lunedì, 24 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Perché la Ryder serve all’Italia (al di là di populismi e ideologie)
Pubblicato il 31-03-2017


Il golf, in Italia e nel mondo. Quanti sono gli italiani che giocano a golf? E’ una delle poche certezze. Il golf è l’unico sport in Italia per la cui pratica è necessario essere iscritti, con rinnovo annuale, alla Federazione Italiana Golf. Perciò il numero esatto dei praticanti è noto all’unità: alla fine del 2016 i golfisti erano 90.289. Una cifra risibile.

Come va il golf nel resto del mondo? Stime 2011, non freschissime, ma che già riflettono gli effetti della crisi economica mondiale, valutano i golfisti nel mondo sui 70 milioni, di cui 30 negli USA, 7 in Europa. In Italia il golf è considerato alla stregua del tennis raffigurato da Bassani nel “Giardino dei Finzi Contini”, nella Ferrara degli anni ’30. Uno sport per pochi ricchi, un mondo di happy few. Ancora oggi la sinistra, intesa come ideologia politica sparsa tra varie sigle di partiti, compresi i PD, giudica il golf come uno sport per spocchiosi riccastri. Eppure, praticarlo, costa oggi molto meno dello stesso tennis, non parliamo dello sci. Si dirà: ci sono sport come il calcio ben più popolari e alla portata di tutti. Calcio, tennis, sci, anche il nuoto, non garantiscono però al praticante la stessa longevità sportiva. Il golf, lo si può praticare dai 6-8 anni ai ben oltre 80. Con grande vantaggio per la salute, è particolarmente indicato per chi ha problemi cardiocircolatori, osteoporosi. Tutti gli altri sport, hanno invece controindicazioni in tal senso. Vedo già le espressioni dubbie sui volti dei lettori. “Beh, sarà il commento, il golf deve essere uno sport per modo di dire, roba da vecchi panzoni.” Non è così. Dustin Johnson, considerato oggi il giocatore più potente del mondo, ha una media di lunghezza di tiro di ben 291 metri e spesso supera la lunghezza di 300 metri. Una pallina viaggia a 300 km/h. Non è roba da vecchi.

Il golf assicura un’educazione di alto livello, equiparabile alla formazione civile e sociale di un college esclusivo. Questo perché il gioco del golf è l’unico sport dove il giocatore è sostanzialmente arbitro di se stesso. Le Regole con cui lo sport è praticato sono improntate al massimo rispetto degli altri giocatori, degli avversari, del campo dove si gioca, dell’ambiente. Una specifica etichetta stabilisce fairplay, norme di sicurezza, contegno in understatement, aspetti desueti e lontanissimi dalla caciara dei campi da calcio, ove ragazzini e adulti vengono invece istradati a mentire, simulare cadute, dare calci negli stinchi, spinte ( anche plateali testate alla Zidane), per ottenere rigori inesistenti e abbattere gli avversari. Tutto un altro mondo. Tanto che, nei paesi anglosassoni, la pratica del golf è un elemento di valutazione esiziale nei curricola professionali.

Il golf, è anche business. Si stima un giro d’affari mondiale di 70 miliardi di euro l’anno, un movimento turistico di 25 milioni di golfisti annui. Svezia, Danimarca, Inghilterra, Germania, Austria, Svizzera e altri Paesi del Nord Europa hanno milioni di golfisti e non hanno la fortuna di un territorio graziato dal sole e dal clima come l’Italia. Gli spagnoli, molto più furbi di noi, hanno seminato 30 campi da golf nella Costa del Sol, ribattezzata opportunamente Costa del Golf.

E noi? Noi ce la tiriamo. Il golf è roba da ricchi. Da osteggiare, da sbeffeggiare. Così nel nostro Sud sono pochissimi i campi da golf a 18 buche con adeguate infrastrutture di servizio turistico. Sir Rocco Forte, per costruire un campo da golf in Sicilia, ha dovuto penare per anni, tra difficoltà generate dal sistema pubblico e dal sistema del pizzo.

