domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Bologna, l’emarginazione delle donne in mostra
Pubblicato il 15-03-2017


avanti domenica2C’è una bella mostrina al’Archiginnasio di Bologna su Augusto Majani (in arte Nasica), illustratore,cartellonista, pittore bolognese. La cosa ha un certo interesse per l’Avanti! perché Majani è stato illustratore, per l ‘”Avanti! della Domenica”, nei primi anni del secolo scorso. Tra il 1904 e il 1906 partecipò attivamente anche alla vita politica, impegnato come consigliere comunale nelle file del Partito Socialista. Il pregio maggiore della piccola esposizione sta nel profumo di bonomia bolognese che vi si respira. Non emerge nulla di rivoluzionario, né di orrido. Mortadelle, simpatici bolognesi su di taglia, belle donne in carne, fanno da sfondo al volto cadaverico di Carducci, alla morte di Verdi  ed a satire sul vate e il dannunzianesimo. Majani lavora per Il Resto del Carlino e per varie realtà editoriali, è artista “pragmatico”, disegna e illustra per mestiere, per vivere. Si capisce che la realtà con cui si confronta è quella di una città provinciale, grassa, gaudente. Rispetto a tante mostre “gridate”, con argomenti trattati sopra le righe, è una mostra simpatica e riposante, una passeggiata tra archivi che non sono fondamentali per la Storia con la esse maiuscola ma per la storia morantiana di tutti i giorni. Quello che conferisce poi un particolare merito è la cornice della mostra.

L’Archiginnasio di Bologna. Da solo vale una visita. Perché è un luogo sacro del sapere universitario d’antan, quando l’Alma mater studiorum era un faro della cultura europea, se non mondiale. Nell’Archiginnasio furono riunificate nel 1563 dal cardinale Carlo Borromeo, allora legato pontificio di Bologna, diverse scuole universitarie, prima sparse entro le mura bolognesi. All’interno dell’Archiginnasio, due perle: la Sala dello Stabat Mater e il Teatro anatomico. Di quest’ultimo, voglio fare un particolare elogio. Ricostruito pressoché totalmente nel dopoguerra con una cura che l’ha riportato ai fasti originali, è la culla della medicina bolognese. I “Dottor Balanzone” venivano formati qui. Al centro del Teatro anatomico, c’è il tavolo dove venivano effettuate le autopsie. Una magia. C’è il pulpito da cui teneva lezione il professorone di turno e, sotto, il tavolo su cui si macellava a scopo scientifico la spoglia di qualche poveretto senza nome e senza famiglia. Tutt’intorno, le statue lignee dei grandi maestri della medicina, da Galeno in poi. Lunghe vesti, sembrano abiti femminili. Non fatevi ingannare. Una donna, tra le statue in legno dei luminari, non c’è.

Le donne alle scuole, non erano proprio ammesse. Non potevano studiare nè accedere alla carriera medica e tanto meno a quella accademica. La prima cittadina italiana a laurearsi in medicina in Italia fu Maria Farnè Velleda laureatasi a Torino nel 1878. Maria Montessori si laureò nel 1896 a Roma. Fino ai primi anni del XX secolo, le donne medico si specializzavano esclusivamente in ginecologia e pediatria poiché solo in tali ambiti venivano accolte le richieste di specializzazione delle prime donne medico. Inoltre, venendo loro negato il diritto di esercitare in ospedali pubblici, aprivano studi in cui ricevevano esclusivamente donne e bambini. Proprio come oggi avviene nei paesi islamici.

Avrei  quindi una cosa da dire e sottolineare. Nella guida per i turisti, disponibile gratuitamente in tante lingue presso l’Archiginnasio, questa cosa non è scritta. Una grave omissione. Sarebbe giusto ricordare che, solo fino all’altro ieri, il nostro paese era talebano tanto quanto lo è l’Islam attualmente. Sarebbe importante ricordare l’ostracismo culturale patito dalle donne. Un po’ come oggi si ritiene d’obbligo ricordare lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. Anche la sottomissione e l’emarginazione delle donne è una vergogna da non dimenticare.

La mostra su Majani è aperta sino al 26 marzo, è gratis ed è aperta tutti i giorni compresa la domenica.

Isabella Ricevuto Ferrari

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