lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Ma il Pd é suonato?
Pubblicato il 21-03-2017


Non ho ben capito la risposta, pubblicata sui giornali, di Guerini e allo zio Letta a proposito della proposta di inserire al posto del premio di lista quello alla coalizione. Secondo i resoconti Guerini, a nome di Renzi, avrebbe detto un netto no perché il Pd teme il condizionamento dei piccoli partiti. Condizionamento? Ma Renzi legge i sondaggi di questi ultimi tempi e in particolare quello pubblicato dal Corriere oggi? Il Pd é dato a poco più del 26 per cento e il movimento Cinque stelle, di gran lunga il primo partito, oltre il 32. Di quale condizionamento parli Guerini é davvero mistero da libro giallo.

Il Pd col premio alla lista perderebbe 150 deputati ottenuti col premio di coalizione, conseguendo poco più della percentuale di Bersani del 2013. Certo, anche inglobando Dp, Pisapia (saranno la stessa cosa?) e Alternativa popolare, con noi, i radicali, i verdi e altro, difficilmente si arriverebbe al 40 per cento, soglia per ottenere il premio. Quel che sconcerta é il dogmatismo renziano. Sono ancora fermi al partito che vince e anche se tutti lo danno perdente continuano a usare gli stessi slogan. Ci vuole un vincitore, ci vuole una lista e non una coalizione. Sembra la favola del re nudo. Tutti vedevano che non aveva vestiti, ma solo uno lo urlò facendo scandalo. A meno che Renzi preferisca perdere in solitudine e non accompagnato. Questione di gusti.

Se non si capisce, se il Pd non capisce, che la situazione é potenzialmente drammatica per il paese e che un’avanzata dei grillini, come quella pronosticata dai sondaggi, o provoca la più assoluta ingovernabilità o partorisce un governo anti europeista, populista e razzista, con uno sbandamento dell’Italia fuori dalla nazioni democratiche, allora ci aspetta un futuro inquietante. Litighino pure su chi dovrà fare il segretario, ma indichino alcune strategie per arginare il pericolo. La possibilità di portare il paese alla più assoluta e pericolosa ingovernabilità non provocherebbe in Italia un effetto spagnolo. In Spagna la prospettiva di un accordo tra popolari e socialisti era nelle cose. In Italia, mettendo anche insieme Pd e Forza Italia più altri non si raggiungerebbe la maggioranza.

Siamo a Weimer? Non vorrei drammatizzare ma non ci siamo lontani. Il governo Gentiloni ha qualche chances per arginare il crollo. A partire dalla prossima legge di bilancio. E il Pd ha ancora in mano la chiave della legge elettorale che può essere votata a maggioranza, come del resto é sempre avvenuto in Italia. Il problema é che se Gentiloni pensa di governare abolendo i voucher e il Pd pensa ancora di vincere le elezioni da solo continuiamo ad aprire le porta a Grillo come ad Annibale. Solo che Grillo non si fermerà a Capua a oziare. E nonostante i cupi Raggi di Roma e i voltafaccia di Genova si appresta a puntare su Palazzo Chigi. Speriamo che ancora una volta la Francia, come spesso é avvenuto nella storia, ci tolga le castagne dal fuoco. Un liberalsocialista come Macron potrebbe raffreddare le tendenze lepeniste e grilline del Belpaese. Alons enfants la rottamation est finie….

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