venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ma se i programmi non servono come ci possiamo muovere?
Pubblicato il 14-03-2017


Giuseppe De Rita ne sa una  più del diavolo,non solo perché è  un cattolico devoto da sempre,ma perché  come sociologo prestigioso ( com’è noto, è fondatore e  presidente del Censis ) conosce da vicino il mondo della politica,dal dopoguerra ad oggi,avendo attraversato tutte le fasi (centrismo,primo centrosinistra,governi tecnici, secondo centrosinistra, governi monocolori, “civici”, ibridati e pasticciati ,ecc.) .Tutto questo per ricordare che non manca certo la saggezza e l’esperienza al più che ottuagenario studioso . L’ultima volta che l’ho visto è stato in un affollato auditorium ,mentre si preparavano le elezioni amministrative di Roma,dove Francesco Rutelli  aveva riunito la creme de la creme degli esperti,dei tecnici della  capitale (architetti,urbanisti,ecologi, ambientalisti,persino psichiatri) per un possibile programma di idee,progetti,iniziative per rivoluzionare il Campidoglio e dare un forte segnale di cambiamento nell’area metropolitana romana ,sia nel modo di governare   che  nelle opere da realizzare per “stupire” l’elettorato. E’ stato un fuoco d’artificio di grandissimo interesse: non si ascoltavano da anni tante voci originali ,direi scoppiettanti ,di veri esperti che analizzavano, con passione e  vera competenza , le direttrici su cui  muoversi per una svolta radicale per rinnovare alle radici la nostra derelitta capitale (ridotta,come purtroppo sappiamo, in uno stato pietoso da una serie di sindaci,non ultima l’attuale Virginia Raggi,che il suo “protettore”,Beppe Grillo, cerca di assolvere ,anche se con scarsa convinzione) .

 Che cosa  c’entra il prestigioso De Rita con tutto questo ? C’entra,centra,perché De Rita era presente,anzi era l’invitato d’onore. Intervistato sul palco dell’auditorium si è rivelato il più “giovane”,il più moderno ,il più realista ( quel realismo che a torto viene spesso definito sprezzantemente pessimismo). In realtà, De Rita ha  detto chiaramente,senza perifrasi,che Roma non può essere governata senza rinnovare radicalmente la classe dirigente capitolina,che  significa  sostituire ,trasferire, licenziare (se necessario) ,cambiare i dirigenti per rinnovare la burocrazia e tutti coloro che hanno il potere di tradurre in atti concreti le decisioni della Giunta e del Consiglio comunale .

 I fatti,anche quelli recenti, hanno confermato che  il “grande vecchio” aveva ragione . Ma continua ad avere  ragione, non solo per Roma,ma anche per l’Italia . Queste idee le ha in qualche modo riproposte  pochi giorni fa sul Corriere della Sera (“Meglio mettere i programmi in soffitta”) .In sostanza il sociologo ,anche sulla scorta della sua lunga esperienza,spiega che le ricette sulla povertà,sulle crescenti diseguaglianze sociali ( ma anche su altri temi ) non servono o per lo meno rischiano di risultare inadeguate a una realtà che muta ogni giorno. Si  risolverebbero ,

scrive De Rita, in un “ insieme di provvidenze  e perderebbero ogni profondità di visione politica…Meglio allora cambiare esercizio .silenziando l’ansia da ‘programma’ e dando invece spazio ad una logica di ‘agenda’ scadenzata nel breve periodo,articolata per specifici scopi,che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni. In fondo,se c’è  un’urgenza in Italia ,è quella di far funzionare la macchina istituzionale,che oggi è inceppata,non riesce a fare giustizia fra potere e cittadini e non riesce neppure ad applicare quel po’ di intenzionalità riformista espressa negli ultimi decenni”.

In pratica,si ritorna a porre in primo piano la questione della riforma della Pa , degli apparati amministrativi e burocratici ,delle macchine dei controlli pubblici di quelle istituzioni ( che continuano a rimanere carenti o,in molti casi,del tutto assenti ) . Lo diceva anche il vecchio Pietro Nenni,quando già negli anni ’60 , insisteva sulla necessità e l’urgenza  della “ riforma delle riforme “, rappresentata dalla pubblica amministrazione,cioè da quella burocrazia obsoleta ,su  cui si arenava ogni processo riformista, un “potere” abbarbicato nelle istituzioni,con radici profonde che nessuna legge e neppure le nuove tecnologie riescono ancora oggi  a sradicare .

