lunedì, 24 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Per venti punti il Pd perse la testa?
Pubblicato il 28-03-2017


Capisco che le primarie vengono prima di tutto. E che si svolgono in due fasi che occuperanno ancora settimane. Forse mesi. Prima tra gli iscritti, poi con gli esterni, per finire, forse, con i marziani. Ma intanto l’Italia avanza coi suoi problemi, con la sua crisi irrisolta, coi suoi doveri e diritti verso la Ue, con una legge elettorale ancora da definire. Affronto quest’ultimo argomento anche alla luce delle dichiarazioni più recenti dei dirigenti democratici. Quella di Guerini mi ha lasciato di stucco. Il vice di Renzi si é detto contrario al premio di coalizione per via del solito discorso sul potere di ricatto dei piccoli partiti. A parte che col tre per cento da superare le liste rappresentate in Parlamento non sarebbero affatto di scarsa dimensione, restiamo allibiti per la riproduzione della vecchia recita su un soggetto oggi completamente cambiato.

Come se un attore interpretasse l’Amleto quando il teatro ha deciso di mettere in scena il Re Lear. Diteglielo per cortesia che sondaggi alla mano il Pd non è più un partito in grado di arrivare al quaranta per cento da solo e di governare il paese. Anzi, secondo tutti i sondaggi non è neanche più il primo partito. Anche Renzi, in un’intervista, con la quale ha rilanciato, senza crederci, il Mattarellum, pare non favorevole al premio di coalizione proposto da Berlusconi. Quest’ultimo ha due motivi seri per rivendicarlo. Il primo è che i Cinque stelle sono l’unica lista non coalizzabille e dunque la coalizione finisce per rafforzare le liste di centro-destra non costrette a presentarsi unite, come dovrebbero fare col premio di lista. Il secondo è che Forza Italia potrebbe cosi presentare una lista autonoma anche se coalizzata con Lega e Fratelli d’Italia. E si potrebbe poi eventualmente liberare e giocare un ruolo diverso dai due alleati in Parlamento.

Lo stesso ragionamento dovrebbe fare il Pd. Meglio una coalizione il più larga possibile per tentare di raggiungere l’obiettivo, forse anche troppo ambizioso, del quaranta per cento, meglio comunque perché la coalizione di centro-sinistra potrebbe più agevolmente stare davanti ai Cinque stelle, cosa più complicata nel caso della presentazione della lista Pd da sola. Invece per ora si recita sul copione precedente. Adesso é uscita una nuova proposta che giudico folle. E cioè di attribuire comunque alla lista prima classificata un premio di maggioranza del 10 per cento. Dubito che sia costituzionale, come il ballottaggio, inserire due premi di maggioranza, uno al 40 che consente di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi e uno alla prima lista, nel caso nessuno ottenga il 40, per avere un dieci per cento in più. Con il premio alla lista oggi questa correzione per la governabilità sarebbe poi, come il ballottaggio, che l’Avanti ha contestato dal primo momento come istituto anomalo e anti democratico, un grande favore ai Cinque stelle. E non ci sarà il tempo per la Corte costituzionale di correggere l’errore. Se per un punto Martin perse la cappa il rischio è che per venti punti qualcuno nel Pd abbia perso la testa…

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Commenti all'articolo
  1. C’è un insieme di elementi tale da far ritenere che l’interesse prevalente del PD sia attualmente quello di mantenere una buona consistenza elettorale, senza tuttavia preoccuparsi più di tanto di raggiungere il 40% dei voti, così da poter governare il Paese, obiettivo che richiederebbe peraltro di organizzarsi in coalizione, dal momento che il PD, secondo quanto scrive il Direttore, “non è più un partito in grado di arrivare al quaranta per cento da solo”.

    Se questa impressione non fosse campata in aria, il ruolo dei suoi tradizionali alleati diverrebbe di fatto poco o nulla importante, se non marginale, per un PD concentrato per l’appunto su sé stesso nella consapevolezza che un partito numericamente forte è comunque in grado di “contare”, ancorché possa non avere la guida diretta del Paese (e del resto un precedente del genere può essere ravvisato nel “compromesso storico” degli anni Settanta).

    Si tratta ovviamente di semplici supposizioni, e solo il tempo potrà aiutarci a “decifrare” meglio gli accadimenti politici dell’oggi, ma se valesse l’ipotesi che la funzione dei partiti alleati del PD ha perso di peso – a meno che non siano disposti a farsi “inglobare” dal PD stesso – e se consideriamo il sondaggio riportato nell’articolo di qualche giorno fa, dal titolo “Legge elettorale, priorità dimenticata”, i cui dati danno la quasi totalità dei partiti “minori” al di sotto della vigente soglia di sbarramento, bisognerebbe capire se e quali prospettive ci sono per questi ultimi, e come i medesimi intendono procedere in vista del prossimo appuntamento elettorale.

    Paolo B. 29.03.2107

  2. il nostro Comitato per la difesa della Costituzione ha avversato Italicum, ha sostenuto (con mezzi impari) il referendum ed ha conseguito la vittoria del 4 dicembre contro la de-forma costituzionale di Renzi.
    I nostri paletti per una nuova legge elettorale democratica ed efficace sono chiari: no premi di maggioranza, no liste bloccate e no alle multicandidatiure. Questi paletti sono compatibili con una mattarellum 2 o con un proporzionale misto alla tedesca.
    Le forze politiche democratiche ne facciano tesoro. Altrimenti è chiaro che il prossimo Parlamento vivrà ‘alla spagnola’.
    P.S. Del Bue, eppure ti piaceva molto il Renzi filocraxiano tanto che avevi votato Si il 4 dicembre. E ora??

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