sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Per i diritti non basta un giorno, ma ogni giorno dell’anno
Pubblicato il 06-03-2017


L’8 marzo si celebra la giornata internazionale della donna, durante la quale si dovrebbero ricordare non solo le conquiste raggiunte dalle donne ma anche le innumerevoli situazioni in cui queste si ritrovano, ancora oggi, a essere discriminate a causa della loro appartenenza di genere.
La presenza delle donne soprattutto nel settore dei lavori pubblici, nel quale è numericamente preponderante su quella degli uomini, la necessità di politiche contrattuali mirate, specifiche, con un maggiore interesse al benessere lavorativo e al soddisfacimento di bisogni più specificamente femminili ci deve comunque vedere impegnati come cittadini attivi ogni giorno dell’anno.
Verrebbe anzi da pensare che malgrado l’indiscusso progresso finora conseguito, ci vorrebbe, ciò non di meno, una sorta di internazionale delle donne. Se negli anni ’60 e ’70 si è tanto parlato di femminismo (riprendendo temi e figure che hanno attraversato il secolo scorso) oggi questa sembra essere diventata una brutta parola. Il femminismo rivendicava pari diritti per uomini e donne, tuttavia adesso sembra che questo termine, dal quale ci si tiene alla larga arrivando a rivendicare la propria distanza da esso, venga inteso in un altro senso, come un’affermazione di superiorità della donna rispetto all’uomo. Con il rischio di farlo diventare allora una dichiarazione di una guerra diversa, non più allo status quo che voleva la donna sottomessa ma proprio ai singoli uomini: e chi farebbe mai una cosa simile, tenuto conto che ognuno di noi è circondato di donne e uomini ai quali teniamo affettivamente molto? D’altro canto, se consideriamo l’originario significato della parola qualcuno potrebbe obiettare che oggi, nel nostro mondo occidentale, le donne abbiano ben poco da rivendicare: in teoria sono ormai aperte a loro tutte quelle carriere che originariamente erano appannaggio esclusivo degli uomini e non ci si aspetta più che solo le donne allevino i figli, restando magari a casa mentre l’uomo lavora e quando torna dà ordini. Tuttavia, mentre i ruoli delle donne nella società si sono moltiplicati rimane una domanda: quali sono quelli degli uomini? La donna attuale difatti sembra debba avere il dono dell’ubiquità, in tutti i sensi: deve saper essere madre, lavoratrice, compagna, autonoma e contemporaneamente accettare “complimenti” più o meno sessualizzati (per non parlare poi delle molestie o delle violenze familiari): il corpo della donna è ancora ritenuto una merce, nonostante il fatto che si parli tanto di parità dei diritti.
Ma movimenti e gruppi femministi esistono anche oggi e le battaglie per la parità dei diritti e per affermare la dignità delle donne, portatrici di valori sociali sono ancora portate avanti (un esempio potrebbe essere quello per le “quote rosa”, in politica ma anche nei consigli d’amministrazione), tuttavia nella generale confusione dei ruoli, mentre gli esseri umani occidentali si stanno forse lentamente risvegliando da un sogno in cui ognuno e ognuna basta a se stesso/a sembra quasi che alla donna venga richiesto di coprire uno spettro sempre più ampio di compiti mentre l’uomo, privato in parte dalla storia del suo antico ruolo, fatica a trovarne uno nuovo producendo reazioni confuse, instabili e in alcuni casi violente proprio nei confronti di questa neo donna davanti alla quale non si riconosce.
Di fronte a tutto questo, i festeggiamenti per la giornata della donna si limitano purtroppo sempre più spesso a uno sparuto mazzolino di mimose, quando va bene mentre quello che potrebbe essere più opportuno fare a proposito di questa ricorrenza sarebbe aprire momenti di discussione (principalmente nelle scuole) che invece di guardare al passato coinvolgano direttamente le giovani generazioni (e con questo intendiamo sia i ragazzi che le ragazze) in un ragionamento più ampio sui ruoli di genere nel ventunesimo secolo.

Carlo Pareto

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