Andando avanti così, rischiamo di affossare una delle poche industrie che ci resteranno nel futuro, quella turistica di alto livello economico, considerato il depotenziamento, nel nostro Paese, dell’industria pesante.

La Ryder Cup. La competizione prende il nome dalla Coppa trofeo donata dall’inglese Samuel Ryder (1858 – 1936) alla federazione americana nel 1924. E’ nata come una sfida tra i migliori professionisti di golf degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Dal 1979, la sfida è tra professionisti USA e pro europei. Il torneo non ha montepremi, i pro giocano gratis: in palio c’è solo la coppa e l’onore della vittoria.
Aggiungo: è l’unica manifestazione sportiva dove l’Europa si presenta unita, con la stessa maglia, in una unica squadra, con un fortissimo senso di appartenenza. La Ryder Cup viene ospitata alternativamente nei due continenti: per l’Europa sono sempre stati scelti campi britannici, salvo l’edizione 1997, disputata in Spagna in onore del grande Severiano Ballesteros. Quella del 2018 si giocherà in Francia e quella del 2022, la si giocherà a Roma, al Marco Simone.

La Ryder Cup è la più importante manifestazione internazionale di golf. E’ il terzo evento sportivo al mondo per importanza (numero spettatori, audience mondiale tv, turismo e consumi ) dopo le Olimpiadi e i Campionati Mondiali di calcio.

A questo punto lascio la parola a Vittorio Sabadin, che su La Stampa del 9 febbraio scorso scrive “ Come perdere una vetrina e un business”: < Per quei politici che campano di populismo e demagogia è facile dire che non bisogna dare soldi ai golfisti. Non sono già tutti ricchi? Non passano il loro tempo cercando di far cadere una stupida pallina in una buca palesemente troppo piccola? Non praticano forse quello sport che essere scemi aiuta? Se ne sono dette e se ne sentiranno di tutti i colori, per negare il finanziamento ( Nota mia: si tratta in realtà di una fidejussione ) di 97 milioni di euro promesso per la Ryder Cup a Roma. E come sempre più spesso accade in Parlamento, nessuno si occuperà di dire le cose come davvero stanno. La Ryder Cup di golf è la terza manifestazione sportiva mondiale per importanza dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio, e ogni Paese europeo desidera ospitarla. Per ottenere quella del 2022, l’Italia ha battuto la concorrenza di altri sei candidati, compresa Francia e Germania. Il golf nel mondo è così popolare, e la Ryder Cup così spettacolare, che le riprese televisive raggiungono 630 milioni di case in 200 Paesi, con quasi due miliardi di spettatori e con un ritorno economico e di visibilità per la regione che la ospita impressionanti. Nessuno sa dell’esistenza di Chaska, nel Minnesota. È un piccolo centro dove è stata disputata la Ryder nel 2016. Dopo la premiazione, le autorità hanno fatto un po’ di conti. La manifestazione ha portato: 54,8 milioni di dollari in transizioni di affari; 9 milioni al settore alberghiero, con richieste per 43.000 pernottamenti; 5,2 milioni in incassi dal trasporto; 5 milioni di ricavo per i negozi; 5 milioni per l’intrattenimento; 11.000 posti di lavoro temporanei; 2,4 milioni in tasse per la città di Minneapolis; 3,9 milioni per lo stato del Minnesota; 4,8 milioni per il governo federale. Le gare sono state seguite dal vivo da 250.000 spettatori, arrivati da 41 Paesi diversi, pronti a pagare ogni giorno centinaia di dollari per entrare nel campo. I biglietti sono così richiesti che a volte vengono sorteggiati mesi prima.  Non bisogna credere che Chaska sia un caso isolato. Nel 2010 la Ryder disputata a Celtic Manor ha portato 82,4 milioni di sterline al Galles, una delle regioni più povere della Gran Bretagna. >

Isabella Ricevuto Ferrari

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento