha come è primo effetto quello di creare malcontento all’interno dello stesso Pd. Oltre a Chiti anche Antonio Misiani, che appoggia la mozione Orlando, dice la sua: “Viene da pensare che nella cerchia renziana parlavano di Mattarellum ma avevano e hanno in testa solo l’Italicum, o ciò che ne resta. Il punto è che questa strada non ci porterebbe da nessuna parte e, oltretutto, riproporrebbe anche a Palazzo Madama il meccanismo contestatissimo dei capilista bloccati. Il nostro orizzonte deve essere quello di dare al Paese un futuro stabile coalizioni di governo solide”.

Il terzo candidato alla segreteria del Pd Michele Emiliano dice la sua su facebook. “Occorre eliminare i capilista bloccati e restituire il diritto agli italiani di scegliersi i loro deputati. Anche facendo un accordo con il M5S”. “A me Grillo non può dire nulla, non mi può rimproverare nulla: ho sempre rispettato il M5s, gli ho sempre offerto di collaborare con loro, anche sul programma della Regione Puglia. Non è che siamo alleati, ma siamo alleati per l’Italia”,

Intanto un sondaggio di Demopolis agita ancor di più le acque. Secondo l’istituto demoscopico se si votasse oggi per le Politiche, il Movimento 5 Stelle conquisterebbe il 30% dei consensi, superando il Partito Democratico, che – penalizzato dagli eventi delle ultime settimane – otterrebbe il 26%. Distanti appaiono gli altri partiti, con la Lega al 12,8, Forza al 12% e Fratelli d’Italia al 5%. Al 4,6% i Democratici e Progressisti, al 3,2% Alternativa Popolare, al 2,5 Sinistra Italiana. Sotto il 2% le altre liste. In calo l’affluenza stimata che, dopo una ripresa registrata nei mesi scorsi, si riduce oggi al 65%, 10 punti in meno rispetto alle elezioni del 2013. In base alla proiezione odierna effettuata dell’Istituto Demopolis il Movimento di Grillo otterrebbe oggi alla Camera 195 seggi, il Partito Democratico 174. 82 seggi andrebbero a Salvini, 78 a Berlusconi. E con questi numeri, la maggioranza di 316 seggi non sarebbe raggiungibile alla Camera da nessuno schieramento a chiusura delle urne: si tratta di scenario evitabile soltanto con una nuova legge elettorale, auspicata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma sempre più in secondo piano nel dibattito politico.

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Commenti all'articolo
  1. Se i sondaggi hanno un qualche valore, quantomeno per darci un’idea sulle tendenze e orientamenti di voto, c’è da chiedersi come pensano di cavarsela elettoralmente quei partiti che vengono dati sotto il 2%, dal momento che con il sistema elettorale oggi vigente devono vedersela con sbarramenti del 3% alla Camera e 8% al Senato (se non mi sbaglio).

    Va messo altresì in conto che i partiti “maggiori” possano aver dimenticato la priorità della legge elettorale, giacché per loro non esiste il problema della “soglia”, e può tutto sommato andar loro bene il sistema esistente, e dovrebbero essere pertanto le forze “minori” a prendere l’iniziativa, formulando e motivando la propria proposta (se realmente intendono mantenere ancora margini di autonomia).

    In caso contrario non vedo altra alternativa che non sia il cercar di ottenere l’inserimento di un qualche proprio candidato nella lista del partito “maggiore” ideologicamente più affine, ma si dovrebbe allora abbandonare definitivamente, e realisticamente, ogni proposito e velleità di mantenersi autonomi, ed evitare altresì di fare annunci “autonomisti”.

    I numeri che ci consegnano i sondaggi certificherebbero la contrarietà degli elettori alla frammentazione politica, ma c’è anche chi non vede nel maggioritario la via per dare maggiore stabilità degli Esecutivi – a meno di non passare all’elezione diretta del Primo Ministro, o al Premierato Forte, attraverso una riforma costituzionale – perché si è visto che le fratture e divisioni possono nascere anche all’interno dello stesso partito di maggioranza.

    E non manca poi chi vede nel proporzionale uno strumento per “scongiurare” i cosiddetti populismi, e tutto questo insieme mi fa pensare che potrebbe trovare ascolto e interesse presso il corpo elettorale una proposta di proporzionale che cerchi di conciliare il principio della rappresentanza con un meccanismo teso a contenere la eccessiva frammentazione politica (obiettivo che a me non sembra impossibile, e che non penalizzerebbe i partiti “minori”).

    Paolo B. 28.03.2017

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