giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Prodi sulla Ue: “Ok doppia velocità, ma senza chiusure”
Pubblicato il 17-03-2017


romano-prodiLe “cooperazioni rafforzate” possono servire a ridare slancio al progetto europeo ma solo se “si lascia aperta la porta a tutti gli altri Stati membri”. Così l’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi parlando questa mattina a Montecitorio nel corso del primo evento celebrativo per i 60 anni dei Trattati di Roma.

“Siamo di fronte alla crisi delle istituzioni europee. Dopo la crisi economica, siamo entrati in un periodo di stanchezza, il senso comunitario si è affievolito. Abbiamo bisogno di altre umiliazioni, di essere emarginati ancor di più per poter reagire? Ricordiamoci – ha detto prodi – che nessun Paese europeo può essere protagonista della nuova globalizzazione”.

Per Prodi le “elezioni olandesi hanno dimostrato che il popolo europeo è desideroso di stare insieme,quando arriva il momento del pericolo, al momento del rischio vota la saggezza e credo che gli altri due grandi appuntamenti elettorali di quest’anno daranno lo stesso risultato”.

Intervenendo nel dibatto sull’Europa a due velocità, l’ex presidente della Commissione Ue ha detto: “Non vogliamo un’Europa a più velocità con chiusure, ma un’Europa a più velocità che sia esperimento del nuovo, che con il suo successo rende possibile a tutti in un momento successivo di partecipare”. “Cammino – ha avvertito – che non sarà né breve, né facile”. E ancora: “Penso che quest’anno sarà un anno di attesa, è inutile che pensiamo di fare salti in avanti di fronte a due appuntamenti elettorali” come quello in Germania e Francia. Ma sono successi dei fatti nuovi: da un lato la Merkel ha dato vita a un progetto che avevamo già fatto, quello delle cooperazioni rafforzate. Dall’altro lato uscita la Gran Bretagna è cambiata radicalmente la situazione: l’unico Paese che ha l’arma nucleare e che ha diritto di veto all’Onu è rimasta la Francia mentre Trump ha
detto che gli europei devono provvedere per la difesa. Allora si è aperta la porta ad una cooperazione rafforzata in campo militare: unificando i comandi l’efficacia si moltiplica”.

“Nessun paese europeo può entrare da solo nella leadership mondiale, non lo può fare l’Italia, né la Francia e nemmeno la grande Germania”, ha spiegato Prodi sottolineando che “uniti siamo ancora la più grande potenza industriale del mondo e il più grande esportatore del mondo. Uniti abbiamo il più grande patrimonio scientifico potenziale
del mondo”. “Oggi i protagonisti del mondo sono sempre più Usa e Cina, le nuove reti che legano il mondo sono Gioogle, Apple, Ali Baba, Ebay e potrei continuare a lungo senza citare un nome europeo”.

E sulla doppia moneta ha detto che “l’ipotesi dei matti sono sempre possibili, possiamo immaginare anche quattro monete”. L’ipotesi di una doppia moneta in Italia è stata avanzata anche da Silvio Berlusconi. “Ma – ha aggiunto Prodi – se stiamo nel campo della razionalità non è possibile”

Boldrini-Renzi-scontroE sul fronte interno l’ex presidente del Consiglio ha “escluso il fatto di scendere in campo, per il resto ricordatevi che sono capace di tutto”. Infine interviene con una battuta sul centrosinistra: “In tempi di xylella si salva l’Ulivo eh…”.  “Adesso domina la xylella, che è
fastidiosa”, osserva Prodi che, a chi gli chiede chi rappresenti, oggi per il Pd, la xylella, replica: “Non l’hanno ancora scoperta la xylella, siamo nella stessa situazione…”.

Alla conferenza dei presidenti dei Parlameti Ue è intervenuta anche il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini che è stata sempre una paladina dell’unità. L’Europa rischia una divisione netta, non sul piano territoriale ma bensì sul punto di vista degli obiettivi. Il Vecchio Continente, dopo la seconda guerra mondiale, ha voluto una grande unione, con l’obiettivo di creare una Comunità europea forte e stabile. “Oggi più che mai, in questa sede, abbiamo anche il dovere – ha sottolineato Laura Boldrini – di interrogarci sulle ragioni per le quali il progetto europeista sta progressivamente perdendo la sua spinta propulsiva. Bisogna prendere atto – spiega – che, nonostante i traguardi raggiunti, l’Europa attuale non funziona. Sembra una macchina con il freno a mano tirato, costretta a procedere a velocità ridotta. Ne sono prova la disoccupazione e le diseguaglianze crescenti, così come l’incapacità di gestire in modo solidale i flussi migratori e di parlare con un’unica voce nelle numerose aree di conflitto ai nostri confini esterni”. Con queste parole, la Boldrini fa intendere di come sia prezioso il recupero di certi valori. Purtroppo negli ultimi anni, in  Europa è cresciuto in modo esponenziale un sentimento pericolosamente anti europeo. “Si tratta di problemi ai quali, per la loro scala globale, solo l’Unione potrebbe dare risposta. Nessun Paese europeo può affrontare da solo queste ed altri grandi sfide. Nel tempo che viviamo nessun Paese è un’isola. E’ dunque paradossale prospettare oggi, in piena globalizzazione, la disgregazione dell’Unione e il ritorno ad assetti istituzionali ottocenteschi. Senza una risposta comune il nostro continente è condannato ad una progressiva e pericolosa marginalizzazione. Chi ha a cuore l’Europa non può chiudere gli occhi su questi problemi sperando che la bufera passerà da sola. Perché la bufera passerà soltanto se sapremo riportare il sereno. Soltanto se sapremo dotare l’Unione di mezzi e forza necessari a rispondere alle aspettative. Occorre reagire, ponendo al centro il rinnovamento della nostra casa comune: l’Europa per prima, Europe first”, spiega il presidente della Camera. Intanto sul fronte Olanda, essa è convinta che alzare i toni in modo così radicale come ha fatto Wilders non paga, si va oltre qualsiasi rispetto, oltre qualsiasi accettabile provocazione. “I cittadini – conclude – comprendono che quelle non sono ricette che mirano alla soluzione dei problemi. Sono sollevata come europeista e come persona che crede in una società che rispetta i diritti di tutti. Spero di non assistere ancora a queste polemiche, perché distruggono ogni forma di rispetto”. Assistere ad una disgregazione europea significherebbe rinnegare pienamente i principi dei nostri padri fondatori.

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