domenica, 25 giugno 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’Europa o il caos
Pubblicato il 01-03-2017


E’ nota la folgorante frase con cui Pietro Nenni invitò gli italiani a votare per la Repubblica, oggi siamo di fronte alla stessa essenziale domanda e decisione, un’angoscia quasi esistenziale quella che dovrebbero provare i popoli europei di fronte a quanto sta accadendo al progetto europeo. O l’Europa si farà nella sua versione completa politica e federale o regnerà il caos nella regione geografica europea.

Oggi l’Europa vive una fase di crisi estrema, crisi di credibilità, di legittimazione democratica, economica e comunicativa. Soprattutto l’aspetto comunicativo e culturale della costruzione europea è venuto a mancare negli ultimi anni. Si sono create fratture sociali che minano la stessa permanenza del progetto europeo. Pensiamo alla linea orizzontale che divide i paesi del nord da quelli del sud, austeri contro cicale possiamo dire, oppure la linea che divide metaforicamente i paesi occidentali da quelli orientali usciti dal regime sovietico, oppure pensiamo alla rottura fra i popoli e le burocrazie, le classi politiche, od alle nazioni che ostinate riemergono e reclamano potere e competenze sempre più importanti. L’Europa colpita dalla crisi economica non ha saputo e potuto orientarsi su un progetto diverso in vero, ma ha accettato il terreno di battaglia economico senza preoccuparsi di reagire a livello sociale culturale e politico. Il dominio dei mercati (che sono notoriamente globali) ha in tal senso esteso la sua forza anche e soprattutto sugli stati europei e l’Europa non ha saputo unirsi per reagire e governare il cambiamento.

E’ mancato un progetto educativo scolastico culturale e una adeguata campagna comunicativa per rendere l’Europa un progetto condiviso, compreso, capito, affinché cittadini europei si sentissero tali, un’identità condivisa. L’Europa resta però il progetto dei progetti, il fine ultimo cui tende il nostro continente, perché la CECA – la prima forma di unione europea – nasce per garantire la pace tra i contendenti francesi e tedeschi dopo la seconda guerra mondiale e prosegue con grandi balzi amministrativi in avanti, attraverso trattati e norme che entrano e si insinuano nei nostri ordinamenti giuridici fino a pervaderli, come oggi, in ogni dettaglio piu’ di quanto pensiamo. Una costruzione giuridica economica molto avanzata, cui solo i demagoghi possono pensare di porre una retromarcia.

L’Europa è oggi necessaria perché il mondo è più grande, più collegato ed i grandi players come USA Cina India Brasile Russia esigono un interlocutore unito ed europeo, piuttosto che singoli e piccoli stati nazionali. La globalizzazione è un dato di fatto ma i popoli non sono pronti, spesso sono spaventati e, di conseguenza, reagiscono chiudendosi, votando contro, come se restando soli ed isolati si risolvessero i problemi.

In questo scenario hanno trovato facile terreno di crescita movimenti e partiti che si ispirano al più conservatore dei nazionalismi, il mito della nazione, nato nel XVI secolo e giunto fino ad oggi e che tende a far coincidere lo stato con la nazione, cioè con l’insieme di lingua tradizione e cultura. Un mito che già Einstein definiva una malattia infantile dell’umanità e che Mitterand preoccupato nella sua ultima seduta a Strasburgo apostrofò con le parole “il nazionalismo è guerra”. Il binomio nazionalismo ed antipolitica ha pertanto causato un corto circuito nel progetto di integrazione europea e la Commissione non ha potuto e saputo reagire agli attacchi delle opposizioni nazionaliste ed antipolitiche, come non ha saputo riallineare gli stati membri spesso vittime di classi dirigenti tiepide sull’Europa, di corto respiro, che flirtano coi nazionalisti e sono guidati da classi dirigenti nazionali e poco avvezzi alla realtà europea.

