venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Manfredi Villani
La retorica del Socialismo in movimento
Pubblicato il 29-03-2017


A Roma il 12 marzo si è svolta l’Assemblea dei Socialisti in Movimento.Dalla cronaca,diffusa tramite Internet, ho appreso della presenza in assemblea di: Roberto Biscardini, Angelo Sollazzo, Alberto Benzoni, Maurizio Ballistreri, Bobo Craxi, Giovanni Votta, Anna Falcone e vari componenti dei comitati di Milano e Bologna. Sono stato stimolato ad approfondire l’appartenenza politica degli organizzatori dell’assemblea. Consultando in Web “Il Socialista/Associazione culturale” ho dedicato particolare attenzione all’articolo di Roberto Biscardini del 28 marzo con titolo: Dalla Costituzione ai Comitati dei Socialisti in Movimento.L’incipit annuncia una frase di Rino Formica espressa in un’intervista del 26 marzo del QN.
La frase riprendeva una proposta che come comitati socialisti del NO avevano indicato nei loro documenti e ribadito con assoluta chiarezza nella lettera-appello rivolta agli elettori della sinistra in procinto di sbagliare,qualche giorno prima del 4 dicembre 2016.La frase di Formica viene così riportata: Qualsiasi decisione che incide sulla prima parte della Costituzione va sottoposta a referendum. Ma ci vorrebbero partiti di sinistra vera,in grado di prendere iniziativa affinché le regole europee non impongano scelte in contrasto con i principi costituzionali italiani.Con tutto il rispetto per compagno”leone socialista barese”Rino Formica,ritengo che la citazione di quella frase sia la dimostrazione della retorica dei socialisti in movimento.Il Psi,prima del referendum disastroso del 4 dicembre,aveva organizzato i comitati del SI per evitare il collassamento politico dell’alleanza di governo di Matteo Renzi.
I socialisti delle mozioni minoritarie del Congresso del Psi del 2013 avrebbero dovuto rispettare l’esito della votazione congressuale e la conferma di Riccardo Nencini alla Segreteria del partito.
Purtroppo scelsero la via dei tribunali,proprio quella che per necessità statutaria costrinse il Psi a ricorrere al Congresso straordinario di Salerno ed ultimo di Roma.
Ai socialisti in movimento rammento che “Un programma politico non si inventa, si vive”.

Manfredi Villani

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Commenti all'articolo
  1. Mi sono ripetutamente chiesto, anche scrivendolo sulle pagine di questo giornale, perché mai il PSI avesse appoggiato con tanto slancio e convinzione la causa del SI’, e qui mi sembra di trovare una risposta piuttosto eloquente al riguardo, quando leggo, sul finale dell’articolo, “Il Psi, prima del referendum disastroso del 4 dicembre, aveva organizzato i comitati del SI per evitare il collassamento politico dell’alleanza di governo di Matteo Renzi”.

    Par dunque di capire che le ragioni di quella scelta furono tutte politiche – facendo passare di fatto in second’ordine i contenuti della riforma costituzionale – e se fosse effettivamente così, questa “alleanza” con l’ex Presidente del Consiglio è destinata probabilmente a continuare qualora egli riprendesse in mano le sorti del suo partito, perché tutto fa pensare che una nuova legge elettorale, semmai vi si arriverà, non reintrodurrà comunque un proporzionale puro.

    E se dunque rimanesse uno sbarramento del 3%, sarebbe un ostacolo insuperabile dalla quasi totalità dei partiti “minori”, stando almeno al sondaggio riportato qualche giorno fa su queste pagine, nel pezzo “Legge elettorale, priorità dimenticata”, il che potrebbe realisticamente indurli a confluire nella forza politica “maggiore” rispettivamente più affine, e amalgamarvisi, oppure a cercar di inserire propri candidati nella lista del partito “maggiore” (e nell’uno e nell’altro caso identità e autonomia vanno giocoforza a sfumare).

    E’ del resto abbastanza comprensibile che i partiti “maggiori” cerchino di ingrossare le proprie fila assorbendo i “minori”, così da aumentare il proprio “peso negoziale”, e dunque senza pensare a coalizioni, il che vale soprattutto per la sinistra e meno per la destra perché nella seconda c’è più equilibrio numerico tra le componenti, rispetto alla prima, e di fronte a ciò l’unica proposta alternativa per ragionare di coalizioni potrebbe forse essere quella che i voti dei partiti che ne fanno parte, e non avessero a superare la soglia, non andrebbero comunque dispersi ma sarebbero assegnati all’interno della coalizione stessa.

    Paolo B. 30.03.2017

  2. Carissimo Paolo,il tuo saggio commento conferma la logica del mio articolo.Circa il temuto sbarramento del 3% ritengo indispensabile tentare il riassorbimento nel Psi dell’elettorato delle elezioni politiche del 5/4/1992.Alla Camera dei deputati vennero eletti 92 deputati socialisti con percentuale del 13,6%.Dopo 25 anni molti di coloro che votarono per il Psi potrebbero continuare a dare fiducia al nostro partito ultracentenario.Manfredi Villani.

  3. Carissimo Paolo,il tuo saggio commento conferma la logica del mio articolo.Circa il temuto sbarramento del 3% ritengo indispensabile tentare il riassorbimento nel Psi dell’elettorato delle elezioni politiche del 5/4/1992.Alla Camera dei deputati vennero eletti 92 deputati socialisti con percentuale del 13,6%.Dopo 25 anni molti di coloro che votarono per il Psi potrebbero continuare a dare fiducia al nostro partito ultracentenario.Manfredi Villani.

  4. Carissimo Paolo,il tuo saggio commento conferma la logica del mio articolo.Circa il temuto sbarramento del 3% ritengo indispensabile tentare il riassorbimento nel Psi dell’elettorato delle elezioni politiche del 5/4/1992.Alla Camera dei deputati vennero eletti 92 deputati socialisti con percentuale del 13,6%.Dopo 25 anni molti di coloro che votarono per il Psi potrebbero continuare a dare fiducia al nostro partito ultracentenario.Manfredi Villani.

  5. Carissimo Manfredi, tu rievochi giustamente i bei tempi di un quarto di secolo fa, e immagini, o speri, che una parte di quell’elettorato possa essere recuperata alla causa socialista, e a me capita pure di sentire persone, come ho già scritto altre volte su queste pagine, che pur non avendo mai fatto parte, all’epoca, del nostro elettorato dichiarano nondimeno di rimpiangere la stagione del governo craxiano (l’ultima l’ho ascoltata pochi giorni fa).

    Io penso che le loro parole siano autenticamente sincere, e a me sembra che vi sia, in generale, una certa qual rivalutazione di quegli anni, e dunque un clima non più sfavorevole ai socialisti, ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare come si usa dire, perché non c’è più il tessuto organizzativo di un tempo, e mancano comunque gli uomini di allora, quelli che davano giustappunto l’idea di saper “governare” le vicende e questioni che via via si presentavano, anche quando erano complesse (e dei quali qualcuno oggi comincia a ricordarsi).

    Per essere quanto più possibile oggettivi e franchi, a me sembra poi abbastanza difficile ed improbabile, almeno in questo momento, una riunificazione dei “pezzi” socialisti, ma basterebbe forse che, pur divisi, riuscissero quantomeno a tenere “accesa la candela” – anche nei modi in cui lo renderà possibile la legge elettorale, perché non dobbiamo mai mancare di realismo – in attesa di tempi più propizi, che talora possono arrivare ancor prima di quanto ci si aspetti.

    Paolo B. 31.03.2017
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