mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Olanda: Wilders non trionfa, i socialdemocratici affondano
Pubblicato il 16-03-2017


Wilders non ha sfondato, Rutte ha vinto male ma, soprattutto, i socialdemocratici (il Pvda) pagano con un tracollo (da 28 ad appena 9 seggi la partecipazione alla coalizione di governo mentre l’Sp, più a sinistra, ne ha presi 14 e i verdi ha addirittura moltiplicato per quattro la rappresentanza parlamentare, 16 contro i precedenti 4). Matteo Salvini e Marine Le Pen dovranno rinviare ad altra data i primi festeggiamenti: il partito della libertà xenofobo e islamofobo come si conviene all’attuale sovranismo non è riuscito a sfondare in Olanda. Ha ottenuto un buon successo, ha di fatto imposto l’agenda politica degli ultimi anni ma non è riuscito a trionfare: il Pvv ha ottenuto 19 seggi, quattro in più delle precedenti elezioni. Mark Rutte, con il suo Vvd (i liberali di destra) calerebbe di 10 seggi (31 invece di 41) ma resterebbe sempre al comando del primo partito e quindi in corsa per ottenere il terzo mandato da premier. Pur tenendo, calano di un seggio i socialisti dell’Sp.
Migliorano notevolmente le proprie posizioni i democristiani (da 13 a 16) e soprattutto i liberali progressisti (da 12 a 19). Ma i grandi sconfitti sono soprattutto i socialdemocratici guidati da Sharon Dijksma che senza giri di parole ha affermato: “Un colpo durissimo, un graffio alla nostra anima”. Il Pvda è il partito di Jeroen Dijsselbloem, capo dell’eurogruppo, una delle vestali europee delle politiche di austerità.
È evidente che la sconfitta del partito dei lavoratori è anche la conseguenza della partecipazione a un governo che a livello economico ha seguito i principi delle politiche liberiste. A Bruxelles tireranno un primo sospiro di sollievo ma al di là del temporaneo scampato pericolo, anche queste elezioni olandesi devono essere interpretate come un ultimo avviso ai naviganti: o si cambia rotta o si affonda. E questo vale soprattutto per le sinistre.

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Commenti all'articolo
  1. Visto che l’articolo chiude col dire “queste elezioni olandesi devono essere interpretate come un ultimo avviso ai naviganti: o si cambia rotta o si affonda. E questo vale soprattutto per le sinistre”, viene abbastanza spontaneo e naturale il domandarsi quale nuovo percorso devono imboccare le medesime per “rimanere a galla”, ma qui non troviamo scritto nulla in proposito e dobbiamo pertanto tentare da soli una qualche risposta (se vogliamo provarci).

    Non è mai facile “decifrare” i risultati elettorali – specie quando non si conoscono gli “umori” degli elettori del posto, e neppure la politica ivi praticata dai singoli partiti, e ci si deve pertanto affidare alle nude cifre – ma se “la sconfitta del partito dei lavoratori è anche la conseguenza della partecipazione a un governo che a livello economico ha seguito i principi delle politiche liberiste”, avrebbero dovuto allora guadagnare i Socialisti, ma anche loro paiono calare di un seggio.

    Tutto farebbe dunque pensare che i voti dei suddetti partiti (Laburisti e Socialisti) si siano travasati nella Sinistra Ecologista, il cui notevole successo sembra essere tuttavia abbastanza lontano dal colmare le perdite degli altri due citati componenti della sinistra, e viene pertanto da ipotizzare – sempre secondo la logica dei numeri, che potrebbe nondimeno trarre in inganno – che una quota dei voti della sinistra sia passata a liberali e cristiano-democratici, o forsanche al PVV.

    Si tratta ovviamente di mere supposizioni, ma il versante della sinistra tradizionale mi pare aver ottenuto nell’insieme 37 seggi, su un totale di 150 se non vado errato, e questo risultato potrebbe far ritenere, per tornare alla domanda d’inizio, ossia al cammino da intraprendere, che quel Paese propenda piuttosto verso politiche maggiormente orientate sul versante opposto, rispetto alla sinistra, quantomeno ad oggi

    Questo non toglie comunque che se i Laburisti-Socialdemocratici adottassero da qui in avanti una linea politica più accentuatamente di sinistra potrebbero forsanche “risalire la china”, presumibilmente non al punto da ridiventare forza di governo, ma comunque tale da non “affondare”, per usare i termini di questo articolo, ma potrebbe anche stare in piedi un discorso per così dire capovolto, nel senso di veder premiata una rinnovata loro presenza nella compagine governativa, che resterà verosimilmente a guida liberale, se questa riuscisse a corrispondere via via alle attese dei più.

