lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mario Michele Pascale
Le mie proposte per il Congresso straordinario del Psi
Pubblicato il 15-03-2017


Il Psi va a congresso. Bene. Un congresso straordinario che deve ragione delle modificazioni dello scenario politico. Il referendum, la caduta di Matteo Renzi, la scomposizione del centro sinistra. Perché un’assise congressuale vera fa questo, non è e non può essere solo un tappo si sughero sulle falle create dalle decisioni della magistratura.
Ho chiesto, in tempi assolutamente non sospetti, attraverso le pagine de “L’Avanti”, che il partito si riunisse di nuovo e che riflettesse. L’ho detto allora, lo ripeto oggi: la scelta è tra due posizioni. O si va alla costruzione di un unico soggetto politico del socialismo europeo o si va a solidificare l’autonomia politica del partito.
E una decisione che avremmo potuto e dovuto prendere tempo fa. Reputo che qualsiasi soluzione intermedia sia una perdita di tempo e di energie. La costruzione di un’area con i radicali è un controsenso. I nostri interlocutori nella costruzione di una nuova “Rosa nel pugno”, non rappresentano i voti radicali. Le persone che “pesano”, in quella galassia stanno da un’altra parte. Una parte che ci ha già fregati per benino nelle comunali di Roma. La storia, la prima volta si presenta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Proseguire su questa strada vorrebbe dire scadere nel ridicolo.
DI converso l’area Pisapia è solo il “rifugio dei peccatori” ovvero di coloro i quali non sono i benvenuti nel Pd, ma non possono fare a meno di avere un rapporto con i democrats. Una scorciatoia per chi non ha gli attributi per fare opposizione e vuole campicchiare con le briciole che cadono dal tavolo. Campo progressista è la sommatoria di un ceto politico avariato. E sarà la semplice addizione di meschini appetiti amministrativi. Cosa ben diversa dal socialismo.

Ho letto con attenzione le tesi di Riccardo Nencini. In esse non vi è nulla di sbagliato, sono conformi a ragione. Ma occorre uno scatto di reni successivo. In ambedue i casi, se vogliamo scomporci in un soggetto politico nuovo o seguire eroicamente la nostra bandiera, abbiamo bisogno di essere organizzati diversamente e meglio. Abbiamo bisogno di una impostazione operativa che le tesi congressuali, per loro natura, non possono dare ma che il congresso, nella sua interezza, attraverso il dibattito, può indicare.
In passato ci hanno spiegato che la chiave di volta della rinascita socialista era la rappresentanza parlamentare. Cosa che noi abbiamo perseguito con determinazione, scendendo a compromessi molto dolorosi pur di raggiungere il risultato. Quanti loschi figuri abbiamo imbarcato pur di rinforzare le nostre liste… Ricordo che Gerardo Labellarte, all’epoca responsabile degli enti locali, ci frustava tutti pur di farci presentare liste identitarie la cui percentuale complessiva ci avrebbe “pesato” per essere in parlamento. Tutti siamo stati in trincea in quella fase, con la baionetta tra i denti. E abbiamo sputato sangue, portando quel tesoretto a Pierluigi Bersani che fu di parola.
Deputati e senatori sono arrivati, ma i nostri problemi non sono diminuiti, anzi si sono moltiplicati. Da allora sono aumentati a dismisura. Ed è paradossale e lascia sgomenti il fatto che della ricchezza prodotta dai nostri deputati e senatori in termini di proposte di legge, mozioni, interrogazioni, attività di commissione ed impegni internazionali, ben poco passi al partito, che dà l’idea di essere accartocciato su potentati locali, baricentrato non sul respiro nazionale, ma su politiche di basso cabotaggio amministrativo in cui, giocoforza, si è subalterni al Pd e si coltiva questa subalternità facendone anche una virtù.
Come diceva un vecchio saggio: “meritiamo di più”.

Meritiamo un partito, non una federazione di piccoli comitati elettorali.
Questi e non una semplice risposta ai compagni che ci hanno portato in tribunale, dovrebbero essere i nodi su cui si dovrebbe articolare il congresso straordinario del PSI. Se il nostro congresso sarà una cosa seria eviterà perdite di tempo facendo una scelta di campo precisa: o soggetto politico unico del socialismo europeo o autonomia. Senza ciurlare nel manico con improbabili vie di mezzo. Se il congresso sarà una cosa seria recupererà un respiro ideologico ed intellettuale imponendo il modello partito su quello del vile comitato elettorale. Se il congresso sarà una cosa seria dovrà occuparsi della democrazia interna al partito, messa a dura prova proprio dai comitati elettorali. Se queste condizioni verranno soddisfatte si andrà avanti, altrimenti, almeno dal mio punto di vista, resterà l’amore per il socialismo. Ma niente altro.

