martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Nuovo trattato fiscale: Hamon e Piketty rilanciano l’Ue
Pubblicato il 31-03-2017


hamon (1)Un nuovo trattato fiscale europeo, con al centro un Parlamento dell’eurozona: è questa la proposta di Benoît Hamon, candidato socialista alle presidenziali francesi che si terranno tra meno di un mese.
“L’Europa di oggi non funziona più, non è in grado di neutralizzare le conseguenze negative della globalizzazione – denuncia Hamon – Di fronte a questa sfida, la soluzione non può essere né il ritorno agli stati nazionali, così come vorrebbe Marine Le Pen, che pone le basi per lo sgretolamento dell’Europa e della Francia, né il mantenimento dell’architettura istituzionale attuale. Se l’austerità si è imposta come marchio di fabbrica dell’Unione europea, questo è innanzitutto perché non c’è abbastanza democrazia in Europa. La conseguenza di questo deficit democratico è il monopolio di tutte le decisioni fondamentali da parte della cosiddetta troika, costituita da Eurogruppo, Banca centrale europea e Commissione europea”.
Hamon ha fatto suo il ‘progetto di trattato per la democratizzazione della governance dell’eurozona’, un documento, disponibile online, che è il risultato di uno sforzo pluridisciplinare di giuristi, politologi ed economisti. Stéphanie Hennette, Guillaume Sacriste, Antoine Vauchez e Thomas Piketty hanno anche pubblicato un opuscolo, dove spiegano uno a uno gli articoli della proposta di trattato.
“Gli Stati Membri hanno risposto alla crisi che ha colpito la zona euro istituendo un vero e proprio sistema di governance, che include il Fiscal Compact, il Meccanismo europeo di stabilità, il regolamento sull’unione bancaria e i pacchetti legislativi ‘six-pack” e ‘two-pack’ e che ha contribuito al consolidamento delle politiche di austerità”, sostengono gli autori del progetto di trattato, che lamentano l’esistenza di un deficit democratico nella gestione dell’eurozona.
In particolare, Thomas Piketty, rinomato economista autore del bestseller ‘Il capitale nel XXI secolo’ e responsabile per le questioni europee della campagna di Hamon, punta il dito contro l’Eurogruppo, l’organo che riunisce i Ministri delle Finanze degli Stati Membri, colpevole, a suo avviso, di prendere tutte le decisioni che contano per il futuro dell’eurozona.
“Il problema è che di solito l’Eurogruppo non è in grado di decidere – denuncia Piketty – Si pensi agli scandali degli ultimi anni legati all’elusione fiscale. Tutti sanno che spesso le multinazionali pagano un importo irrisorio grazie a un basso tasso di imposizione di cui beneficiano in alcuni Stati membri. Tuttavia, l’eurozona non è stata in grado di prendere la benché minima decisione a riguardo. Questo perché l’Eurogruppo di solito rispetta il principio dell’unanimità nel prendere le sue decisioni. In materia di tassazione, il veto del Lussemburgo è sufficiente per bloccare tutto. E anche per quanto riguarda le poche questioni in cui si decide a maggioranza, i Paesi più grandi hanno di fatto il diritto di veto”.
Per questo, gli autori del ‘progetto di trattato per la democratizzazione della governance dell’eurozona’ propongono di affiancare all’Eurogruppo un’assemblea parlamentare dell’eurozona, in cui ogni paese sia rappresentato da un certo numero di parlamentari provenienti dai rispettivi parlamenti nazionali, in misura proporzionale alla popolazione e ai rapporti di forza tra i vari gruppi politici.
Una tale soluzione impedirebbe ai Paesi più grandi di opporre il loro veto. La Germania, ad esempio, costituisce il 24% della popolazione dell’eurozona e verrebbe rappresentata nella nuova assemblea in maniera proporzionale. Inoltre, con la nuova assemblea, verrebbe ristabilita la dialettica tra destra e sinistra sulle questioni economiche. Se l’assemblea fosse costituita da 105 membri provenienti dai parlamenti nazionali, una delle ipotesi avanzate da Piketty e colleghi, di questi 44 sarebbero di centro-destra (CDU/CSU in Gemania, Les Républicains in Francia, Partido Popular in Spagna, Forza Italia in Italia ecc.), 47 di centro-sinistra e dei gruppi ecologisti (SPD e Verdi in Germania, Parti Socialiste in Francia, PD in Italia e PSOE in Spagna ecc.), 9 della cosiddetta sinistra radicale (Die Linke in Germania, ¨Podemos in Spagna, Syriza in Grecia ecc.) e 5 non classificati (Movimento Cinque Stelle, ecc.).
Va peraltro tenuto conto che gli esponenti del centro-destra francese, spagnolo e italiano hanno spesso posizioni più flessibili in materia di politica di bilancio o monetaria rispetto a quelle del centro-destra tedesco, che potrebbe fare affidamento su solo 12 seggi du 105 disponibili.
La creazione di un Parlamento dell’eurozona è quindi, secondo i suoi sostenitori, una precondizione fondamentale per rompere con l’attuale consenso in materia di decisioni di politica economica e monetaria, opaco e decisamente poco democratico, e porre le basi per adottare una serie di decisioni di rottura in grado di far tornare a battere il cuore dei cittadini europei.
A tal proposito, Piketty ritiene che sia fondamentale rinegoziare il Fiscal Compact, trattato che ha introdotto l’obbligo del pareggio di bilancio per i Paesi Ue e condotto, secondo l’economista francese, a un tentativo di ridurre il deficit in maniera troppo veloce nei vari Stati della zona euro.
“Ridurre il deficit va molto bene nel lungo termine – spiega Piketty – ma se lo si fa in modo troppo veloce si penalizza la produzione. Questo significa meno entrate per lo stato e più disoccupazione. E non si risolve il problema dell’indebitamento, perché il rapporto debito/PIL soffre, appunto, della contrazione della produzione”.
Il problema di un debito superiore al 100% del PIL, come è il caso in molti Paesi europei, non si può risolvere, secondo Piketty, attraverso il semplice ricorso a misure tradizionali, con l’accumulo di piccoli surplus anno per anno. Serve una combinazione di misure straordinarie, come “inflazione – che comunque distrugge molte cose, come il risparmio privato – una rinegoziazione e la messa in comune del debito tra i vari Stati membri”.
E, poi, è fondamentale che il nuovo Parlamento dell’eurozona possa votare un’imposta sulle compagnie. “Solo così si può evitare che le multinazionali continuino ad approfittare dei paradisi fiscali e delle differenze di imposizione che esistono tra i vari Stati membri”, afferma l’economista francese.
Il progetto del tandem Hamon-Piketty si presenta così come una delle poche proposte concrete in una campagna presidenziale dominata dagli scandali e nella quale le discussioni sull’Europa si sono limitate, nella maggior parte dei casi, agli slogan.

Matteo Angeli

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