giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Partiti senza punti di riferimento
Pubblicato il 30-03-2017


Un giovane, dopo la caduta del fascismo, sentiva le parole Comunismo, Democrazia Cristiana, Socialismo, Liberale, Repubblicano, Socialdemocrazia e, se voleva, capiva la differenza tra le stesse. Ogni parola indicava un modello di società, un programma, uno stile. Ogni partito, faceva capire i suoi riferimenti internazionali e le categorie sociali alle quali si rivolgeva. Al di là della diversa capacità di conquistare i consensi, ogni partito faceva capire cosa voleva per l’immediato e dove voleva portare la società italiana. Anche allora c’era chi ricorreva al populismo. Lo slogan “Nella cabina, Dio ti vede” non era populismo? Le espressioni “I democristiani sono forchettoni” e “I comunisti mangiano i bambini” non erano populiste? Questo richiamo, per dimostrare che gli eredi di quei partiti non possono accusare gli altri di populismo.
I Padri della Repubblica, colti, onesti, disinteressati e altruisti diedero all’Italia una Carta Costituzionale, che è stata imitata da altri Stati. Anche il sistema elettorale proporzionale dimostrava la serietà della politica. Chi lo preferisce, sa che difficilmente potrà comanderà da solo e deve, necessariamente, trattare con altri partiti sia i punti programmatici che i nomi dei componenti Governo. Il sistema proporzionale è una garanzia per la Democrazia e di qualità. Con questi presupposti politici, dalla fine del Fascismo, l’Italia si mise in moto e progredì economicamente, socialmente e civilmente. Fotografiamo l’Italia di oggi.
Alla scarsa inflazione economica corrisponde un’inflazione dei cosiddetti Partiti, nessuno dei quali si ispira a un modello di società. Sono associazioni di amici , ma non come quelli della canzone di Paoli. Non si confrontano, si lottano con luoghi comuni e con offese plateali e cafonesche. Ognuno è strumento nelle mani di Lobby. La preferenza del sistema maggioritario con premio di lista dimostra l’ipocrisia e la non predisposizione al confronto. Sanno di non raggiungere il 50% più uno e, invece di fare accordi con altre forze politiche, vogliono, in modo furbesco, il premio di maggioranza. I Media , servi del potere economico e politico, contribuiscono a far prevalere le Fake News. Il popolo bombardato dalle Fake news prende per buono ciò che è velenoso. E, un’accusa falsa diventa un luogo comune. Non appartengo alla categoria di quelli che cercano, criticando, medicina per le loro frustrazioni. Con le stesse convinzioni giovanili, sono preoccupato per il futuro del nostro Paese e delle nuove generazioni. Le conquiste fatte, grazie ai partiti della prima Repubblica, al nobile sindacalismo e ai movimenti civili, sono state annullate. Chiedo ai gentili lettori: -Secondo Voi chi ( Partito, non persona)ha voluto eliminare la sostanza dello Statuto dei lavoratori e perché? Come mai, le diseguaglianze stanno esplodendo? La voce “Cessione del quinto dello stipendio” è la più importante delle operazioni finanziarie. Come mai, l’insicurezza sta aumentando e la società si sta incattivendo? Come giudicare i personaggi cretini che ripetono di non preoccuparci perché i reati sono diminuiti? Confondere il numero dei reati con le loro specificità è come confondere chi ruba le galline con chi uccide una donna o aggredisce un anziano solo. A parte il fatto che la politica deve tendere ad eliminare le delinquenza. Un eletto ,che non ha capito che sta diventando normale non rispettare il prossimo, è un “eletto per caso” e, perciò, è inadeguato. Il popolo sta lanciando numerosi segnali, che fanno capire di non avere più fiducia in quelli, che dovrebbero rappresentarli. Il milione di persone che hanno acclamato il Papa fa capire che il popolo ha fiducia in un uomo che, con l’esempio, dimostra di esserne degno. È un fatto positivo. Sarebbe ancora più positivo se alla fiducia nel rappresentante di Dio in terra, ci fosse un po’ di fiducia in chi è rappresentante del popolo, nelle stanze. La fiducia, però, si conquista, non si compra con le regalie. Spero che al più presto parta un risorgimento dei valori, non per aiutare i poveri, ma per sconfiggere la povertà.

Luigi Mainolfi

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