Mario Michele Pascale

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Commenti all'articolo
  1. Non usa giri di parola, l’Autore di queste righe, quando prospetta “una scelta di campo precisa: o soggetto politico unico del socialismo europeo o autonomia”, ma in ogni caso va al cuore del problema, che rappresenta peraltro un passaggio “politico” cui è difficile, se non impossibile, sottrarsi.

    Ci sono a mio avviso diversi indicatori che spingerebbero verso la scelta dell’autonomia, anche perché a me sembra di intravvedere, guardandomi intorno, ossia nel cosiddetto sentire comune, una certa qual rilettura della “stagione socialista”, con toni decisamente meno critici rispetto al passato, ma qui occorre fare realisticamente i conti con la soglia di sbarramento.

    E se l’asticella dello sbarramento verrà tenuta piuttosto alta, non vedo come si possa realizzare l’autonomia, beninteso se il PSI punta ad ottenere una propria rappresentanza parlamentare, perché la cosa ovviamente cambia se viene fatto innanzitutto, e soprattutto, un discorso di “bandiera”, volto a tenere comunque “accesa la candela”.

    Se questo mio ragionamento ha un senso, diviene dunque pregiudiziale la legge elettorale, in ordine alla quale mi sarei francamente aspettato una iniziativa del PSI, come partecipazione attiva alla formulazione della legge in parola, anche come premessa per un’eventuale ricomposizione della “diaspora” socialista, iniziativa che salvo mie sviste non mi pare tuttavia di aver colto (ma non escludo che possa essermi sfuggita).

    Ma è anche possibile che la dirigenza PSI abbia ritenuto di astenersi dall’avanzare proposte in merito per la ragione che decideranno in ogni caso i partiti “maggiori”, ma se così succederà è abbastanza verosimile che la soglia non sarà bassa, il che è già di per sé motivo che orienta verso un “soggetto politico unico del socialismo europeo”, e a quel punto anche il discutere sulle diverse “tesi” congressuali perde valenza e forza perché sarà verosimilmente la componente maggiore del “soggetto unico” a decidere quale sarà il programma elettorale.

    Paolo B. 16.03.2017

  2. Carissimo Mario Michele
    Il Congresso nella tradizione del PSI è stato sempre impostato sul confronto fra varie Mozioni di pensiero.
    Questo Congresso straordinario che avrebbe dovuto puntare ad una ricomposizione fra i Socialisti, viene invece convocato per dibattere su di un’UNICA Mozione.
    Immaginiamo di essere invitati a partecipare ad una partita anche amichevole di calcio e, quando ci sediamo per assistervi, ci accorgiamo che a giocare la partita c’è solo una squadra in campo. Immaginiamo ancora che al termine di una partita di calcio finita in parità, il risultato debba decidersi ai calci di rigore e una delle due squadre li debba battere contro una porta vuota. Come pensiamo che si dovrebbero comportare gli spettatori??? E come dovrebbe reagire un iscritto al PSI ??
    Nella Prima Repubblica, Congressi di questo tipo venivano definiti “Bulgari” che, per chi come noi li ha combattuti anche ideologicamente, non è un onorevole apprezzamento.
    Quanto tu sviluppi in un’analisi puntuale avrebbe dovuto far parte di una Mozione di confronto e se ora quanto tu proponi vorresti integrarlo nell’UNICA Mozione congressuale, da Regolamento dovresti raccogliere il consenso del 5% dei Congressisti.
    Ti seguo sempre nei tuoi interventi come apprezzo sempre le acute riflessioni che Paolo appone come commento nei vari articoli che vengono pubblicati sull’Avanti. E per la nostra autonomia, Paolo mette giustamente in luce il vincolo della soglia di sbarramento e del tipo di legge elettorale.
    Come ho scritto su Agorà non intravedendo le condizioni per un vero Congresso, ho considerato la mia partecipazione all’appuntamento congressuale con i compagni della Romagna, come l’occasione di incontrarci per una Festa Socialista e, aldilà dei Riti del Congresso, è prevalso lo spirito di volerci sentire una Comunità che vuole nutrirsi di Unità aldilà delle differenze d’opinione.
    L’ottima partecipazione ed il calore dei compagni mi ha emozionato e confortato.
    In un mio commento sull’Avanti a Nencini, avevo proposto che la Prima Tesi del Congresso doveva essere l’impegno per “Il Riscatto Socialista”. Forse un tentativo per quest’obiettivo potremmo tentarlo ancora con la riproposizione di UNA COSTITUENTE SOCIALISTA.
    Sebbene da tanto tempo il tuo pensiero finale angoscia i Socialisti, senza alternative politiche, potrebbe rimanerci purtoppo solo l’amore per il Socialismo.
    Continuiamo a tenere vivo il dialogo sull’Avanti che è la nostra Tribuna politica e la Voce dei Socialisti.
    Ti abbraccio assieme a Paolo
    Nicola Olanda

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