venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Ripartiamo dalle nostre 14 proposte
Pubblicato il 04-03-2017


Lo tsunami prodotto dalla disgregazione della sinistra, in questi ultimi giorni, sta disarticolando ancora di più il sistema politico italiano. L’idea del Segretario Nazionale di lanciare ogni giorno una proposta per definire la “sinistra che vorrei” ci permette insieme di disegnare il perimetro delle idee, prendendo a piene mani da quelle intelligenze singole o collettive che condividono questo progetto, per parlare a quell’Italia consapevole che non si accontenta di un generico cambiamento, ma che vuole comprendere a fondo quale sia la direzione di marcia da intraprendere e quale le ricette da applicare; per poi definire laicamente il perimetro delle alleanze.
Per tornare a parlare all’Italia migliore, per tornare a essere protagonisti della politica italiana.
“Separare le carriere dei magistrati, eleggere per sorteggio del CSM, potenziare gli organici per accelerare i processi, regolamentare i gruppi di pressione, definire un piano straordinario per la casa: edilizia residenziale pubblica, alloggi a prezzi calmierati, housing sociale, rapportare le pensioni ai contributi versati in relazione all’aumento delle pensioni più basse, defiscalizzare interventi dei privati nel recupero del patrimonio artistico, sostenere il talento dei giovani artisti, destinando una percentuale dei fondi a realizzare opere artistiche” sono alcune delle nostre 14 proposte per continuare. Non nel culto dell’identità solitaria, del ‘come eravamo’, della nostalgia, ma accettando la sfida di ciò che saremo, mescolandoci al futuro ispirati dalla curiosità.

A molti sembra che il nostro tempo migliore sia alle spalle e che cambiare sia uno sforzo più impossibile che difficile. Ma non è così. Chi crede nella politica, nel valore e nella dignità della politica, sa che non può essere così. E tocca a noi oggi dimostrarlo, affrontando la paura con il coraggio, la stanchezza con l’entusiasmo, la rassegnazione con la tenacia. Sappiamo di avere avuto alle spalle una particolare vicenda italiana. Una situazione politica grave ma non seria, direbbe Flaiano e ringrazio apertamente il Segretario Nencini per essersi opposto ancora all’ennesima distorsione veltroniana e aver restituito alla storia una giusta memoria.

In tutto questo contesto, pur apprezzando lo sforzo del Premier, non possiamo non notare come molti dei provvedimenti, pur condivisibili nei titoli e nelle intenzioni, pecchino in molti casi di genericità, a volte limati dai necessari equilibrismi di maggioranza eterogenea; per cambiare realmente l’Italia è necessario, invece, che la politica e le istituzioni propongano delle innovazioni e delle riforme qualificate per uscire dallo stallo che dura ormai da troppi anni, avendo sempre presente quale bussola il miglioramento reale non solo del funzionamento dello Stato e delle sue articolazioni territoriali, ma anche il miglioramento reale della condizione di milioni di cittadini, in particolare giovani e disoccupati, oltre che ceto medio impoverito, che da tali riforme dovrebbero trarre un’apertura di credito per riacquisire un ruolo attivo e produttivo nella società italiana.
La nostra, lo sappiamo, è una storia fatta di coraggio, libertà e battaglie politiche di innovazione per il Paese. E’ ciò che ci ha tenuto in vita seppur tra mille scissioni e difficoltà. Per questo, lavoriamo, ripartendo anche da queste proposte, per ridare speranza.

Questo Congresso sarà la migliore occasione che abbiamo per restituire fiducia, per dare voce ad una voglia di futuro che nasce da un clima sociale difficile e da una deriva populista pericolosa.

Questo Congresso sarà il luogo dell’incontro e del confronto. Per la prima volta tutti discuteremo nello stesso luogo. E non sarà una babele di lingue.

Maria Cristina Pisani
Portavoce Psi

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Commenti all'articolo
  1. A metà di questo articolo, si leggono due concetti, relativamente a “molti dei provvedimenti” governativi, che mi sembrano rivestire un qualche rilievo, anche di carattere generale, e mi riferisco alla “genericità” della quale gli stessi peccherebbero in parecchi casi, e all’essere “a volte limati dai necessari equilibrismi di maggioranza eterogenea”.

    Riguardo alla “genericità” – che sovente si sostanzia in titoli ed annunci, che poi stentano ad avere un seguito per le difficoltà che si incontrano a metterli in pratica – la reputo essere una delle cause, tra le principali o quasi, della sfiducia e della disaffezione che albergano ormai in molti verso la politica tradizionale, e una delle ragioni che alimenta il cosiddetto populismo.

    Per questo motivo, venendo alle tesi congressuali, io credo che non basti fare un elenco di materie sulle quali intervenire, che siano quattordici o anche molte di più, e sulle quali possono essere semmai tutti d’accordo, in linea di principio, ma occorre poi superare anche qui la “genericità” e passare per così dire alla “concretezza”, entrare cioè nel merito del come realizzare nel concreto i propositi espressi.

    Dire ad esempio in che modo si reperiscono le risorse per la “edilizia residenziale pubblica”, vuoi perché, diversamente, il corpo elettorale, già abbondantemente disilluso, potrà guardare alle proposte come ad una semplice carrellata di buone intenzioni, destinate a rimanere tali, vuoi perché, passando per l’appunto dagli enunciati “generici” alla fase operativa potranno nascere distinguo e differenze.

    Non a caso anche in queste righe si parla, realisticamente, degli effetti che hanno sui provvedimenti gli “equilibrismi di maggioranza eterogenea”, e giusto per questo a me pare che le proposte avanzate da una componente di una determinata coalizione debbano arrivare sul “tavolo” quanto più definite possibile, anche per avere maggior peso negoziale, e quelle di parte socialista dovrebbero avere a mio giudizio una chiara impronta liberal-riformista.

    Paolo B. 10.03.2017

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