sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Non c’è libertà senza principi né lavoro
Pubblicato il 30-03-2017


L’idea di oggi è di prendere spunto da un vecchio episodio apparentemente dimenticato: le parole sprezzanti espresse dal ministro del Lavoro Poletti contro quei giovani che per necessità cercano un lavoro all’estero.

Il padre di famiglia non sempre può essere considerato un’esempio da seguire. Ciò che ci meraviglia è che, spesso, non lo sia nemmeno lo Stato. Il riferimento è a quei principi che possono essere considerati pilastri fondanti di ogni cultura civica (uguaglianza, libertà, fratellanza, giustizia sociale) di cui nessuno parla più oramai, perché tutti impegnati a rincorrere le scadenze di una politica sempre più emergenziale e votata all’amministrazione del presente. Per “il” principio si facevano le guerre, per “il” principio si rinunciava persino ai tesori del mondo, pur di non rinunciare all’onore. La bandiera è sempre rappresentativa, nell’immaginario collettivo, dell’appartenenza alle parole pronunciate da grandi uomini che hanno fatto ancora più grandi i loro Paesi. Parole come quelle di un ex Presidente del calibro di Pertini quando diceva:

“si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana”.

Senza alcuna pretesa di comparazione, mi chiedo, oggi, quali siano i principi che hanno spinto il ministro Poletti a sostenere che fosse un bene “non aver più fra i piedi” alcuni di quei centomila giovani emigrati dall’Italia. Ecco, se noi vivessimo in un Paese con dei principi saldi, l’allora appena insediato Governo Gentiloni avrebbe dovuto immediatamente rimuovere dall’incarico al ministero il signor Poletti. Perché è stato politicamente scorretto? Perché se ne è uscito con affermazioni impopolari? No, semplicemente perché un ministro che arrogantemente va dicendo cose del genere non mette solo a nudo la propria indelicatezza e l’incolmabile distanza dai problemi reali del popolo che ha giurato di servire di fronte alla Costituzione. Il punto è che, così facendo, egli ha dimostrato di contraddire i suoi stessi interessi di ministro (ricercare il consenso popolare), oltre che i suoi obblighi morali e professionali.

Ricordo che appena il giorno prima l’ISTAT si era espresso dicendo che la classe indigente del Paese risiede nel giovani dai 18 ai 35 anni, quella fascia d’età cioé più penalizzata da un mercato del lavoro, – sempre più instabile e deregolamentato e da una mancanza di prospettive occupazionali -, che sembra cronicizzarsi sempre più nel nostro Paese. Tutto ciò in barba a quel “principio” costituzionale che vuole la nostra Repubblica “fondata sul lavoro”. Se vengono a mancare questi principi di onorabilità, come può essere credibile un Paese agli occhi dei cittadini quando racconta, ad esempio, che il nostro sistema bancario è il migliore al mondo a dispetto dell’evidente fallimento di molti istituti di credito di cui fra i più noti MPS? E a proposito di Monte Paschi, quando la banca acquistò l’Antonveneta, l’allora Governatore di Banca d’Italia Mario Draghi, oggi presidente di BCE, la ritenne una buona operazione! Qual è il filo rosso che lega uno squalo un po’ Pinocchio come Draghi con un tale signor Poletti che preferirebbe vedere, per “dare un futuro ai nostri ragazzi”, i laureati in lettere e filosofia lavorare nelle stalle? Principi, etica, e morale sono morenti nel nostro Paese…ci auguriamo che non sia già troppo tardi.

Angelo Santoro

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