    Senza naturalmente alcuna pretesa di avere verità in tasca, io ritengo che vi sia nel contesto europeo una fascia di elettorato che guarda con crescente simpatia ai movimenti cosiddetti “populisti” e “sovranisti” , ritenendoli a torto o ragione gli unici in grado di imporre una vera e significativa svolta, ma questa fascia esita ancora a dar loro il voto perché continua a confidare nell’Europa, ma sta comunque salendo a gran passi l’ondata di disillusione e sfiducia, al punto che una sorta di “ultimo avviso ai naviganti” può forsanche valere per l’Europa stessa.

    Paolo B. 20.03.2017

  2. Visto che l’articolo chiude col dire “queste elezioni olandesi devono essere interpretate come un ultimo avviso ai naviganti: o si cambia rotta o si affonda. E questo vale soprattutto per le sinistre”, viene abbastanza spontaneo e naturale il domandarsi quale nuovo percorso devono imboccare le medesime per “rimanere a galla”, ma qui non troviamo scritto nulla in proposito e dobbiamo pertanto tentare da soli una qualche risposta (se vogliamo provarci).

    Non è mai facile “decifrare” i risultati elettorali – specie quando non si conoscono gli “umori” degli elettori del posto, e neppure la politica ivi praticata dai singoli partiti, e ci si deve pertanto affidare alle nude cifre – ma se “la sconfitta del partito dei lavoratori è anche la conseguenza della partecipazione a un governo che a livello economico ha seguito i principi delle politiche liberiste”, avrebbero dovuto allora guadagnare i Socialisti, ma anche loro paiono calare di un seggio.

    Tutto farebbe dunque pensare che i voti dei suddetti partiti (Laburisti e Socialisti) si siano travasati nella Sinistra Ecologista, il cui notevole successo sembra essere tuttavia abbastanza lontano dal colmare le perdite degli altri due citati componenti della sinistra, e viene pertanto da ipotizzare – sempre secondo la logica dei numeri, che potrebbe nondimeno trarre in inganno – che una quota dei voti della sinistra sia passata a liberali e cristiano-democratici, o forsanche al PVV.

    Si tratta ovviamente di mere supposizioni, ma il versante della sinistra tradizionale mi pare aver ottenuto nell’insieme 37 seggi, su un totale di 150 se non vado errato, e questo risultato potrebbe far ritenere, per tornare alla domanda d’inizio, ossia al cammino da intraprendere, che quel Paese propenda piuttosto verso politiche maggiormente orientate sul versante opposto, rispetto alla sinistra, quantomeno ad oggi.

    Questo non toglie comunque che se i Laburisti-Socialdemocratici adottassero da qui in avanti una linea politica più accentuatamente di sinistra potrebbero forsanche “risalire la china”, presumibilmente non al punto da ridiventare forza di governo, ma comunque tale da non “affondare”, per usare i termini di questo articolo, ma potrebbe anche stare in piedi un discorso per così dire capovolto, nel senso di veder premiata una rinnovata loro presenza nella compagine governativa, che resterà verosimilmente a guida liberale, se questa riuscisse a corrispondere via via alle attese dei più.

    Senza naturalmente alcuna pretesa di avere verità in tasca, io ritengo che vi sia nel contesto europeo una fascia di elettorato che guarda con crescente simpatia ai movimenti cosiddetti “populisti” e “sovranisti” , ritenendoli a torto o ragione gli unici in grado di imporre una vera e significativa svolta, ma questa fascia esita ancora a dar loro il voto perché continua a confidare nell’Europa, ma sta comunque salendo a gran passi l’ondata di disillusione e sfiducia, al punto che una sorta di “ultimo avviso ai naviganti” può forsanche valere per l’Europa stessa.

    Paolo B. 20.03.2017

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