Prima che gli eventi precipitino, e siamo già vicini al burrone, occorre reagire, invertire la tendenza, creando quel senso di appartenenza all’Europa ed amore per un progetto che è il compito e la missione della nostra generazione, votata non solo a social media e playstation, ma alla realizzazione di un grande progetto di pace e benessere: gli Stati Uniti d’Europa.

Spetta alla generazione erasmus soprattutto, ed a tutti coloro che vivono cross borders, realizzare il sogno europeo. Spetta specialmente, anche se non solo ovviamente, a chi l’Europa l’ha vissuta, capita, studiata veicolare il messaggio e la necessità di un’Europa unita.

Spetta a tutti gli ex erasmus il compito storico di diffondere il messaggio europeo, parlare spiegare l’europa, la differenza culturale dei paesi membri, la loro bellezza, l’aspirazione all’unità culturale, sociale, della letteratura, della musica del teatro europeo, dello sport europeo, del cinema europeo, un lavoro immenso e bellissimo, che gli erasmus possono realizzare senza difficoltà.

Occorre pertanto costituire un erasmus della politica, che avvicini i due mondi quello dei giovani europei e quello dell’impegno politico, necessario step per la realizzazione di un progetto politico come quello europeo. Scambi di lavoro fra istituzioni parlamenti e governi dei vari paesi membri, una proposta di legge arriverà a breve.

Quote erasmus per consentire l’osmosi di conoscenze e best practices tra gli erasmus o italians o altri lavoratori cross borders affinché rientrino – anche temporaneamente – nei paesi di provenienza e lavorino presso pubbliche amministrazioni o privati e reimmettano conoscenze nella società.

Occorre l’unificazione del sistema scolastico europeo, dei programmi educativi, le materie da insegnare, la costruzione europea, la cultura di altri paesi, la loro musica, letteratura, tradizioni, spiegate in modo dettagliato. Oggi il Trattato di Lisbona affida agli stati nazionali scuola e cultura, senza appello. Un errore attribuire solo il mercato unico alla competenza europea e la cultura a quella nazionale.

Occorre l’istituzione di un servizio civile europeo, per tutti i cittadini, spendere un anno in un altro paese europeo è un’opportunità unica di conoscenza e apertura, contro le chiusure, si crea la base per una vera cittadinanza e identità europea (anche il servizio militare potrebbe essere un’opzione, molti paesi hanno creato un’identità intorno a questo).

La necessità di trovare una lingua unica per l’Europa, che sia standard e consenta a tutti di parlarsi, dalla Finlandia alla Spagna, senza dover eliminare le lingue tradizionali che restano, come restarono in vita i dialetti regionali dopo l’unificazione d’Italia.

In breve, la Commissione deve utilizzare il suo esiguo budget (forse è il caso di aumentarlo visto che il PIL di 500 milioni di europei è consistente) per propagandare e creare l’identità europea e veicolare la bontà la necessità ed i vantaggi dell’integrazione europea.

I risultati economici non possono essere il solo elemento di unione, lo stesso Fischer ex Ministro degli Esteri tedesco ricordava che l’Euro é un progetto politico. I risultati economici non possono precedere l’unificazione politica e culturale perché da essi dipendono. I problemi migratori, di sicurezza interna ed esterna, la crisi bancaria sono derivati dalla mancanza di unità di azione europea, dalla mancanza di un’Europa unita  politicamente capace di esprimere una politica fiscale unica, una politica economica unica, una politica estera e di difesa unica e democraticamente fondata. Le istituzione non saranno rese democratiche se le classi dirigenti e le popolazioni non saranno rese europee, capaci di perseguire un interesse europeo, e non più nazionale. I 5 milioni di Erasmus in giro per l’Europa, i 2 milioni e mezzo di italiani emigrati in Europa, sono una buona base di partenza per creare un popolo europeo ed una classe dirigente europea capace di sconfiggere il rinascere di pericolosi nazionalismi.

Per questo oggi ci sentiamo di dire che si avrà l’Europa o il caos! Avanti.

Leonardo Scimmi
Coordinatore italiani all’estero PSI (Europa)

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento