sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mauro Del Bue: falsificazione e paradosso della storia
Pubblicato il 19-03-2017


del bue congressoL’intervento del direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue


Turati è il socialismo. Sia quello del suo tempo, sia, nel metodo, quello dei giorni nostri. Lo dipingeva come un divenire costante nelle cose e nelle teste. Non la rivoluzione di un attimo, ma un processo continuo e completo. Abbiamo fatto bene a dedicargli il congresso. Magari augurandoci che anche le teste oggi possano migliorare. Dal fronte di guerra Bobo Craxi annuncia in un dispaccio la sua decisione di andare “oltre’ a noi. Parla a nome dei socialisti “in movimento” e qualcuno sostiene che l’approdo sia il nuovo Dp. Se é così si trasformerebbero in socialisti “Definitivamente persi”.

Noi siamo i socialisti resistenti che non ci siamo rassegnati al destino di una inevitabile nostra estinzione. Anche lessicale, visto che pare abolita la parola socialista nel vocabolario politico italiano, sostituita con quella di democratico e progressista, per il solo motivo che socialisti siamo stati e siamo tuttora noi. Quasi come se ci si vergognasse di un partito, il Psi, a cui quasi tutti oggi danno politicamente ragione. Eppure, dopo l’ammissione arriva puntale anche l’esaltazione della storia di quelli che hanno sbagliato. La storia diventa falsificazione e conseguentemente la politica assume caratteri paradossali. Quando vedo i quadri della nuova sezione romana del Pd di via dei Caprettari non mi stupisco. E’ una magnifica rappresentazione della storia falsificata. Da Gramsci, a Berlinguer, a Moro, a Nilde Iotti, in diverse sezioni figura anche Togliatti, e questa sarebbe l’iconografia di un partito del socialismo europeo, con l’Unità suo quotidiano, e le sue feste in mezza Italia.

Il paradosso della politica 

Qualcuno pensava che gli scissionisti trovassero il modo di chiamarsi Diesse. Vuoi vedere che useranno anche il termine socialista, come vorrebbe Enrico Rossi, si pensava. Democratici e socialisti. E invece no. Per non chiamarsi socialisti, hanno anche rinunciato a chiamarsi Diesse, rinverdendo il vecchio nome di un segmento dell’estrema sinistra: Dp. Che almeno accennava al proletariato. Auguri. Il Pd si trova cosi tra due fuochi, uno esterno attizzato dalla rinvigorita intelligenza demolitrice di D’Alema e l’altro interno, alimentato da primarie senza logica e dalle candidature di Orlando e di un Emiliano pugliese che conferma un vecchio assunto: Quando un magistrato si butta in politica a rimetterci non é la magistratura ma la politica. Il nostro Formica, un gatto dalle sette vite, che ha compiuto 90 anni e continua a graffiare ha definito le primarie del Pd quelle tra il figlio di un inquisito, un testimone e un ministro della giustizia. Ci sta questo paradosso nella politica dei paradossi. (Leggi l’intervento completo)

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