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Se i programmi non servono, la prima cosa che mi viene da pensare è che ci si deve allora affidare ad un “leader”, e al suo carisma – ossia alla sua capacità di affrontare al meglio e dar soluzione all’uno o altro problema – il che per molti viene interpretato come populismo, il quale sta ricevendo a sua volta non poche critiche (per usare un eufemismo).

    In effetti, in un mondo che cambia così rapidamente, e talora tumultuosamente, e che richiede abbastanza spesso di assumere iniziative “non programmabili”, può aver senso il riporre la nostra fiducia in chi reputiamo affidabile, come interprete delle nostre aspettative, ed è verosimilmente questo lo spirito che anima molti dei fautori del presidenzialismo, o del premierato forte (pur se il potere di tali figure va poi bilanciato con un idoneo sistema di contrappesi).

    Comunque, nella schiera degli ipercritici di un tempo, giustappunto verso il populismo, mi sembra già di intravvedere qualcuno che sta per così dire ricredendosi, e comincia intanto col graduare e differenziare i populismi, distinguendoli tra “buoni” e “cattivi”, e i primi appartengono, guarda caso, al proprio versante politico.

    Ma del resto anche noi socialisti eravamo soggetti a venir classificati in modo simile dai “politicamente corretti” dell’epoca, e per solito la nostra “pagella” dipendeva dal grado di “sinistrismo” che ci veniva accreditato.

    Paolo B. 15.03.2017

  2. Carissimo Aldo
    Hai introdotto un Tema che può essere affrontato in vari modi e a seconda dei Soggetti di riferimento su cui si intende applicare e realizzare un Programma.
    Se nelle intenzioni di De Rita i soggetti di riferimento sono i Partiti politici con i loro programmi elettorali e quindi le rappresentanze parlamentari ed i loro Governi, il giudizio è diverso da quello di un Azienda o di una singola famiglia che voglia realizzare un investimento o un Piano di sviluppo aziendale. Non posso entrare nelle intenzioni di De Rita, ma posso immaginare che si riferisse ai Primi. Se così fosse ha pienamente ragione in base ai risultati che sono stati sempre distanti o addirittura capovolti rispetto alle promesse elettorali. Il vituperato Trump sta stupendo tutti per il semplice fatto che quello che aveva annunciato in campagna elettorale ha iniziato a realizzarlo sul serio. Mettendo da parte Trump, io ritengo invece che per un Paese i programmi non solo servono ma sono indispensabili. Il problema non sta nell’inutilità dei programmi bensì nella classe dirigente che li deve redigere senza propaganda e poi realizzarli con competenza, efficienza e garanzia delle Risorse da assegnare e dei tempi da rispettare. Non a caso De Rita interviene per auspicare un cambio radicale di tutti i Gruppi dirigenti dell’Amministrazione capitolina.
    Nella Prima Repubblica, pur con un deragliamento nella sua fase conclusiva, l’utilizzo della Pianificazione e della Programmazione delle opere da realizzare, ha condotto il nostro Paese a risollevarsi dalle rovine della Guerra fino a conseguire con il Governo Craxi il quinto PIL a livello mondiale. Com’è possibile non poter programmare un piano di sviluppo delle infrastrutture? Un esempio di credibilità e di efficienza è rappresentato dalle realizzazione dell’Autostrada del Sole da Milano a Bari: un opera grandiosa realizzata in circa otto anni!!
    Caro Aldo. Tu che conosci meglio di noi come vanno le cose nelle altre parti del Mondo, pensi che l’adozione dello Spoil System degli USA rappresenterebbe un ‘azione efficace per uno dei Tarli peggiore del nostro Paese come la Burocrazia??
    Ci sarebbero tante cose da sviluppare sul Tema che hai introdotto, ma sarà per la prossima puntata.
    A proposito: la Verità e un ottimo Quotidiano. Dell’applicazione di quel termine ci sarebbe tanto bisogno in tutti i Settori del nostro martoriato Paese.
    Ti ringrazio tantissimo per la tua collaborazione alla Voce dei Socialisti.
    Fraternamente da Nicola Olanda

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