lunedì, 24 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Leo Solari, tra autonomia socialista ed europeismo
Pubblicato il 27-03-2017


solari_1Fra gli intellettuali che tra gli anni 30 e la fine della seconda Guerra Mondiale maturarono una coscienza antifascista e socialista, dando poi prove di forte carattere, di energica volontà, di capacità intellettuali e politiche, Leo Solari occupa un posto di rilievo.

Nacque a Genova il 14 giugno del 1919, ma dopo pochi anni la sua vita si svolse a Milano, dove studiò Legge e Scienze politiche conseguendo alla fine la laurea col massimo dei voti. Passò poi a Roma, dove rimase per tutta la vita.

Giovanissimo ancora si sentì attratto dalla politica e guardò sempre più criticamente al fascismo. L’adesione all’antifascismo e al socialismo giunse per autonoma maturazione, come egli stesso ebbe a ricordare nella tarda età, mentre a collocarlo in un orizzonte europeista determinante fu l’incontro con Eugenio Colorni, di lui più anziano di 10 anni e con una posizione ben definita circa la necessità di lottare per una Italia libera e democratica in una Europa unita come sicuro ancoraggio nel futuro.

Già prima del 25 luglio del ’43 Solari era politicamente impegnato con alcuni giovani che assieme a lui avevano costituito il MUP (Movimento di Unità proletaria), poi confluito nel PSI. All’inizio della Resistenza armata contro i nazifascisti lavorò per dare vita alle “Brigate Matteotti” con la passione di un giovane fortemente credente nella conquista della libertà. C’erano con lui Mario Zagari, Matteo Matteotti, Giuliano Vassalli, Bruno Conforto e altri. Venne però catturato dalle SS, e conobbe la durezza del carcere, ma riuscì ad evadere e tornò alla lotta con rinnovato impegno. Il 1° Maggio del ’44 con Matteotti diede vita alla FGS (Federazione Giovanile Socialista). Fu quindi direttore di “Rivoluzione Socialista”, attestato su posizioni di antifascismo fortemente connotato e alieno da compromessi. Fu anche direttore de “Il Compagno” e di “Tre frecce”, bollettino di informazione della FGS. Nel luglio del ’45 entrò a far parte della Direzione nazionale della FGS con Matteo Matteotti segretario. Con Zagari, Vassalli, Matteotti promosse la corrente di “Iniziativa socialista”, articolata nelle varie regioni col sostegno di giovani fortemente impegnati e con un organo quindicinale omonimo vivace e ricco di contenuto, diretto a Roma da Adolfo Annesi e a Milano da Corrado Bonfantini. La corrente, detta dei “Giovani turchi”, si impegnò fortemente per fare assumere al partito una linea di socialismo avanzato e di autonomia dal PCI pur senza rifiutarne la collaborazione nell’interesse della classe. La corrente, in sintonia con “Critica Sociale” di U.G. Mondolfo e G. Faravelli, sfidò le correnti massimaliste che allora facevano capo a Nenni e Basso.

Nel ’46 la vittoria della Repubblica, fortemente voluta dai socialisti, e la grande affermazione del Partito socialista furono due grandi momenti: da una parte mettevano definitivamente da parte un istituto ormai squalificato, dall’altra offrivano ai lavoratori un forte strumento per l’ulteriore avanzamento e la realizzazione di una politica di rinnovamento e di progresso. Sopravvenne però come fattore di divisione del mondo in due grandi blocchi contrapposti – l’orientale e l’occidentale – la “guerra fredda”, che proiettandosi rovinosamente sui vari paesi e sui partiti ne determinò la rottura. Una parte del PSI fece allora una scelta ideologica e si schierò con l’URSS. “Iniziativa socialista“ e “Critica sociale” respinsero questa scelta, e si giunse così alla scissione di Palazzo Barberini, da cui nacque il PSLI. Con Zagari, Matteotti, Vassalli,

Leo Solari aderì al nuovo soggetto politico e fece parte della sua Direzione nazionale. Nei successivi mesi, però, si mostrò alquanto deluso per lo scivolamento del partito verso posizioni che non condivideva, e dopo il ’48 ubbidì agli impulsi che portarono lui e altri – per usare parole sue – “a concentrare il proprio impegno politico, quando la partecipazione alla vita di partito divenne più deludente, nell’azione europeista”.

Nel ’57 tornò al suo impegno politico tra i vecchi compagni e l’anno successivo intervenne attivamente nel Congresso nazionale del PSDI. Nel ’59 si unì a Zagari, Matteotti, Vigorelli e altri nella costituzione del MUIS (Movimento Unitario di Iniziativa Socialista), che di lì a poco rientrò nel PSI, volendo evitare il protrarsi di divisioni e dispersioni non più giustificate dall’evoluzione del quadro politico.

Sempre più interessato alla unità del Continente, sostenne la Gauche Europeenne, tra i cui rappresentanti erano Mario Zagari, Francois Mitterand, Henri Spaak, Guy Mollet, e lavorò per il movimento omonimo, che tenne intensi e fruttuosi rapporti di collaborazione con i socialisti di Francia, Germania, Belgio, ecc. Profondamente convinto della necessità che i socialisti si confrontassero coi problemi del mondo d’oggi, in particolare l’ecologico, il creditizio, l’informatico, li studiò e approfondì con serietà, fu vice – presidente del Credito Italiano e di altri Enti, e collaborò con vari Ministeri (quello delle Partecipazioni statali in particolare) per questioni tecniche ed economiche.

Pur essendo fortemente impegnato nell’attività professionale, non trascurò la ricerca storica, politica, economica, cui si rivolse producendo numerosi saggi, dai quali unitamente alla serietà dello studioso emergono la chiarezza del prosatore e la profondità della fede.

Tra le sue opere – sempre di estremo interesse – sono molto note “La rivoluzione obbligata”, “I Giovani socialisti di Rivoluzione socialista – nel crocevia degli anni ‘40” e “Eugenio Colorni – Ieri e sempre” (col quale nel 1980 vinse il Premio Viareggio), e tra quelle di carattere tecnico – scientifico “Mass media e razionalizzazione del sistema”, di cui fu attento curatore e prefatore.

Ancora nel 2004, sempre fortemente legato all’idea e con la passione del ricercatore e saggista ancora viva, lavorava, come ebbe a confermarmi in una cordiale conversazione telefonica e nella dedica su una copia del libro su Colorni a me indirizzata “con la più viva cordialità”, a una revisione e riedizione delle opere che gli stavano più a cuore. Conservava ancora vivissimi i ricordi delle lotte giovanili, delle esperienze con Colorni, Zagari, Matteotti, ed aveva integra la fede nel progresso dei lavoratori.

Contro la volontà, che lo spingeva ancora a progettare nuove ricerche, revisioni e integrazioni, fecero però sentire il loro peso i molti anni che aveva vissuto. Ne aveva compiuti 90 quando, il 2 luglio del 2009, morì a Roma, compianto da molti, che l’avevano conosciuto come politico, giornalista, studioso di problemi sociali, e ne avevano sinceramente apprezzato la profonda intelligenza, la serietà di tutta una vita, la fede mai interrotta nel socialismo.

Oggi i suoi libri e le sue carte, opportunamente inventariate, sono custodite per volontà della famiglia presso la Fondazione Nenni.

Giuseppe Miccichè

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