lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Messieurs, c’est pour les enfants! I 60 anni del Trattato di Roma
Pubblicato il 27-03-2017


Quando si assiste a un grande avvenimento, non si riesce mai ad avere una visione d’assieme. Si è consapevoli che sarà la Storia a dirci, con il passare degli anni, se quello cui abbiamo assistito è stato un passaggio fondamentale o meno. Sul momento, si riesce a cogliere solo dei dettagli che, forse, anticipano le svolte della Storia.

Volare alto. Forse perché lo spazio aereo su Roma era chiuso per le dovute precauzioni antiterrore, i discorsi che hanno brevemente punteggiato la cerimonia dell’Anniversario del Trattato di Roma (25 marzo 1957) e la firma della Dichiarazione (dei leader dei 27 Stati membri del Consiglio europeo, del Parlamento e della Commissione europea), non hanno volato alto. Tutte belle parole, importanti. E’ giusto ricordare che per 60 anni siamo stati in pace, che abbiamo avuto più libertà, uno sviluppo economico e sociale che da soli non avremmo avuto, che siamo una potenza economica con una massa di 500.000.000 consumatori,  ecc…ecc… Però avrei voluto più coraggio, più determinazione. La mano sul cuore sì, a ricordare che una generazione uscita da una guerra fratricida aveva saputo superare, negli anni 50 del secolo scorso, odi e divisioni. E’ stata una celebrazione fine a se stessa, farcita di nobili giustificazioni e appelli alla memoria, di sottolineature sulle opportunità di viaggi, lingua, studi, lavoro e amore transnazionali. Ai giovani europei, ai nostri figli, di sicuro non basta. Neanche ai pescatori italiani, greci, spagnoli, ai formaggiai delle nostre baite alpine, agli italiani che richiedono una giustizia e un fisco equo e preciso.

Volevamo ascoltare parole d’impegno a costituire finalmente un’Europa politica, non solo commerciale. Una vera politica e Forza di Difesa europea (c’è stato giusto un incisetto di Tajani), una Politica comune sull’Immigrazione, sul Lavoro, sulla Giustizia e anche fiscale. Vogliamo lavorare a un vero progetto di Stati Uniti d’Europa anziché passare il tempo a legiferare e regolamentare la misura delle cozze, delle vongole, se i formaggi caprini sono Dop o no?

Uomini che parlano di donne. Non allargatevi. Di donne importanti, che siedono nel Consiglio UE in qualità di Capi di Stato, ce ne sono solo tre su ventisette. Sono, tanto per la cronaca (che ne trascura due a beneficio di Angelona), Dalia Grybanskaité, Lituania; Beata Szydio, Polonia; e poi, Angela Merkel, che siccome ci tormenta un giorno sì e l’altro pure, tutti la conoscono. Ci sarebbe dovuta essere anche Theresa (May), ma, giustamente, in piena Brexit, che ci viene a fà?

Se guardate poi i video storici della firma del ’57, di donne manco l’ombra. Non vi sembra il momento di qualche pubblico mea culpa?

La cosa simpatica, direi una nemesi  storica, è che le cariche UE che hanno tenuto i discorsi ufficiali (tutti uomini, per l’appunto), non parlavano altro che di donne: libertà, pace, fratellanza, unità, economia, difesa, frontiere….

E donne che parlano per gli uomini. Le traduttrici. L’episodio più divertente è stato quando il cosmopolita lussemburghese Juncker ha tenuto il suo discorso. Evidentemente Jean Claude ama i coup de théatre e ha esibito il suo essere plurilingue parlando in tedesco e francese. La traduttrice dal tedesco deve essere una donna mooolto simpatica. Ha dotato Juncker di una voce un po’ sopra le righe, quasi stridula, velocissima (del resto Jean Claude va spedito quando parla, lo sappiamo). Una modalità “immagine/suono” dagli effetti dirompenti, direi alla Zelig.

Grecia senza cravatta. Il bel Tsipras si è presentato senza cravatta alla Cerimonia. Devo dire che inizialmente l’evidente maleducazione mi ha urtato. Poi l’ho assolto. Ho capito. Ha lanciato, in un colpo solo, un bel messaggio. Non ci avete lasciato nemmeno la cravatta. L’avete usata voi per stringerci il collo e soffocarci. Bel colpo, Alexìs! Chapeau!

 Messieurs (e trois Mesdames), c’est pour les enfants! Restiamo sul francese, che intanto rende lo scritto elegante e ricercato. Dopo che tutti hanno firmato la Dichiarazione, c’è stato un attimo di sospensione, quasi di smarrimento. Poi i Potenti seduti al tavolo (i nostri maschietti di poc’anzi) hanno estratto dalle tasche gli smarfòn e hanno fotograto per primi la pagina delle firme. Fregandosene delle esigenze dei media, che sgomitavano per fare il loro lavoro. Ancora una volta, la sottile arroganza del Potere. Come si vede che i tempi sono cambiati! Nei vecchi filmati del ‘57, queste cose non succedevano. Angelona ha avuto il mio personale (insignificante) plauso. Lei, non ha tirato fuori lo smarfòn, ha glissato.

L’episodio me ne ha fatto venire in mente uno analogo, con me come protagonista. Ero per la prima volta sulla carrozza di testa della Méteor, metrò parigino, senza conducente, tutto automatizzato. Sembrava di essere su una giostra. Si godeva come matti. E’ salito un controllore, che non poteva vietarci di divertirci come bambini. Però sibilò un feroce: “Messieurs, c’est pour les enfants!”.  Ecco, che salga a bordo della UE un controllore serio, che glielo dica, lui, a Quelli Lì!!!

 Isabella Ricevuto Ferrari

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento