martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mai così poche le nascite. Culle sempre più vuote
Pubblicato il 06-03-2017


Crollo nascite

Si nasce sempre di meno. E gli italiani sono sempre di meno: 86mila italiani solo quest’anno. Infatti l’Italia fa sempre meno figli e nel 2016 le nascite toccano un nuovo minimo storico mentre la popolazione invecchia e quasi un quarto degli abitanti ha più di 65 anni. È la fotografia scattata dall’Istat nel report sugli indicatori demografici diffuso oggi. Nel 2016 le nascite sono state 474.000, circa 12.000 in meno rispetto all’anno precedente (-2,4%). Il calo interessa tutto il territorio nazionale, con la sola eccezione della Provincia di Bolzano che registra invece un incremento del 3,2%. Il numero medio di figli per donna scende per il sesto anno consecutivo e si assesta a 1,34. Rispetto al 2015, spiega l’Istat, i tassi di fecondità si riducono in tutte le classi di età delle madri sotto i 30 anni mentre aumentano in quelle superiori. La riduzione più accentuata si riscontra nella classe di età 25-29 anni (-6 per mille), l’incremento più rilevante è, invece, nella classe 35-39 (+2 per mille). Nel complesso, a fronte di un’età media al parto che raggiunge i 31,7 anni, la fecondità cumulata da parte di donne di 32 anni compiuti e più è ormai prossima a raggiungere quella delle donne fino a 31 anni di età (0,67 figli contro 0,68 nel 2016). La diminuzione delle nascite, sommata all’allungamento della vita e ai flussi di immigrazione determina un innalzamento dell’età media degli italiani. Al primo gennaio 2017 i residenti hanno in media 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (ossia circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007. Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale (erano 11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1%). Nella piramide dell’eta’, i valori piu’ bassi si rilevano nella classe 0-4 anni. Per rilevare una ‘coorte’ di nascite di consistenza numerica inferiore ai nati nel 2016 occorre risalire alla generazione dei nati nel 1936, ossia agli ottantenni di oggi. I valori più alti e più bassi delle classi di età nella piramide del 2007 sono ancora ben visibili in quella del 2017 con uno scivolamento in su di dieci anni. Nel 2007 le prime 15 ‘coorti’ di nati per consistenza numerica erano quelle superstiti tra i nati del 1961-1975.

Dieci anni più tardi le medesime ‘coorti’, che nel frattempo transitano da un’età compiuta di 31-45 anni a una di 41-55, sono ancora le più consistenti. “Se oggi tali ‘coorti’ presidiano la popolazione in tarda età attiva – afferma l’Istat – in una prospettiva non remota esse sono progressivamente destinate a far parte della popolazione in età anziana”. Al primo gennaio 2017 la popolazione residente in Italia risulta in lieve calo attestandosi a 60.579.000, ossia 86.000 unità in meno del 2015 (-1,4 per mille). Il saldo naturale (nascite-decessi) e negativo per 134 mila unità, e quello migratorio con l’estero positivo per 135 mila unità.

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Commenti all'articolo
  1. Chissa come mai ? Forse, e dico forse, c’è qualche collegamento con la disoccupazione giovanile e non, con la precarizzazione del lavoro, con i salari tra i più bassi d’Europa, con uno Stato sociale insufficiente e inefficiente che sembra scomparire sempre più giorno dopo giorno.

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