martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Coinvolgere i compagni per evitare altre defezioni
Pubblicato il 22-03-2017


Sono passati pochi giorni dal congresso e a mente fredda e senza retropensieri mi permetto di darne una mia personale lettura.
Il congresso di Roma lo abbiamo organizzato in tutta fretta per rispondere alla sentenza del giudice che aveva sospeso le deliberazioni di Salerno e gli organismi eletti, ripristinando la validità di quelli eletti al congresso di Venezia.
Sentenza da azzeccagarbugli direbbe il Manzoni, che ha comportato il primo intervento attivo della magistratura nella vita di un partito. Il partito aveva due possibilità, aspettare i tempi della giustizia, oppure scegliere la strada di un nuovo congresso. Ha scelto con mia profonda perplessità la strada della convocazione di un congresso straordinario. Logica politica e correttezza avrebbe voluto, viste le premesse che si ripetesse a grandi linee il congresso di Salerno.

Quel congresso rappresentò una profonda svolta nella gestione del partito e vide un grande rinnovamento generazionale degli organismi e attraverso la presentazione del documento integrativo che presentai con Michele Pascale ed Enrico Ricciuto primi firmatari, vide anche il coagularsi di un’area politica di sinistra, nazionale, non territoriale, di compagni che non avevano seguito sia la strada di Risorgimento Socialista del mio vecchio capo Franco Bartolomei, sia del gruppo di Area Socialista che aveva scelto lo scontro frontale con il partito.

Due operazioni politiche chiare che vedevano nel segretario del Partito il Suo primo vero sponsor, consapevole che un partito muore se non ha dialettica politica interna e se non opera un grande rinnovamento generazionale del suo gruppo dirigente.
Purtroppo devo constatare che il congresso di Roma sembra andare più verso il passato che verso il futuro. Si ha la sensazione che qualcuno abbia voluto cancellare in modo furbesco, dal gruppo dirigente nazionale, alcuni compagni eletti a Salerno che hanno solo la colpa di pensare in libertà. Purtroppo il danno è fatto, auspico e spero che il Segretario sappia trovare il modo come solo lui sa fare per coinvolgere i compagni che sono rimasti fuori dal consiglio nazionale nella vita del partito, per evitare altre defezioni, ad esempio nella preparazione programmatica della conferenza sui meriti e bisogni 2.0 che terremo a Milano a giugno o nella gestione politica sui territori E del resto sarebbe alquanto paradossale che quest’area di compagni di sinistra che, in più occasioni ha proposto una collocazione politica che guardi con interesse all’operazione di Campo progressista, ora che il partito sceglie strategicamente questa opzione, venga emarginata all’interno del partito.

Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. è un continuo di defezioni, insoddisfatti, esclusioni, malcontenti, etc etc; deduco che il partito non sa fare mediazione e accordi con le “minoranze”; se anche questo congresso si conclude con furbesche cancellazioni non c’è più futuro.

  2. Carissimo Marco
    Mi addolora intuire che, dal rammarico che esprimi sui risultati del Congresso, la situazione sui rapporti interni e la navigazione che stiamo riavviando sia turbata dai pericoli che con questo Congresso si dovevano superare. Proprio per prevenire tutto ciò, avevo espresso sull’Avanti, in una lettera aperta a Nencini la necessità di una dilatazione della data del Congresso e l’impegno a facilitare, con un Regolamento adeguato, di dare il tempo ad altri compagni di organizzarsi per una Mozione di pensiero da confrontarsi con quella del Segretario. Era il mio un richiamo alla tradizione dei Congressi della Storia del PSI per evitare un Congresso che nella Prima Repubblica definivamo “bulgaro” e che orgogliosamente avevamo sempre condannato.
    Non essendo stata agevolata questa soluzione proposta, da quanto esprimi, si stanno creando potenziali pericoli di defezione da parte di altri compagni, cosa che è assolutamente da evitare per non ridurre ulteriormente le Risorse umane di cui disponiamo per affrontare i gravosi impegni politici che ci attendono.
    In un piccolo Partito dalle grande Storia, è il sentimento di Comunità che dovrebbe prevalere sugli egoismi e gli interessi personali. Spero proprio, come tu auspichi, che Nencini sia in grado di evitare quanto tu adombri, e riesca a recuperare compagni che rischiano di essere esclusi e ad imporre un sano e costruttivo Lavoro di Gruppo.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

  3. Nella vita di un partito le questioni interne non sono di certo secondarie, ivi compresa la dialettica interna, non disgiunta dagli aspetti generazionali, ma per solito il tutto ruota intorno alle questioni politiche, ossia collocazione, alleanze, linee programmatiche e altre scelte di questa natura.

    E dette scelte assumono una duplice valenza, avendo di fatto anche una ricaduta esterna, nel senso che possono destare attenzione, e promuovere consenso, tra chi può non essere interessato alle questioni interne di un partito ma guarda piuttosto a quanto lo stesso propone, e a come si schiera nello “scacchiere” politico, per poi orientare il proprio voto sulla base di tali elementi.

    Il coinvolgimento di cui parla l’Autore di queste righe è sicuramente importante, ma personalmente lo vedo in funzione di quelle scelte cui ho prima accennato, le quali mi sembrano avere un rilievo consistente, se non determinante, per le sorti di una forza politica, specie se questa aspira ad allargare il proprio bacino elettorale.

    Paolo B. 24.03.2017

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